camera aula elezioniLe elezioni di domenica 4 marzo hanno consegnato un Parlamento senza una maggioranza chiara, ma con due schieramenti ben definiti: il centrodestra e il Movimento 5 Stelle (che diventa anche il primo partito del Paese). Il Partito democratico invece perde un milione e mezzo di voti rispetto al 2013 e anche il primato come prima formazione nel Parlamento italiano e il segretario Matteo Renzi si dimette. In questo scenario AgCult ha voluto verificare come sono andati tutti quei candidati alle elezioni che nella passata legislatura (la XVII) sono stati membri delle Commissioni Cultura di Camera e Senato. Non tutti si sono ricandidati e molti sono passati da una Camera all’altra (soprattutto nel Pd). Alcuni hanno corso nei seggi uninominali, molti altri nei listini plurinominali. Tanti nomi eccellenti sono caduti (Dario Franceschini, che comunque entra al proporzionale, Vittorio Sgarbi e anche il ‘ministro ombra’ M5S Alberto Bonisoli) e molte sono state le conferme (Anna Ascani, Luigi Gallo, Renato Brunetta e Stefano Borghesi). Tante anche le esclusioni (Giulia Narduolo, Elena Ferrara, Umberto D’Ottavio). Molti altri ancora sono ancora in bilico in attesa del responso dei collegi proporzionali (Flavia Piccoli Nardelli, Roberto Rampi, Irene Manzi, Lorenza Bonaccorsi, Francesco Giro, Bruno Murgia). Sul fronte proporzionale, sia alla Camera che al Senato, il calcolo di assegnazione dei seggi è infatti molto complessa. Pertanto in questo caso ci siamo limitati a segnalare la posizione dei candidati nelle rispettive liste e il numero di voti che quelle liste hanno conseguito in quella circoscrizione (aspetto di per sé non vincolante ai fini dell’assegnazione dei seggi).

LEGGI LA LISTA DEGLI ELETTI AGGIORNATA

 

CAMERA

MOVIMENTO 5 STELLE – Luigi Gallo del Movimento 5 Stelle è il candidato che incassa il miglior risultato elettorale di tutti i deputati uscenti della Commissione Cultura della Camera. Con il suo 54% a Torre del Greco in Campania rifila oltre 30 punti all’avversario del centrodestra (Gianluca Cantalamessa) e 40 a quello del Pd (Teresa Armato). Stravince in Sicilia, nel collegio uninominale di Avola, Maria Marzana, segretaria della Commissione cultura della Camera dei deputati nella 17esima legislatura. La deputata uscente pentastellata ha guadagnato oltre il 52% dei consensi. Ottimo risultato anche per il deputato uscente Francesco D’Uva che vince nel collegio uninominale di Messina col 44 per cento. Entra alla Camera anche Simone Valente del Movimento 5 Stelle come capolista nel proporzionale in Liguria 2 dove il suo partito ha raccolto circa il 30% dei consensi dietro al centrodestra.

Resterà fuori invece con ogni probabilità la collega di partito e di commissione Chiara Di Benedetto penalizzata certamente dalla quarta posizione nel listino proporzionale in Sicilia. Proprio la Di Benedetto, subito dopo la formalizzazione delle liste, aveva espresso tutta la sua delusione per come esse erano state formate e in aperto contrasto aveva dichiarato di voler lasciare il Movimento. Entra alla Camera in quota proporzionale anche il membro cinquestelle nella passata legislatura della VII commissione Giuseppe Brescia. Ritorno assicurato alla Camera per il deputato romano uscente Gianluca Vacca. Capolista per il Movimento 5 stelle al proporzionale in Abruzzo, Vacca è forte del 41,68 per cento di voti incassati dal suo partito nel suo collegio.

Non entra in Parlamento neanche il ministro dei Beni culturali designato dal Movimento Alberto Bonisoli. Il candidato cinquestelle ottiene un deludente 13,80% e si posiziona al terzo posto nella corsa al collegio uninominale di Milano (area statistica 84). Vince il candidato del centrosinistra Bruno Tabacci con il 41,23% seguito da Cristina Rossello del centrodestra con il 37,03%.

