Basilica Pompei Icom“Superare il concetto della proprietà, anche in considerazione dell’evidente pluralismo delle istituzioni pubbliche” e “garantire l’interesse pubblico di ogni operazione di salvaguardia e valorizzazione. Criterio con il quale valutare la gestione e la coerenza di azione del museo con la propria missione”. Tiziana Maffei, presidente di Icom Italia, conversando con AgCult rilancia con forza il tema della gestione del patrimonio culturale e dei criteri su come valutare le performance degli istituti museali italiani. E lo fa alla luce del dibattito sorto all’interno dell’incontro Icom “Musei archeologici e paesaggi culturali” che a Napoli ha messo intorno al tavolo tre mondi diversi: università, tutela (Ministero) e musei. Un momento di confronto su temi di attualità per la comunità museale in rapporto al ruolo che il museo può avere rispetto ai paesaggi di vita, e che si consolida sempre più attorno alla necessità di sostenere una visione interdisciplinare del patrimonio culturale, confermando le potenzialità dell’istituzione museale nell’essere al “servizio della società e del suo sviluppo”.

La due giorni partenopea – fatta di relazioni frontali, tavole rotonde e quattro tavoli di lavoro dedicati ai temi caldi del settore, ovvero ricerca, salvaguardia, gestione e comunicazione – ha prodotto, attraverso un processo di condivisione e di lavoro congiunto tra addetti ai lavori, le basi per una raccomandazione su “Musei archeologici e paesaggi culturali”, che, su richiesta del presidente Giuliano Volpe, sarà presentata il prossimo lunedì 19 marzo da Icom Italia al Consiglio Superiore per i Beni culturali e Paesaggistici.

PROGETTO, GESTIONE, ACCOUNTABILTY

A Napoli i 160 professionisti della cultura partecipanti hanno affrontato, tra gli altri temi relativi alla realtà archeologica, il rapporto tra progetto scientifico, missione, piano strategico e gestione. “Sul progetto si costruisce cosa si vuole fare per vocazione e per potenzialità del territorio, definendo la propria missione e individuando la propria strategia di azione con una visione a lungo termine. Su questo si impostano le modalità gestionali”.

Non poteva mancare l’attualissimo tema delle fondazioni nella gestione del patrimonio culturale. Anche dal punto di vista delle figure direttive di questi organismi, dove a volte l’aspetto politico supera quello tecnico. Un fenomeno non solo italiano, per la verità, come illustrato da Alberto Garlandini, vice presidente di Icom International. Nel suo intervenuto sul panorama internazionale, Garlandini ha evidenziato come in questi modelli organizzativi sia emersa la tendenza all’inglobamento frequente delle figure tecniche con la predominanza del ruolo del presidente a discapito di quello del direttore. Per questo, uno dei punti delle raccomandazioni sarà proprio la governance. Perché, aggiunge Maffei, “il museo oggi deve assicurare un servizio pubblico essenziale di qualità svolgendo un ruolo cardine in un sistema di ricerca, mediazione ed educazione culturale che veda cooperare tutti gli istituti, gli enti e i soggetti in ambito pubblico e privato, in una logica di partenariato. Va posto al centro il tema della qualità del servizio pubblico”.

La convergenza è evidente con le battaglie di Federculture con cui Icom Italia intende confrontarsi sui famosi “indicatori” rispetto ai quali rendicontare a lungo termine le azioni culturali. “L’impatto va misurato nel tempo. Non possiamo limitare la valutazione della nostra azione esclusivamente in termini numerici, con indicatori finalizzati alla rendicontazione finanziaria del progetto senza valutare in termini d’investimento nel futuro il nostro lavoro”. Nelle raccomandazioni si chiederà di evitare formule standardizzate di gestione, perché è necessario entrare nel merito delle singole e complesse situazioni. “Bene la fondazione – spiega Maffei -, ma non è l’unica possibilità, vi sono formule più agili che possono comunque garantire risultati. Va valutato l’istituto, i contesti, le opportunità. L’importante è piuttosto che siano espressione della volontà delle comunità coinvolte, di responsabilità reali dei soggetti coinvolti, di garanzia di servizi essenziali per la collettività, e che rappresentino soprattutto la cornice corretta a livello di organizzazione per garantire la qualità del progetto culturale”.

LA RACCOMANDAZIONE ICOM

La raccomandazione porrà l’accento sulla necessaria ricomposizione del patrimonio culturale, affinché diventi un patrimonio comune, in cui la collettività possa riconoscersi divenendo comunità e trovando in esso, e nei valori di cui è espressione e portatore, una risorsa per il suo presente e il suo futuro, il fondamento per un senso di appartenenza e cittadinanza. Porrà l’attenzione sul tema della conoscenza anche attraverso sistemi georefenziati, dell’organizzazione dei depositi come archivi della memoria ma anche di un diverso approccio museologico, di quanto la comunicazione archeologica, intesa come dialogo partecipato, possa far calare la contemporaneità nel passato recuperando il senso del rapporto tra uomo e paesaggio nei secoli.

Il Convegno, è stato accreditato come evento ufficiale dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale e ha costituito un altro tassello del lungo percorso scientifico volto a celebrare i settant’anni di del Comitato Italiano di Icom. Occasione per recuperare il legame di Icom Italia e il Mann, avamposto, già ai tempi Amedeo Maiuri, della ricerca delle interazioni tra istituzioni museali e territorio e punto di riferimento nel processo di cambiamento avviato nel panorama museale italiano. Gli atti del convegno di Napoli, saranno oggetto di un numero speciale della rivista “Forma Urbis” e verranno pubblicati sul nuovo sito di Icom Italia, la cui messa online è ormai imminente.

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