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Gli inglesi – e gli irlandesi – si mettano l’anima in pace: causa Brexit, le città del Regno Unito che aspiravano a diventare Capitale europea della cultura nel 2023 sono escluse dalla corsa. A ribadirlo il commissario europeo per l’Istruzione, la Cultura, i Giovani e lo Sport, Tibor Navracsics, rispondendo a un’interrogazione delle europarlamentari Liadh Ní Riada e Martina Anderson. Lo stop dell’Ue era arrivato già a novembre scorso: la partecipazione del Regno Unito alla gara “non è più possibile” a causa della Brexit, aveva comunicato la Commissione europea al governo britannico spegnendo le speranze delle città in lizza, e cioè Nottingham, Dundee, Milton Keynes, Leeds e le irlandesi Belfast, Derry e Strabane. Proprio queste ultime tre città sono al centro dell’interrogazione delle due europarlamentari: “Ritiene la Commissione – chiedevano – che l’Irlanda del Nord sia un caso particolare e dovrebbe quindi essere autorizzata a continuare la competizione?”. E così la “grana” Irlanda del Nord – che per mesi ha scosso il governo britannico alle prese con i negoziati post Brexit – si ripercuote anche sulla questione Capitali della cultura.

NAVRACSICS: REGNO UNITO DIVENTERA’ UN PAESE TERZO

Dalla Commissione Ue, però, arriva un ulteriore niet: “Dal 29 marzo 2019 il Regno Unito diventerà un Paese terzo” ha chiosato Navracsics ribadendo che “una delle conseguenze” è proprio “l’inammissibilità alla competizione” per tutte le città del Regno Unito. Ma per Belfast, Derry e Strabane, forse, l’esclusione è più sofferta: al referendum del giugno 2016, l’Irlanda del Nord ha votato per rimanere nell’UE. Poco importa: decisione europea alla mano, il commissario chiarisce che “l’azione è rivolta solo agli Stati membri dell’Unione, ai Paesi candidati o potenziali candidati, o a quelli che fanno parte dell’Associazione per il libero commercio o dell’Area economica comune”. Regole da cui, conclude Navracsics, “la Commissione non può discostarsi”.

IMPATTO BREXIT

L’esclusione delle città britanniche dalla corsa per diventare Capitale europea della cultura nel 2023, continua così a infiammare il dibattito a Bruxelles. Subito dopo la decisione ufficiale di non ammettere il Regno Unito, nel novembre scorso, era stato lo scozzese Ian Hudghton a chiedere chiarimenti alla Commissione europea: nello specifico l’europarlamentare voleva sapere se il governo britannico fosse stato consultato in ogni fase del processo che poi portò alla decisione (per approfondimenti leggi: Capitale europea Cultura 2023: Gb esclusa causa Brexit, interrogazione a Commissione Ue). Anche in questo caso, secca la risposta di Navracsics: “La posizione dell’Ue è stata comunicata alle autorità del Regno Unito non appena presa e, in tutti i precedenti contatti con le autorità britanniche, la Commissione ha costantemente sottolineato il potenziale impatto della Brexit sulla competizione”. Le città in lizza, inoltre, avevano deciso di sfidare la sorte lanciando la candidatura a dicembre 2016, sei mesi dopo il referendum per la Brexit, “senza consultare la Commissione”, ricorda Navracsics sottolineando, infine, che “dall’avvio della competizione, le autorità del Regno Unito non hanno chiesto un parere attivo alla Commissione”.

Per approfondimenti:

Navracsics risponde alle europarlamentari Liadh Ní Riada e Martina Anderson

Navracsics risponde all’europarlamentare Ian Hudghton

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