CENTRODESTRA – Renato Brunetta stravince nel suo collegio di San Donà di Piave in Veneto sfiorando il 50 per cento dei consensi, il doppio di quelli raccolti dal suo inseguitore pentastellato. Dovrebbe essere tranquilla Nunzia De Girolamo che potrebbe entrare nella nuova Camera dei deputati grazie alla prima posizione nel listino proporzionale in Emilia Romagna (meno tranquilla sarebbe stata col secondo posto nell’altro listino proporzionale in cui era candidata, quello campano di Benevento e Avellino). Sorte incerta per il vicepresidente della Commissione Cultura del Senato Marco Marin di riuscire a entrare a Montecitorio. In seconda posizione nel listino proporzionale in Veneto, Marin può contare sull’11% preso da Forza Italia e sul fatto che la capolista del suo partito in Veneto 2 (03), Lorena Milanato, ha vinto il seggio uninominale ad Abano Terme, lo stesso collegio che ha decretato l’uscita dal Parlamento di Giulia Narduolo del Pd. Seggio probabile per il senatore uscente Cosimo Sibilia in Campania. Con il 18% dei consensi Forza Italia potrebbe contare su uno dei sei seggi disponibili nel proporzionale.

Difficile per il candidato di Fratelli d’Italia Bruno Murgia entrare in Parlamento per il suo secondo mandato. Il deputato di Nuoro perde infatti il confronto nella sua città con la grillina Mara Lapia e, attende, un improbabile ripescaggio attraverso la prima posizione nel listino del suo partito in Sardegna.

Molto in bilico anche Eugenia Roccella dell’Udc che ha perso lo scontro al maggioritario con il democratico Gianluca Benamati e la cui prima posizione nel listino proporzionale del suo partito nel Lazio e in Emilia Romagna non le garantisce l’entrata in Parlamento. Quasi impossibile che il vicepresidente uscente della Commissione al Senato Franco Conte riesca a tornare in Parlamento. Candidato alla Camera con l’Udc, l’ex senatore può contare su un esiguo 0,69% di consensi incassato dal suo partito nel collegio Veneto 1 (01).

Non entra infine alla Camera l’ex senatore Udc della commissione Cultura Gabriele Esposito, sostenuto da Casapound. Esposito è stato sconfitto nel collegio uninominale di Acerra, lo stesso collegio che ha visto stravincere Luigi Di Maio con il 63,41 per cento, quasi 23 punti percentuali in più di Vittorio Sgarbi, candidato in pectore del centrodestra al Ministero dei Beni culturali.

CENTROSINISTRA – Uno dei grandi sconfitti nelle sfide maggioritarie di questa tornata elettorale è certamente il Ministro uscente dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini che, nella sua Ferrara, sfiora appena il 30 per cento dei voti lasciando il seggio uninominale alla candidata del centrodestra Maura Tomasi. Franceschini era comunque candidato come capolista nel collegio plurinominale Emilia Romagna 1 e farà pertanto parte del nuovo Parlamento. Nel Partito Democratico alla Camera sono tante le mancate ricandidature di deputati assegnati alla Commissione Cultura, alcune anche importanti. Un piccolo gruppo poi è stato ‘spostato’ al Senato (Rampi, Manzi, Pes, Malpezzi).

Tra quelli rimasti in gara per uno scranno alla Camera dei deputati, riesce ad entrare grazie al 25 per cento conquistato dal Pd in Umbria la responsabile Cultura democrat Anna Ascani. La deputata uscente è infatti capolista del listino proporzionale, condizione che le garantisce il ritorno a Montecitorio nonostante la vittoria del centrodestra nella sua regione. Ottime possibilità poi di rientrare in Parlamento per la presidente della Commissione Cultura uscente Flavia Piccoli Nardelli. Candidata nel listino proporzionale del collegio di Lazio 1 alla terza posizione, guadagna uno scalino con l’elezione al collegio uninominale del Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia che guidava la lista plurinominale. Il Pd incassa infatti il 22,5% dei voti dietro il 28 del Movimento 5 Stelle e potrebbe consentire l’elezione di due deputati in quel collegio: Luciano Nobili e, appunto, Piccoli Nardelli. Entra alla Camera anche il vicepresidente uscente del Senato Rosa Maria Di Giorgi vincendo, con il 43% dei voti, nel collegio uninominale di Firenze Scandicci distanziando di quasi 20 punti percentuali la candidata del centrodestra.

