Franceschini stati fotografiaChe voto si dà come Ministro? “6+” risponde divertito Dario Franceschini a Giovanni Minoli, nel corso di un’intervista in diretta sulla sua pagina Facebook. “Anzi, dai, 6 e mezzo” si corregge, poi, tra i sorrisi e gli applausi dei presenti in sala. Il Ministro dei Beni culturali gioca in casa, in un lungo botta e risposta con il giornalista dalla caffetteria del Castello Estense di Ferrara. Dalla cultura alla politica, un bilancio lungo 4 anni e tantissimi ovviamente i temi affrontati. Primo fra tutti il ruolo da Ministro, che a breve lascerà. “There is no better job” scherza Franceschini ricordando le parole di Barack Obama, quando andarono insieme in visita al Colosseo e il Presidente degli Stati Uniti rimase sbalordito. “Ho proprio voluto fare il Ministro dei Beni culturali” spiega. “Per troppi anni il settore è stato massacrato, reso marginale, considerato un Ministero di serie B. Per troppo tempo sono state tagliate le risorse. Oggi abbiamo riportato la cultura nel ruolo centrale”. Franceschini riconosce che “il pubblico ha fatto il suo dovere, sono cresciuti gli investimenti, adesso serve che si muovano i privati. La crescita che scopriremo presto sarà forte”.

“Per 4 anni si è finto un ministro tecnico, perché?” domanda Minoli. “Nessuna strategia” replica Franceschini. “Volevo fare questo lavoro e ho sempre pensato che se vuoi fare il Ministro in un settore come questo, in cui si allargano i confini della maggioranza, bisogna abbassare il proprio ruolo politico. Ho scelto di farlo consapevolmente e privilegiare il mio ruolo, devo dire che non ho fatto una gran fatica a farlo”.

I DOSSIER PIU’ COMPLICATI

Quali i nodi più complessi, in questi 4 anni? “Sicuramente l’aver cambiato il sistema museale. I musei erano uffici delle soprintendenze, tutte concentrate sulla tutela, ma scarse sulle competenze in materia di gestione e valorizzazione. Togliere i musei dal potere delle soprintendenze non è stata una cosa semplice”. Il museo, spiega il Ministro, “non è più solo una bella collezione che viene visitata da una persona colta. Oggi chi ci va vuole vivere un’esperienza, è parte di un turismo sempre più esperienziale. Siamo avanti sulla tutela, ma indietro decenni sulla valorizzazione. Il Louvre, ad esempio, fa tutela, ma anche attività didattica, scientifica e non si vergogna a vendere i gadget per fare cassa”.

I DIRETTORI DEI MUSEI

Un’altra partita molto complessa è stata sicuramente la nomina dei direttori stranieri. “Il tema – ammette Franceschini – dimostra arretratezza del nostro sistema. È stata portata avanti una polemica provinciale. Anche all’estero ci sono direttori musei stranieri, gli italiani nel mondo che curano musei sono tantissimi, ma lì a nessuno viene in mente di avanzare una polemica così idiota”.

MIBACT MINISTERO ECONOMICO PIU’ IMPORTANTE

Franceschini ricorda poi una sua frase a inizio mandato e dice: “Sembrava una battuta, ma investire in cultura in Italia, oltre a far bene, è anche un grande investimento economico e di crescita. L’immagine dell’Italia nel mondo è legata alla bellezza, ciò aiuta il Made in Italy. Se pensate che arrivavamo dalla frase ‘con la cultura non si mangia’ vi rendete conto dei passi in avanti fatti. Oggi, negli incontri internazionali, l’Italia è conosciuta come una superpotenza culturale”.

MERCATO E CULTURA

Per quanto riguarda ancora la questione economica, Franceschini dice che “non si possono spostare le regole del mercato sulla cultura. Se un museo aumenta spettatori, fai qualità e crescita economica. Tutela e valorizzazione stanno insieme, pubblico e privato non sono in contrasto”.

BAGARINAGGIO, FIRMATI OGGI DECRETI ATTUATIVI

Arriva anche una notizia: oggi il Ministro Padoan ha firmato i dcereti attuativi e quindi sono aumentate le sanzioni per chi fa bagarinaggio. “Il fenomeno riguarda grandi eventi, ma anche i musei, così come grandi attrattori come il Colosseo. Con le nuove norme sul ‘secondary ticketing’, abbiamo introdotto sanzioni forti e nuove efficaci modalità di controllo. Il decreto attuativo è stato firmato oggi e quindi entreranno in vigore”.

LA POLEMICA SUL MUSEO EGIZIO “TRITATA” IN CAMPAGNA ELETTORALE

Franceschini parla anche della polemica che ha riguardato Christian Greco, il direttore del Museo Egizio di Torino. “È stata una promozione tra le tante fatte per tipologie. Il pensiero del museo è deciso autonomamente, ma si parte dal concetto che la collezione viene da un paese arabo e quindi se chi parla una lingua araba lo porti a vedere una delle collezioni più importanti del mondo è positivo. La cosa stupefacente è tritare tutto questo in campagna elettorale. Greco è un direttore straordinario, è uno dei più bravi del mondo. Il Museo ha un successo strepitoso, il problema è che in questa campagna elettorale si usa tutto e questa polemica è stata tritata nel tema immigrazione o addirittura spostata su quello religioso”.

POMPEI, QUALE RICETTA?

Su Pompei Franceschini si illumina: “Sono stato nominato Ministro il venerdì, il sabato e la domenica successivi ci sono stati due crolli”. Ora Pompei “non è più sinonimo di crolli di scioperi. Merito di un bravo soprintendente preso dall’università e di due generali, perché la norma di legge nominò due generali dei carabinieri che hanno garantito efficienza e legalità. È una pagina di cui dovremmo essere orgogliosi”. Un problema è stato risolto anche perché “i musei, in Italia, sono stati dichiarati servizi pubblici essenziali. Quindi devi rispettare le regole per esercitare i tuoi legittimi diritti sindacali, in modo che non danneggino il pubblico. A Pompei sono aumentati i visitatori di 600 mila unità, il Commissario europeo in visita disse che il sito è un modello per la gestione di fondi comunitari”.

QUALE NAZIONE DOBBIAMO IMITARE?

“La Francia – dice il Ministro – è molto più avanti di noi, sia sulla valorizzazione museale che sulla promozione turistica, ma anche sul crowfunding e sulla filantropia. Nel corso del’ultimo bilaterale con Macron, una parte rilevante è stata dedicata al fatto però che la Francia sta prendendo da noi la card 18enni, la card giovani. Ora il progetto è quello di fare una card europea”.

Infine una battuta, stimolata da Minoli, sulle critiche ricevute da Sgarbi: “Mi farebbero molto effetto i consensi, non le critiche” ironizza Franceschini. “Sgarbi su alcune cose ha espresso anche pareri positivi sul mio operato, stasera vado sentirlo al Teatro comunale. È talmente bravo in quello che fa che sarebbe un delitto strapparlo all’arte per darlo alla politica”.

Alle battute finali Minoli incalza: “Quale museo è il meglio gestito al Mondo?”. “La Tate, il Moma o il Guggheneim” replica Franceschini, che poi si dà “6+, anzi 6,5” come voto per questi anni e parla, in chiusura, del suo immediato futuro: “Mi mancherà questo ruolo, ma bisogna anche avere il coraggio di smettere quando è ora”.

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