Palermo Costa Pistoletto“Palermo capitale della cultura ha ritrovato la sua dimensione mediterranea riscoprendo una vocazione profetica, mettendola a fondamento del suo progetto e diventando anche in questi giorni un laboratorio di dialogo tra le culture: non è uno slogan, ma una scelta e un programma per la storia stessa della Sicilia”. Silvia Costa riserva parole alte e impegnative per la capitale italiana della cultura 2018 in occasione della settimana di manifestazioni “Palermo, laboratorio del dialogo tra le culture“, alla presenza anche della rete Festa della Musica che si svolgerà il 21 giugno in tutta Europa.

Una conferenza che ha accompagnato la cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria a Michelangelo Pistoletto, artista di Biella che ha affidato alla città di Palermo la sua opera “Love Difference”. Si tratta di un tavolo a specchio che raffigura il Mediterraneo con intorno 27 sedute (18 sedie, 2 pouf e 3 tappeti di diversi materiali) a raffigurare i 23 Paesi del Mediterraneo, un tavolo d’arte “liquido” in cui si specchiano e rispecchiano i problemi della società globale e che costituisce cifra fondante dell’espressione artistica del Pistoletto. Alla giornata hanno partecipato anche i consiglieri del Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, Cristina Loglio (Anno europeo del patrimonio culturale) e Paolo Masini (Festa della musica e Migrarti).

LA VOCAZIONE DI PALERMO

Conversando con AgCult a margine dell’iniziativa, la coordinatrice del gruppo S&D in commissione Cultura al Parlamento europeo evidenzia come il progetto Love difference sia “una risposta alla sfida che attraversa l’Italia e l’Europa dove viene messo in discussione proprio il pilastro ‘uniti nella diversità’ (il motto dell’Europa, ndr), dove differenza diventa chiusura e nazionalismo e motivo di divisione nel timore che unità significhi omologazione e non comunità”.

MEDITERRANEO COME IL LAGO DI TIBERIADE

Nel suo intervento, in cui ha ringraziato sia il sindaco Leoluca Orlando sia il suo assessore alla Cultura Andrea Cusumano, Silvia Costa aveva richiamato “la simbolicità di Palermo” riallacciandosi “al discorso di apertura del primo colloquio sul mediterraneo a Firenze nel 1958 di La Pira”. Allora, ricordava Costa, La Pira “definì il Mediterraneo il nostro lago di Tiberiade e individuava tre elementi incorruttibili della civiltà di cui siamo portatori in Europa, Asia e Africa: la concezione trascendente, la componente metafisica e la componente giuridica e politica”. Qui, secondo l’eurodeputata, “si colloca geograficamente e simbolicamente il Progetto di Palermo capitale italiana della cultura, nella cornice dell’anno Europeo del patrimonio culturale”.

LA RISPOSTA ALLA XENOFOBIA: COSTRUIRE PONTI CULTURALI

La forza di Palermo 2018 e di un anno dedicato al patrimonio culturale, materiale e immateriale, hanno origine e vocazione chiare: “Dare una risposta culturale allo scontro politico internazionale tra culture che vede posizioni estremiste e xenofobe nel mediterraneo danubiano”. Come pure “ricostruire ponti in risposta alla grave destabilizzazione dell’area mediterranea che ha acutizzato il fenomeno delle migrazioni verso l’Europa e i paesi occidentali e ad un Mediterraneo che da lago di Tiberiade dello scambio e della bellezza è diventato la tomba di disperati, teatro di guerra”.

IL PROGETTO DI PALERMO

Il Progetto di Palermo capitale italiana della cultura, sottolinea l’europarlamentare, ha scelto “un metodo di corresponsabilità invitando ogni comunità ad aggregarsi, ad esprimersi nella consulta delle culture, a contribuire a rendere la città migliore, vivibile, non violenta. Ne è espressione la Carta di Palermo, che afferma il diritto delle persone al movimento per fuggire dal pericolo e anche perseguire condizioni di vita migliori”.