Filippo Crimì, deputato uscente, con la sua seconda posizione nel listino proporzionale in Veneto 2 ha qualche possibilità di ritornare a Montecitorio. Nella stessa situazione dovrebbe essere Lorenza Bonaccorsi che perde il confronto nell’uninominale a Castel Giubileo a Roma posizionandosi terza col suo 25% dietro Annagrazia Calabria (34%) e Riccardo De Angelis (31,75%). Il Pd è però il secondo partito con il 20,5% e potrebbe aggiudicarsi due dei sei seggi proporzionali disponibili in quel collegio.

Esce invece dal Parlamento Umberto D’Ottavio primo firmatario della legge che ha istituito l’inno di Mameli come inno d’Italia nella passata legislatura. D’Ottavio è infatti arrivato terzo (dopo 5 Stelle e centrodestra) nella corsa al seggio uninominale di Collegno, in Piemonte. Non ce la fa nell’impresa neanche la giovane deputata uscente Giulia Narduolo, sconfitta nello scontro diretto ad Abano Terme con Lorena Milanato (centrodestra) e la grillina Francesca Betto. Messa male anche Camilla Sgambato con la sua seconda posizione nella lista proporzionale che, nel collegio di Salerno dove il Pd ha di poco superato il 10%, le renderà molto difficile il ritorno alla Camera. Sconfitta con il 13 per cento dei voti, Liliana Ventricelli (che non ha il paracadute del proporzionale) non riesce a conquistare il collegio maggioritario di Altamura in Puglia, vinto dai Cinquestelle col 48%.

Il candidato della lista Lorenzin, Guido Viceconte, già membro della Commissione Cultura del Senato nella 17esima legislatura non ce la fa a conquistare il seggio uninominale di Potenza collocandosi in terza posizione dopo Cinque Stelle e centrodestra.

LIBERI E UGUALI – Molto deboli le posizioni dei candidati alla Camera di Liberi e Uguali. La performance deludente del partito non lascia ben sperare Giancarlo Giordano vicepresidente della Commissione Cultura di Montecitorio capolista in Campania. Lo stesso si può dire per Annalisa Pannarale capolista Puglia proporzionale Liberi e Uguali. Qualche possibilità in più ce l’ha Arturo Scotto capolista in Campania 1 al proporzionale per il partito di Pietro Grasso. Fuori da Montecitorio, con tutta probabilità, anche Miguel Gotor. L’ex senatore è infatti in terza posizione nel listino plurinominale in Lazio 1 – 01 dove il suo partito ha preso il 4,38%. In ogni caso il suo destino è subordinato da cosa decideranno in caso di elezioni i colleghi di partito Roberto Speranza e Anna Falcone.

SENATO

MOVIMENTO 5 STELLE – Fallisce l’obiettivo nella corsa del collegio uninominale con Pierferdinando Casini, ma porterà a casa la riconferma al Senato grazie alla prima posizione nel listino proporzionale del Movimento 5 Stelle: Michela Montevecchi, senatrice molto presente in ambito culturale nella passata legislatura, arriva infatti terza nel maggioritario con il 25% dei voti e cede il passo al candidato del Pd Casini e a quello del centrodestra Elisabetta Brunelli. “Sono felice del risultato ottenuto sia a livello nazionale sia nella mia regione dove il M5S è la prima forza politica. Le persone hanno scelto un progetto e hanno scelto di partecipare. Questa è la cosa più bella”, ha dichiarato in serata ad AgCult la senatrice Montevecchi.

