Biblioteca partecipazione culturaleLa cultura in Italia è ‘un affare’ da donne o da uomini? La scorsa settimana l’Associazione Abaco ha chiamato a raccolta ai Musei Capitolini tutte le donne che lavorano per il patrimonio culturale italiano. La presidentessa dell’associazione e animatrice della giornata Virginia Rossini ha lamentato – ed è vero – l’assenza di dati statistici su quante siano le ‘lavoratrici’ impegnate nella cultura. Tuttavia, qualche dato, anche se non recentissimo, su donne e cultura (dal punto di vista però della fruizione) esiste. Alcuni li ha citati Silvia Costa nel suo intervento introduttivo. Ad esempio il numero di laureate in Italia che supera quello dei laureati maschi. Oppure quello sulla partecipazione ai concerti di musica classica, tanto per fare degli esempi. Ma qual è effettivamente il confronto tra uomini e donne in relazione alla fruizione culturale nel nostro Paese?

Per avere un’idea della situazione nel nostro Paese, AgCult ha raccolto e messo in ordine alcuni dati ricavati dall’Istat, Eurostat e dal Rapporto Federculture presentato lo scorso novembre. Le rilevazioni descrivono la partecipazione culturale della popolazione oltre i 6 anni nel corso del 2016. Il visitare musei, mostre, siti archeologici o monumenti, assistere a concerti di musica classica o di altro genere, a spettacoli teatrali, a proiezioni cinematografiche, ad eventi sportivi o frequentare luoghi di ballo ha coinvolto il 66,3 per cento della popolazione.

Nel 2016 continua ad aumentare la partecipazione culturale, come già negli ultimi due anni, raggiungendo quasi il livello massimo mai registrato nel periodo 1993-2016 quando si attestava intorno al 67 per cento. L’incremento ha coinvolto sia le donne sia gli uomini, ma in misura maggiore questi ultimi, soprattutto tra quanti hanno dichiarato di aver partecipato a più di un evento negli ultimi 12 mesi.

MUSEI, MOSTRE, SITI ARCHEOLOGICI E MONUMENTI

Nel 2016 il 31 per cento circa delle persone di 6 anni e più ha dichiarato di aver visitato un museo o di essersi recato ad una mostra negli ultimi 12 mesi; una quota inferiore (il 25 per cento circa) ha visitato un sito archeologico o un monumento. Sono i più giovani a usufruire del patrimonio museale e archeologico e a visitare le mostre. I ragazzi di 11-17 anni mostrano una particolare propensione alle visite a musei o mostre (oltre il 47 per cento) e i ragazzi di 18-19 anni alle visite a siti archeologici o monumenti (il 33,6 per cento).

In adolescenza e nell’età adulta le donne sono più interessate degli uomini a questo tipo di attività da svolgere nel tempo libero, in particolare nella fascia tra i 15 e i 24 anni, quando gli uomini che si recano ad un museo sono il 37,8 per cento contro il 45,8 delle donne e il 27 per cento contro il 33 visita un sito archeologico. Oltre i 65 anni il rapporto si rovescia: tra i 65-74enni, ad esempio, gli uomini che fruiscono di tali attività culturali sono il 27,7 per cento (musei e mostre) e 21,8 (monumenti) contro, rispettivamente, il 22,9 e il 18,0 per cento delle donne.

CONCERTI

In generale, le donne assistono ai concerti di musica classica più degli uomini, fatta eccezione per le bambine con meno di 11 anni, le 25-34enni e le più anziane. Per gli altri tipi di concerti la maggiore propensione femminile si evidenzia fino ai 54 anni di età, ad esclusione sempre delle 25-34enni.

TEATRO

Il teatro è l’unico tipo di offerta culturale, fra quelle considerate, rispetto alla quale la partecipazione femminile è più elevata di quella maschile (21,9 per cento delle donne contro il 18,1 per cento degli uomini) in tutte le fasce di età e, in particolare, tra le ragazze di 15-17 anni, presentando queste uno scarto di oltre 11 punti percentuali rispetto ai loro coetanei maschi.

CINEMA

Gli uomini vanno al cinema più delle donne (rispettivamente 53,9 e 50,7 per cento), anche se tale tendenza è influenzata dall’età. Le differenze di genere, infatti, si annullano nelle fasce di età di maggiore affluenza: tra i giovani di 15-19 anni le ragazze che si recano al cinema sono l’87,1 per cento contro l’82,6 per cento dei loro coetanei maschi.

SPETTACOLI SPORTIVI

La fruizione di questo intrattenimento nel tempo libero risulta essere una prerogativa degli uomini: la quota di maschi che si recano ad una manifestazione sportiva è, infatti, più del doppio di quella delle donne (37,0 per cento contro 16,4 per cento) e in tutte le classi di età (soprattutto tra i 20 e i 24 anni quando la differenza si attesta su oltre 29 punti percentuali).

LUOGHI DOVE BALLARE

Nonostante la generale minore propensione delle donne a recarsi in luoghi in cui si balla (gli uomini vi si recano nel 22,8 per cento dei casi e le donne il 18,3), queste risultano però più numerose se si considerano i giovani tra gli 11 e i 17 anni.

