Zanardi Landi Putin AquileiaAttraverso l’arte e la cultura riusciamo a portare idee, concezioni del mondo e sensibilità che rappresentano un patrimonio importante. Un patrimonio non di un governo, ma di una nazione che costituisce un messaggio molto più definito visto dall’estero che visto dall’Italia. Antonio Zanardi Landi, ambasciatore a Belgrado, Mosca e presso la Santa Sede nonché consigliere diplomatico al Quirinale, è convinto dell’importanza che la cultura può ricoprire nelle relazioni tra Stati e della leadership che in questo contesto può svolgere il nostro Paese. Una convinzione che l’ex ambasciatore ha portato con sé nel ruolo di presidente della Fondazione Aquileia. “Ho fatto il capo missione per molti anni a Belgrado, Mosca e presso la Santa sede e ho sempre cercato di lavorare con l’arte e la cultura, un bene di cui l’Italia è particolarmente ricca”, spiega ad AgCult.

Conversando a margine della presentazione della mostra “Tesori e imperatori. Lo splendore della Serbia romana” presentata a Roma nella sede del Mibact, Zanardi Landi racconta come nella sua vita da diplomatico abbia sempre “avuto l’appoggio di ministri dei Beni culturali generosi e con una visione lunga. In tre anni a Mosca – ricorda – siamo passati da 300mila a 900mila visti risvegliando in qualche modo l’interesse del pubblico nei confronti del nostro patrimonio artistico. Questo è un argomento cui tengo molto”.

L’ESPERIENZA ALLA FONDAZIONE AQUILEIA

Alla Fondazione Aquileia, aggiunge, “non posso non cercare di replicare le esperienze positive del passato. Io credo molto nella potenza di questo tipo di politica estera culturale: si tratta di manifestazioni che in fondo costano relativamente poco rispetto all’effetto che hanno”. La mostra di Palmira, ad esempio, “ci ha dato quattro volumi di ritagli di stampa, dalla Russia al Messico”.

Una marcia in più che consente anche di esportare valori e sensibilità italiane nel mondo. “Approfittando in maniera forse parassitica, in un certo modo, dell’importanza del messaggio contenuto negli oggetti di arte, si riesce a utilizzare questo propulsore per portare delle idee e delle concezioni del mondo, delle sensibilità che sono un patrimonio importante. Un patrimonio non di un governo, ma di una nazione che costituisce un messaggio molto più definito visto dall’estero che visto dall’interno dell’Italia. Il che oltretutto consente all’Italia di avere un ruolo che a volte ci sorprende piacevolmente”.

NUOVE INIZIATIVE ALL’ORIZZONTE

IRAQ – Nel solco dell’apertura all’esterno, la Fondazione pensa ad altre iniziative che sono però ancora in fase di studio. “Ci piacerebbe realizzare una mostra con pezzi archeologici provenienti dall’Iraq”, ragiona il presidente della Fondazione. Un’iniziativa da inserire nell’ambito del programma ‘Archeologia ferita’ che vuole portare ad Aquileia pezzi da siti e musei devastati dal terrorismo fondamentalista o da distruzioni belliche recenti. “L’Iraq – prosegue – è stato uno dei Paesi più colpiti da questo punto di vista e l’Italia ha avuto un ruolo importantissimo nel restauro e nella ricostruzione delle collezioni. L’Istituto Centrale del Restauro ha fatto delle missioni di anni per il restauro dei beni danneggiati”.

IMPERO AUSTRIACO – Ma questa non è l’unica novità in vista. “Un’altra idea un po’ nuova e che ancora mi piacerebbe approfondire è il ruolo che l’impero Austriaco ha avuto nella scoperta e negli scavi ad Aquileia, città che faceva parte del territorio imperiale austriaco. Al museo di Vienna ci sono delle opere aquileiesi importanti. Mi piacerebbe portare – conclude – dei pezzi aquileiesi dai musei di Vienna ad Aquileia e viceversa”.

Leggi anche:

Mostre, ad Aquileia 600 anni di storia tra Roma e la Serbia

Friuli Venezia Giulia, Serracchiani: numeri del turismo testimoniano il grande lavoro fatto

Rispondi