L’Italia si doti di strumenti capaci di trasformare le imprese culturali italiane e gli artisti da “specie protetta” in “nuovi protagonisti della società”. Bisogna quindi “uscire dalla logica di interventi sporadici e di breve periodo” che insistono sul “consumo di cultura” e passare a investimenti strutturali a favore della “produzione di cultura”. Questo l’obiettivo che si prefigge +Europa, la forza politica guidata da Emma Bonino e Benedetto Della Vedova, in vista delle elezioni del 4 marzo.

“Esiste – si legge nel programma – una tendenza consolidata a considerare la cultura come un “patrimonio” da conservare immutato, mentre i beni e le attività culturali e creative sono “vivi” e capaci di generare progresso sociale ed economico. Moltissimi Paesi europei stanno investendo nella cultura come strumento di coesione sociale, integrazione e sviluppo economico, mentre l’Italia è al penultimo posto nell’Unione europea per investimenti pubblici in cultura. Questo nonostante i dati dicano che il sistema produttivo culturale e creativo italiano – industrie culturali e creative, patrimonio storico artistico, performing art, arti visive, e i creative driven come design, editoria, moda, ristorazione – generi 90 miliardi di euro di giro d’affari, che corrisponde ad oltre il 6% del Pil”.

È necessario quindi “stimolare le imprese, profit e non profit, del comparto culturale e creativo a “fertilizzarsi” reciprocamente e offrire all’industria culturale opportunità in termini di investimenti, disponibilità di fondi per ricerca e innovazione, accesso al credito e a nuove forme di finanziamento. Bisogna uscire dalla logica di interventi sporadici e di breve periodo che insistono sul “consumo di cultura” e passare a investimenti strutturali a favore della “produzione di cultura”. Servono strumenti capaci di trasformare le imprese culturali italiane e gli artisti, da “specie protetta” in nuovi protagonisti della società.

Un capitolo centrale a questo proposito riguarda gli appalti pubblici per l’edilizia o le infrastrutture, che già oggi prevedono economie per abbellimenti e opere d’arte, per i quali, si legge, “devono essere messe a disposizione risorse capaci di attivare processi di innovazione sociale e culturale e di creazione di bellezza, così come sperimentazioni legate all’utilizzo delle nuove tecnologie da parte degli operatori culturali”.

“Dobbiamo investire sulla formazione a 360° (soft skill, contaminazione con altri settori e le altre culture) degli addetti all’industria culturale e creativa. È fondamentale accrescere le opportunità di espressione creativa nella scuola, aumentando la consapevolezza nei cittadini, a partire dai più giovani, sul ruolo sostanziale che la cultura ha per ciascuno di noi e per tutto il Paese. Infine, in aggiunta alle attuali agevolazioni (“Art Bonus”) l’Italia non ha ancora una legge che semplifichi e agevoli il mecenatismo culturale, per far sì che per gli italiani diventi motivo di orgoglio investire in cultura”.

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