TELEVISIONE E RADIO

Le donne che guardano la tv sono di poco più numerose degli uomini (92,9 per cento contro il 91,4 degli uomini) in tutte le fasce di età eccezione fatta per le bambine di 3-5 anni, le 18-19enni e gli anziani di 75 anni e più. Contrariamente a quanto accade per gli intrattenimenti fuori casa, gli spettacoli televisivi vengono visti più dai residenti del Mezzogiorno che da quelli del Centro-nord: il 93,4 per cento della popolazione del Sud e delle Isole, contro il 91,2 per cento del Nord e il 92,6 per cento del Centro. Per quanto riguarda l’ascolto della radio le differenze generazionali, di genere e territoriali sono più marcate. In modo opposto a quanto accade per la televisione, i programmi radiofonici sono maggiormente seguiti dalle persone di età centrale (i radioascoltatori tra i 20 e i 54 anni sono il 65 per cento circa), dagli uomini (54,3 contro il 51,8 per cento delle donne) – anche se le ascoltatrici sono più degli ascoltatori fino ai 44 anni – e dai residenti nel Nord (56,3 per cento contro il 52,8 del Centro e il 48,8 del Mezzogiorno).

LETTURA DI LIBRI E DI QUOTIDIANI

I giornali sono letti più dagli uomini (il 48,8 per cento contro il 39,3 registrato tra le donne) e coinvolge maggiormente i residenti al Nord (il 52,9 del Nord-est e il 48,3 per cento del Nord-ovest contro il 45,4 per cento del Centro, il 33,6 del Sud e il 37,1 per cento delle Isole). Tra le regioni meridionali, però, la Sardegna costituisce un’eccezione: la quota di lettori di quotidiani raggiunge il 56,6 per cento, superando quella di molte regioni settentrionali tra cui, ad esempio, l’Emilia-Romagna (52,9 per cento).

Le persone che leggono i quotidiani cinque volte o più alla settimana sono il 35,4 per cento dei lettori (il 31,0 per cento delle lettrici e il 39,2 per cento dei lettori); gli anziani sono i più assidui: oltre il 40 per cento a partire dai 60 anni. Il 2016 si contraddistingue per una ripresa del calo di quanti si dedicano alla lettura dei giornali: meno 3 punti percentuali rispetto al 2015 quando la quota di lettori era pari al 47,1 per cento. Coloro che leggono frequentemente (5 volte e più alla settimana), però, rimangono perlopiù stabili, passando dal 36,3 al 35,4 per cento della popolazione di 6 anni più. La popolazione di 6 anni e più che, nel 2016, si è dedicata alla lettura di libri (per motivi non strettamente scolastici o professionali) nell’arco dell’ultimi 12 mesi è pari al 40,5 per cento. Sono i giovani tra gli 11 e 19 anni ad avere le quote di lettori più elevate: il 51,1 per cento degli 11-14enni, il 47,1 dei 15-17enni e il 48,2 per cento dei giovani di 18-19 anni.

Contrariamente a quanto accade per i quotidiani, la quota di lettori di libri diminuisce al crescere dell’età e le donne, in tutte le fasce di età, mostrano un interesse maggiore degli uomini per la lettura (il 47,1 per cento contro il 33,5 per cento dei maschi). Tra chi si dedica alla lettura, quasi la metà (il 45,1 per cento) legge al massimo 3 libri nell’anno – in particolare i giovani – mentre solo il 14,1 per cento legge più di un libro al mese. Tra i lettori forti si distinguono gli adulti dai 55 anni in poi (18,4 per cento) e le donne (15,0 per cento contro il 12,6 per cento dei maschi) di tutte le età.

LA NON PARTECIPAZIONE CULTURALE

In Italia, il 18,6 per cento della popolazione non svolge nessuna attività culturale, per quanto semplice e occasionale, dato pressoché invariato rispetto al 2015. A partire dai sessanta anni coloro che non partecipano superano il 20 per cento e aumentano decisamente al crescere dell’età. Le donne mostrano percentuali di non partecipazione totale maggiori rispetto agli uomini (il 21,5 per cento contro il 15,5 degli uomini); il massimo della non partecipazione si raggiunge dopo i 75 anni di età sia per le donne sia per gli uomini (49,7 per cento contro il 34,0 per cento degli uomini). Musei e mostre sono disertati dal 67,0 per cento degli italiani (e dal 77,7 per cento dei residenti nelle regioni del Sud). La disaffezione si diffonde a partire dai 20 anni, e se raggiunge il massimo fra gli ultrasettantacinquenni (86,9 per cento), siano essi donne o uomini. Quasi la metà degli italiani, il 54,7 per cento, nel 2016 non ha mai letto un quotidiano nell’arco di una settimana. I non lettori si concentrano fra gli abitanti del Sud (65,2 per cento), tra i bambini, gli adolescenti e i giovani fino a 19 anni. Le donne che non hanno mai aperto un quotidiano sono più degli uomini (59,4 contro 49,8 per cento).

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