CENTRODESTRA – Entra al Senato vincendo nel collegio uninominale di Lumezzane in Lombardia il leghista, e membro della Commissione Cultura della Camera nella passata legislatura, Stefano Borghesi con 36 punti percentuali di distacco sull’avversario del centrosinistra. Eletto con il 49% dei voti nel collegio uninominale di Pavia, anche il leghista Gian Marco Centinaio entra di nuovo al Senato.

Incerta la sorte di Francesco Maria Giro, ex sottosegretario ai Beni culturali col ministro Sandro Bondi e senatore uscente è in seconda posizione nel listino proporzionale di Forza Italia nel collegio Lazio 01. Molto dipenderà se e in quale collegio sarà eletta la sua collega di partito Anna Maria Bernini.

Impossibile entrare al Senato per Pietro Liuzzi dell’Udc. Per lui solo la quarta posizione nel listino plurinominale del partito in Puglia dove ha raccolto appena il 3,8%.

CENTROSINISTRA – Dovrebbe rientrare grazie alla seconda posizione nel listino proporzionale al Senato di Toscana 01 il presidente uscente della Commissione cultura di Palazzo Madama Andrea Marcucci dopo aver raggiunto un deludente terzo posto (con il 26%) a quasi 13 punti di distacco dal candidato del centrodestra e 10 da quello dei Cinque Stelle.

Vince invece la sfida uninominale per il Senato a Reggio Emilia Vanna Iori componente della VII commissione della Camera nella 17esima legislatura. Iori si sposta quindi da Montecitorio a Palazzo Madama. Finisce al Senato anche Simona Flavia Malpezzi che perde il confronto uninominale a Cologno Monzese, ma dovrebbe riuscire ad entrare grazie alla prima posizione nel listino proporzionale in Lombardia. La neo senatrice potrebbe aprire le porte della Camera Alta anche a Roberto Rampi che dalla terza posizione nella lista plurinominale Pd in Lombardia 05 salirebbe in seconda posizione. Corsa tutta in salita (e molto complicata) invece per l’ex deputata di Macerata Irene Manzi. Tra le più attive e impegnate parlamentari Pd della scorsa legislatura, la Manzi è in una situazione molto scomoda: la seconda posizione nel listino proporzionale nelle Marche che assegna in tutto 5 senatori. Il Pd è il secondo partito con il 22% dei consensi, ma con il Movimento 5 Stelle al 35% e la Lega al 17,6%.

Assai improbabile che Caterina Pes riesca a entrare al Senato con la sua seconda posizione nel listino proporzionale in Sardegna. Il 17% incassato dal Pd non consentirà all’ex deputata democratica di rientrare nella compagine dem a Palazzo Madama. Difficile anche la corsa di Francesca Puglisi, senatrice che può disporre solo di una quarta posizione nel listino plurinominale in Emilia Romagna 01.

Lascia invece il Senato Elena Ferrara, una delle senatrici Pd più attive in commissione Cultura a Palazzo Madama nella passata legislatura. La Ferrara perde infatti la corsa al collegio uninominale di Novara, cedendo il passo a Gaetano Nastri del centrodestra (anche lui firmatario nella scorsa legislatura di una pdl per “ufficializzare” l’Inno di Mameli).

LIBERI E UGUALI – Remote possibilità di elezione per la senatrice Alessia Petraglia che, pur sconfitta nel maggioritario a Firenze contro Matteo Renzi, è capolista nel collegio Toscana 1 – 01 per il suo partito che ha incassato il 4,76%. Pressoché senza appello invece la situazione del senatore uscente Fabrizio Bocchino. In terza posizione in Sicilia nel listino proporzionale del suo partito, Bocchino può contare sul 3,3% conseguito dalla formazione di sinistra: un bottino troppo scarso per ambire a uno scranno al Senato, tanto più dopo il fallimento del leader Pietro Grasso nell’uninominale a Palermo e di Maria Leonarda Maggio a Marsala (che lo precede nella lista plurinominale).

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