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E’ stato presentato il 6 marzo a Bruxelles, nell’ambito del Forum europeo della Protezione civile, lo studio “Safeguarding Cultural Heritage from Natural and Man-Made Disasters”, una mappatura delle strategie e degli strumenti per la gestione del rischio per il patrimonio culturale. “Un lavoro molto intenso di informazione e raccomandazione”, lo definisce Erminia Sciacchitano, della DG per l’Educazione e la Cultura della Commissione europea, che ha moderato il panel del Forum dedicato al patrimonio culturale. “Un paio di anni fa il Consiglio ha chiesto alla Commissione europea di dedicare un gruppo di riflessione alla gestione del rischio per il patrimonio culturale – ricorda Sciacchitano -. È stato commissionato questo studio che per noi è molto importante perché è la prima analisi esaustiva dei meccanismi esistenti nei 28 stati membri dell’Unione europea su come viene gestito il rischio per il patrimonio culturale”.

RACCOMANDAZIONI E BUONE PRASSI

“Gli obiettivi dello studio – spiega Alessandra Bonazza, del Gruppo di ricerca ‘Rischi naturali, ambientali e antropici del patrimonio culturale’ dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR – sono fornire una panoramica di informazioni sulla valutazione e sulla prevenzione del rischio per salvaguardare il nostro patrimonio dagli effetti dei disastri naturali e dalle minacce dell’azione umana; utilizzare i risultati per presentare delle raccomandazioni, considerando anche le lezioni apprese in passato; contribuire allo sviluppo di buone prassi nelle strategie di riduzione del rischio messe in campo dai Paesi membri”. Partendo da fattori di rischio ben precisi quali cambiamenti climatici, inquinamento, inondazioni, valanghe, terremoti, eruzioni vulcaniche, incendi e conflitti armati, sono stati stabiliti dei criteri di ricerca. “Abbiamo deciso di concentrare l’attenzione sull’aspetto tangibile del patrimonio culturale: siti archeologici, culturali e monumentali sottoposti a diverse minacce – dice Bonazza -, abbiamo valutato cosa è stato fatto in termini di ricerca e l’impatto dei disastri sul patrimonio culturale”. Le strategie dei Paesi membri sono state mappate attraverso “indagini online, interviste a esperti del settore e a decisori politici a livello internazionale, nazionale e locale che hanno una responsabilità decisionale – continua la ricercatrice del Cnr – e i risultati sono stati utilizzati per formulare raccomandazioni”.

LE PRIORITA’

Partendo dalle carenze individuate (mancanza di coordinamento tra le autorità coinvolte nelle politiche della gestione del rischio; non allineamento nella catena delle responsabilità dalle decisioni politiche all’applicazione della pratica; mancanza di misure di protezione nelle strategie di gestione del rischio) sono state sviluppate raccomandazioni generali e specifiche per rispondere alle catastrofi. Diverse le priorità emerse dallo studio: comprendere il rischio delle catastrofi, sensibilizzando i cittadini e gli attori coinvolti, e sostenendo progetti mirati; rafforzare la governance della gestione del rischio (“Raccomandiamo la collaborazione tra le autorità competenti per sostenere anche la raccolta della documentazione sugli aspetti strutturali degli edifici” sottolinea Bonazza); investire nella riduzione dei rischi per la resilienza stabilendo delle priorità e formando gli specialisti; aumentare la preparazione nei confronti dei disastri utilizzando standard europei e l’applicazione dei servizi satellitari per valutare l’impatto delle catastrofi sul patrimonio. “E’ importante che ci sia più cooperazione tra le autorità e che ci sia un efficiente flusso di comunicazione – conclude Bonazza -; è necessario inoltre elaborare un sistema di pre-allerta di possibili disastri e delle mappe locali per il patrimonio culturale a rischio”.

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