andrea-riccardi cultura“La cultura non è una materia inerte, ma ciò su cui si basa la convivenza sociale perché comunicare significa mettere in comune”. Con queste parole, il Presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi introduce la pubblicazione del volume Geocultura, prospettive, strumenti, strategie per un mondo in italiano, l’annuario della Società Dante Alighieri. Il libro si propone come un vero e proprio “strumento” di lavoro per promuovere l’italofonia nel mondo o, meglio, l’italsimpatia, concetto contrapposto all’italnostalgia. Strutturato su un’idea di ascolto, collaborazione e dialogo, lo studio raccoglie contributi di specialisti tra cui Luca Serianni, Massimo Vedovelli, Paolo Balboni, Federico Masini, Michele Gazzola, Daniele Mazzacani, Lorenzo Tomasin e Danilo Capasso. Ad alcuni di loro, come Michele Canonica, Arjan Kallço, Anna Jampol’skaja, Hussein Mahmoud, Gilles Kuitche Talé, Anthony Tamburri, Federico Guiglia, Valerio Cappozzo, è stato chiesto anche di approfondire alcune aree geografiche per ricostruire una mappa della presenza dell’italiano nel mondo.

Ai contributi si accompagnano i dati statistici sulle diverse attività della Società Dante Alighieri, consolidati all’anno 2016, sia a livello centrale sia nei 500 centri suddivisi tra comitati, centri certificatori, scuole di italiano e altre articolazioni della rete. L’annuario, ideato da Alessandro Masi e curato da Valeria Noli, corredato da mappe originali disegnate da Laura Canali, si propone come utile strumento di lavoro per chi opera nell’ambito della promozione culturale e linguistica italiane nel mondo.

RICCARDI: ITALIANO LINGUA DI PACE, NON AUTORITARIA MA AUTOREVOLE

“All’estero si è attratti dall’essere italiani, dalla nostra cultura ed enogastronomia, dalla socialità allo stile di vita, dall’arte all’impresa – prosegue Riccardi nella sua introduzione -. Non è un fatto nuovo: dal mondo si continua a “chiedere Italia”. La sfida di oggi è anche quella di rispondere in modo attivo e concreto. Fare rete con altri attori istituzionali e con l’impresa, aggregare in forme concrete l’interesse che il mondo dedica all’Italia, rispondere a questo interesse offrendo occasioni per conoscerla meglio, visitarla, gustarne i prodotti o i colori della sua arte. Un tempo per promuoversi sembrava sufficiente raccontarsi; oggi non possiamo più limitarci a questo, per creare il dialogo bisogna anche ascoltare”.

Per Riccardi la sfida quindi è aprirsi al mondo senza chiudersi: “La forza dell’italiano non si misura sulla dimensione della diffusione delle grandi lingue (cinese, spagnolo o arabo) o dell’inglese veicolare: è la lingua dell’umanesimo, e può attingere a un patrimonio secolare di tradizioni e conoscenze che ne fanno, alla fine, anche una lingua di pace storicamente legata a una diffusione non egemonica. Non è autoritaria, ma autorevole”.

Approfondimenti:

Il testo dell’introduzione di Andrea Riccardi al volume

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