BrexitLa Brexit fa paura soprattutto agli inglesi, a cominciare dal mondo della cultura e dell’educazione britannica. Un gruppo di lavoro della commissione Cultura del Parlamento europeo sta conducendo in queste settimane audizioni con il mondo culturale e creativo inglese nell’ambito dei negoziati post Brexit. E da questi incontri emerge con tutta la sua rilevanza il timore delle università, delle scuole e delle imprese culturali e creative d´Oltremanica di non poter più partecipare ai programmi europei come Europa Creativa o Erasmus+. Il problema principale per queste realtà non sarebbe tanto quello di dover rinunciare alle risorse economiche, seppur ingenti, quanto piuttosto l’impatto non economico dell’uscita dall’Unione: il venir meno cioè dei partenariati e degli scambi culturali con gli altri Stati membri.

IL NEGOZIATO POST-BREXIT

Nel negoziato in corso per regolare i rapporti dopo la fase transitoria che si attiverà formalmente il 29 marzo 2019 e dovrà in ogni caso concludersi entro il 31 dicembre 2020, il tema principale in ambito culturale è anche questo: come il Regno Unito potrà partecipare ai programmi culturali ed educativi dell´Ue se Londra non chiederà di rimanere nello Spazio economico europeo (che mette insieme gli Stati membri dell´Ue e anche Norvegia, Islanda e Liechtenstein e garantisce il rispetto delle libertà fondamentali), opzione finora smentita dalla premier Theresa May. Non è escluso che si possa arrivare addirittura ad attivare i visti artistici, uno strumento che l’Unione adotta con Paesi terzi (e non con quei Paesi importanti con cui i rapporti sono più stretti) e che, nel caso della Gran Bretagna, rappresenterebbe una misura estrema.

Ad oggi, di fatto, ci sono due modelli per partecipare, ad esempio, ad Europa Creativa, il programma pluriennale per la cultura e i media: da una parte il modello norvegese, che consente la partecipazione attraverso una diretta contribuzione finanziaria al fondo di Europa Creativa; dall´altra quello svizzero, che di fatto (a seguito del referendum anti-immigrazione della Confederazione elvetica) si fonda su accordi bilaterali fra istituzioni culturali.

“Per questo è bene che il mondo britannico della cultura e dell´educazione faccia sentire la propria voce al Governo e al Parlamento perché non si vada verso una hard Brexit, ma si valuti la possibilità di rimanere nello Spazio economico europeo”, commenta Silvia Costa, eurodeputata del PD e coordinatrice del Gruppo S&D nella commissione Cultura e Educazione del Parlamento europeo, a margine di un incontro con i rappresentanti del settore culturale e creativo del Regno Unito.

LE PRESSIONI SUL GOVERNO BRITANNICO

Per questa ragione, il governo inglese sta subendo forti pressioni da parte del settore delle arti e del cinema al fine di assicurare la continuità di partecipazione al programma Europa Creativa. Una pressione motivata sia dalla consistenza dei contributi al settore (sebbene questo aspetto potrebbe presumibilmente essere rimpiazzato dai fondi governativi inglesi), sia dal fatto che il suo principale mercato è proprio l’Unione europea. Degno di nota è che mentre il 14% della forza lavoro europea è attivo nel settore culturale e creativo, questa percentuale sale al 21% per la forza lavoro britannica.

A questo proposito, vale la pena segnalare che la Federazione britannica delle Industrie culturali e creative nel suo ‘Brexit Report’ richiama il governo di Londra a quantificare i benefici totali che arrivano alle industrie culturali e creative dai fondi Ue e a garantire che questo livello di finanziamento sia almeno eguagliato dopo la Brexit. La Federazione afferma poi in modo inequivocabile che “il governo dovrebbe fare in modo di mantenere la partecipazione a Europa Creativa”…“considerata la sua efficacia, in particolare per l’export culturale, per il Regno Unito come rete beneficiaria”.

Basta ricordare il ruolo importante e strategico del British Council, organismo pubblico ma con autonomia operativa, che con una sua sezione gestisce il Desk di Europa Creativa, mentre con altri segmenti partecipa in molti partenariati europei e internazionali.

I BENEFICI PER IL REGNO UNITO DAL PROGRAMMA EUROPA CREATIVA

Negli ultimi anni il programma Europa Creativa ha destinato risorse importanti alle imprese del Regno Unito. Quando gli attuali sottoprogrammi Cultura e Media erano ancora autonomi, il settore audiovisivo britannico ha ricevuto poco meno di 100 milioni di euro attraverso il programma Media. Circa 50 milioni hanno sostenuto direttamente le imprese inglesi, comprese le case di produzione, i distributori, i cinema, i corsi di formazione e i festival. Attraverso il programma Cultura, 273 organizzazioni inglesi sono state coinvolte in 344 progetti ricevendo circa 128 milioni di euro. Il numero delle realtà che hanno partecipato a progetti è cresciuto del 50% dall’inizio del programma nel 2007.

Nel corso dei primi due anni del nuovo programma Europa Creativa (2014-2015), sono state sostenute 230 imprese culturali e creative e compagnie audiovisive. Allo stesso modo è stata sostenuta la distribuzione di 84 film britannici in altri paesi europei con fondi che hanno totalizzato qualcosa meno di 40 milioni di euro (28,5 attraverso il sottoprogramma Media e 11,3 attraverso il sottoprogramma Cultura).

Leggi anche:

Brexit, Ue ribadisce: Capitale della Cultura 2023 non in UK (Irlanda del Nord compresa)

Capitale europea Cultura 2023: Gb esclusa causa Brexit, interrogazione a Commissione Ue

Euyo, Costa: stanziati 600mila euro l’anno fino al 2020 per dare continuità e tranquillità al progetto

Rispondi