elezioni 2018Nei giorni scorsi cinquanta tra artisti e intellettuali hanno firmato un appello affinché dopo le elezioni i partiti politici si diano come primo compito quello di “puntare sulla cultura” con l’obiettivo di restituire all’Italia “il suo ruolo di culla della cultura e della civiltà”, attingendo “anche alla competenza e all’energia delle migliori risorse del paese”. La squadra capitanata da Marina Valensise, fondatrice di Vale, ovvero ‘Valorizziamo aziende artisti lavoro esperienze’, denuncia come la cultura sia la “grande assente della campagna elettorale”, proprio quando servirebbe invece un “impegno a tutto campo per puntare sulla cultura” che è “il motore della crescita civile”. Un appello che ha creato non poco malumore in chi in questi anni, dentro e fuori il Parlamento, ha lavorato per far sì che la cultura tornasse al centro delle politiche pubbliche e del dibattito politico.

Silvia Costa, in un’intervista ad AgCult, coglie l’occasione del lancio del manifesto per tracciare un bilancio del ruolo svolto dall’Italia in questi quattro anni in Europa e dell’idea che gli altri Stati membri si sono fatti di noi in campo di policy culturali.

QUATTRO ANNI IN ITALIA E IN EUROPA

Politica esperta in Italia e nell’Unione, europarlamentare del Pd e già presidente della commissione Cultura al Parlamento di Strasburgo, Silvia Costa dice di condividere con i sottoscrittori del manifesto-appello “la delusione di quei cittadini più esigenti che avrebbero voluto assistere a dei confronti politici sui temi della cultura”. Un giudizio che la parlamentare condivide con riferimento ai dibattiti televisivi (assenti) ma che non si estende all’interesse dei cittadini e non vale per tutte le forze politiche allo stesso modo. “In questo mese – aggiunge – ho personalmente promosso iniziative soprattutto sulla cultura insieme a molti esponenti della società civile e candidati, anche perché il Pd ha al suo attivo risultati importanti e un programma serio e strutturato”.

Silvia Costa sostiene infatti con convinzione il lavoro fatto in Italia e in Europa dal suo partito. “In questi quattro anni – dice – sono state messe in sicurezza nel nostro Paese le politiche culturali in chiave legislativa, vedi la legge sullo spettacolo dal vivo, la legge sul cinema e l’audiovisivo, l’art bonus, il bonus cultura per i diciottenni e la riforma del ministero, tanto per fare degli esempi”. Ma in questi quattro anni i governi a guida Pd “si sono conquistati anche grande considerazione in Europa, non solo perché dopo il decennio berlusconiano si è reinvestito nella cultura e nel patrimonio culturale come driver per lo sviluppo e la coesione sociale ma anche perché questo approccio è stato posto con forza al tavolo europeo dei ministri della Cultura. Non è un caso infatti che proprio sotto la presidenza italiana, nel dicembre 2014, sia stata approvata l’agenda europea per la cultura 2015-2018, le cui quattro priorità sono state fortemente condivise con il Parlamento europeo. L’Italia è stata determinante insieme al Parlamento e ad altri Paesi come la Germania, la Francia, il Belgio, la Grecia e la Romania nel raggiungimento dell´obiettivo di un Anno europeo del patrimonio culturale”.

Un passaggio importante questo anche in vista “della costruzione della nuova Agenda culturale europea 2019-2021 e della prossima programmazione pluriennale 2021-2027. In questo contesto cultura ed educazione dovranno avere molte più risorse – spiega Silvia Costa -: Europa creativa dovrà passare dall’attuale 0,15% del budget dell´Unione ad almeno l’1% (un obiettivo che ho lanciato al Forum europeo della cultura di Milano) e il programma Erasmus dovrà decuplicare la sua dotazione attuale, come chiesto a gran voce dalla campagna Erasmusx10”.

“Ma abbiamo pure puntato sulle nuove competenze, anche digitali, in Europa. Tanto è vero che al summit europeo di Göteborg sul Pilastro sociale, abbiamo chiesto ai leader europei e ottenuto che fosse inserito un capitolo importante che non c’era: l´educazione e la cultura come precondizioni per l’Europa sociale”. E la politica culturale italiana, aggiunge l´eurodeputata, ha influenzato “anche le politiche di altri Stati membri. Un esempio su tutti: Emmanuel Macron propone l’inserimento nel sistema francese del bonus cultura per i diciottenni”.

I PROGRAMMI DEI PARTITI PER LA CULTURA

Tornando in Italia, Silvia Costa sottolinea come “l’unico programma che fa riferimento alla dimensione europea delle politiche culturali è quello del Partito Democratico, come quando si parla di itinerari culturali europei, quando si propone un Erasmus per la cultura, quando si dice di voler estendere il modello dell’Art Bonus in ambito europeo o quando si citano i caschi blu della cultura attivati per ora solo dall’Italia. Su questo punto ricordo non solo il nostro impegno in Parlamento europeo perché tutti gli Stati membri seguano questo esempio, ma anche che il governo italiano si è battuto pure in sede ONU, durante la sua presenza nel Consiglio di sicurezza come membro non permanente, affinché anche altri Paesi predispongano corpi specifici di tutela dei beni culturali. Ricordo a questo proposito che solo l’Italia vanta un corpo militare, nell’ambito dell’arma dei Carabinieri, da anni dedicato e specializzato nel contrasto al traffico di beni culturali”

L’Italia grazie ai governi di centro sinistra di questi anni, spiega Silvia Costa, è “più consapevole di altri che l’identità culturale di un Paese si concilia perfettamente con il dialogo e con la diversità culturale europea. Il che avviene costruendo valori comuni e facendo del patrimonio culturale europeo un ponte di comprensione e riconoscimento reciproco, ma anche una grande risorsa per la politica internazionale. Questa è la differenza che io leggo nei programmi dei partiti”. La dimensione europea del patrimonio culturale e il suo valore di bene, conclude l’europarlamentare, è “molto presente nel programma del Pd, molto meno (anzi per niente) negli altri programmi”.

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