L’ESEMPIO DELLA ZISA

Silvia Costa non può fare a meno poi di ricordare l’enorme patrimonio culturale di Palermo: “Gli itinerari arabo-normanni e gli altri siti Unesco, ma anche i cantieri culturali alla Zisa, il porto antico, il Teatro Massimo tornato salotto della città e i pupi di Cuticchio e di Pasqualino, gli sfincioni e crostini di milza della Focacceria San Francesco, le vie con i nomi in italiano, ebraico e arabo, lo Spazio riconquistato. Ecco, tutto questo restituisce alla città il suo Animus loci, senza alcun connotato divisivo ma al contrario attraendo visitatori e nuovi cittadini”. E la Costa si sofferma proprio sul caso della Zisa perché rappresenta “una particolarità unica”: questa significativa area della città recuperata e articolata in spazi ricavati da capannoni abbandonati, un vero grande hub culturale, spiega, “fa convivere diversi soggetti istituzionali, soggetti privati e imprenditoriali in uno spazio della città dedicato e riqualificato attraverso una Fondazione di partecipazione tra i soggetti affidatari, costituita da poco, una nuova soluzione di management partecipativo”.

PIÙ CULTURA IN EUROPA, ANCHE I SINDACI SI FACCIANO SENTIRE

Silvia Costa coglie l’occasione anche per rivolgere un invito attraverso Orlando affinché “i sindaci, in questa fase politica difficile in Italia e alla vigilia della nuova programmazione finanziaria europea, attraverso il comitato delle regioni e delle autorità locali dove sono rappresentati si facciano sentire per chiedere che la cultura sia presente e con maggiori risorse in tutte le policy europee”.

La crisi mondiale del 2008-13, infatti, ha visto privilegiare la dimensione economico finanziaria in Europa penalizzando cultura e sociale. E’ per questo, aggiunge la Costa, che “abbiamo voluto un grande rilancio in Europa delle politiche culturali su cui anche oggi siamo impegnati per la prossima programmazione 20-27”. Da qui nasce un Anno europeo dedicato al patrimonio culturale 2018, “per segnare una contro-narrazione dell’Europa contro una visione economicistica e riduttiva dell’Unione, perché senza la dimensione culturale non c’è politica di sviluppo, di investimento nelle risorse umane, di politica internazionale di pace”.

L’ANNO EUROPEO DELLA CULTURA: LE INIZIATIVE

La cultura ha un grande ruolo in tutto ciò e, assicura Silvia Costa, “quest’Anno europeo 2018 del patrimonio culturale intende ‘farlo parlare’, perché esprima il suo senso e ci aiuti a vivere il presente e le sue sfide grazie alla forza di una radice solida e di millenni di dialogo, scambio e collaborazione”. Un anno europeo ricco di iniziative. Ricorda la Costa: “In questo Anno europeo, sono state individuate dieci tematiche che si snoderanno in luoghi simbolici europei e italiani che colgono la relazione tra cultura e sviluppo ma anche le sfide al patrimonio”.

Si riferisce in particolare “all’accessibilità delle città ad ogni forma di handicap, declinato per noi in accessibilità dei siti archeologici e culturali, dai musei ai teatri. Oppure Heritage at school, come tema di quest’anno di e-twinning, con premio finale il 6 e 7 dicembre a Vienna. Valuing Erasmus + projects, collegati al patrimonio culturale e con premio ad hoc. Patrimonio in transizione, sulle rigenerazione urbane e il riuso ripensato dei siti, al quale anche il Vaticano sta dando un grande contributo. Gli standard nella qualità del restauro, con convegno finale a Venezia a fine novembre. Patrimonio a rischio per cause naturali o determinate dall’uomo, linea europea a cui il Mibact contribuisce con il seminario di Macerata il prossimo 23 e 24 aprile. Le competenze collegate al patrimonio”.

O ancora “le Giornate europee del patrimonio. E poi le campane che suoneranno il 21 settembre, Ode2Joy promosso da Placido Domingo. E il grande convegno a Berlino, il 18-24 giugno, promosso da Europa Nostra. Sono circa 8.000 gli eventi già parte del calendario europeo, inclusi gli eventi dei 28 paesi, dove l’Italia sta dimostrando grande risposta, 340 domande di Label inviate e circa 270 accolte. Questo di Palermo, ad esempio, è uno degli eventi faro scelto non a caso dall’Italia”.

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