“Sono molto lieto che la presidenza bulgara abbia proposto questa tematica, perchè la cultura contribuisce alla coesione sociale e rappresenta l’identità europea. Questo è importante per l’Unione europea e merita la dovuta considerazione anche alla luce della nuova agenda europea per la cultura”. Lo ha detto il commissario Ue alla Cultura, Tibor Navracsics, nel suo intervento nel corso della riunione informale dei ministri della Cultura dell’Ue che si è tenuta a Sofia, Bulgaria. “La cultura è uno strumento potente che rinforza l’identità europea e la coesione e può generare posti di lavoro e crescita economica. Le nostre riflessioni sulla futura agenda per la cultura si basano non solo sul sostegno all’industria e al settore culturale, ma anche sul quadro più grande d’insieme. La cultura è un pilastro centrale per le nostre società ed economie”.

La cultura, ha aggiunto, “deve essere inclusiva, tutti devono essere in grado di partecipare alla vita culturale, un mezzo anche per promuovere l’inclusione. Dobbiamo sostenere poi l’industria culturale e creativa come bene economico e sostenere anche le città e le regioni. Dobbiamo poi proteggere il patrimonio culturale come strumento di sviluppo socio-economico e a favore della pace. Tutti noi possiamo sfruttare al massimo la cultura per creare un’Europa più forte, più coesa e più importante a livello mondiale. Un’Europa in cui i cittadini si sentano davvero appartenere all’Europa”, ha concluso Navracsics.

Gli ha fatto eco Petra Kammerevert, presidente della commissione cultura del Parlamento europeo, secondo cui “la riunione di oggi è un segno tangibile del ruolo sempre più importante della cultura per l’Unione europea. A livello europeo è apparso illusorio – se non addirittura ingenuo – sperare che il progetto europeo possa, basandosi solo su fattori economici, creare una vera connettività, una vera coesione e una vera identificazione dei cittadini europei con l’Europa. Impossibile in questo modo creare un legame emotivo e lo abbiamo visto negli ultimi anni, anni di crisi: e non è un caso che si siano rafforzati i nazionalismi e i populismi in tutta Europa, con una tendenza alla disintegrazione. Ora dobbiamo reagire e riconoscere il ruolo di integrazione della cultura, un ruolo che la cultura merita di svolgere”.

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