restauroIl ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha approvato la programmazione degli interventi finanziari del Mibact a favore del “proprietario, possessore o detentore del bene culturale per l’anno 2018 ai sensi degli articoli 31, 35 e 36 del Codice dei beni culturali e del paesaggio”, per un importo complessivo di 60.167.301 euro. Si tratta dei contributi che il ministero assegnava annualmente (fino al 2012) per i restauri e gli altri interventi conservativi su beni culturali ad iniziativa del proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo autorizzati dalle soprintendenze e ormai conclusi e collaudati. Con il decreto Spending Review i contributi erano stati sospesi fino all’esaurimento dei debiti pregressi. Con la legge di Bilancio 2018 il governo ha ripristinato i contributi dal 2019 e stanziato 150 milioni di euro per il saldo del pregresso. La prima tranche è stata pagato proprio con questo decreto. La cifra complessiva, infatti, è quasi sei volte più grande di quella stanziata nel 2017 (10.167.301 euro).

COME SI ASSEGNANO I CONTRIBUTI

Il codice dei Beni culturali stabilisce che i soggetti pubblici e privati hanno l’obbligo di garantire la conservazione dei beni culturali di loro proprietà e che i costi ricadono su di loro. In particolari circostanze le spese sostenute dal proprietario, possessore o detentore per interventi conservativi (volontari o imposti) possono essere, in tutto o in parte, a carico del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Gli interventi conservativi volontari (quelli oggetto di questo decreto) devono essere prima autorizzati dal Soprintendente che, in quella circostanza, accerta se vi sono le condizioni che permettono il contributo pubblico.

Il Codice assegna infatti al Ministero la facoltà “di concorrere alla spesa sostenuta dal proprietario, possessore o detentore del bene culturale per l’esecuzione” degli interventi conservativi e di restauro “per un ammontare non superiore alla metà” del costo sostenuto. Se gli interventi sono di particolare rilevanza o riguardano beni in uso o godimento pubblico, “il Ministero può concorrere alla spesa fino al suo intero ammontare”. Il contributo, chiarisce il Codice dei Beni culturali, è concesso dal Ministero a lavori ultimati e collaudati sulla spesa effettivamente sostenuta dal beneficiario. Possono essere erogati acconti sulla base degli stati di avanzamento dei lavori regolarmente certificati.

Può richiedere il contributo chi è responsabile della conservazione del bene e anche chi ne ha il possesso o la detenzione (usufrutto, uso, diritto di abitazione, comodato, locazione). Possono richiedere un contributo: privati, Enti, Enti ecclesiastici, Società, Condomini.

GLI INTERVENTI IN DETTAGLIO

Il Mibact ha stanziato, come detto, oltre 60 milioni di euro per l’anno 2018 ripartiti in 16 regioni a fronte di una spesa totale effettuata per i lavori conservativi e di restauro pari a 277 milioni di euro con una media, quindi, di contributo ministeriale pari al 25% degli importi degli interventi. Analizzando gli importi aggregati per territorio omogeneo (regioni), le richieste che ricevono il maggior importo sono quelle provenienti dalla Toscana (quasi 10 milioni euro) con una percentuale rispetto agli importi presentati del 27,8%, seguite dall’Emilia Romagna (6.379.000 euro e una percentuale del 23,48%) e dal Piemonte (6.090.000 euro e il 25,91%). Subito dietro il Veneto con 9.984.000 euro e una percentuale del 21,83 e la Liguria con 5.827.000 euro e il 24,27%. Fanalino di coda la Sardegna (480.284 euro ma con il 39,75%) e appena sopra il Friuli Venezia Giulia (557.381 euro e il 25,94%).

Rispetto all’anno precedente le posizioni di testa della “classifica” restano molto simili (anche se gli importi sono chiaramente molto diversi). Per quanto riguarda le percentuali di contributo sull’ammontare richiesto dai singoli possessori del bene, da notare il 42,81% della Basilicata quest’anno rispetto al 25% del 2017 quando la testa della classifica era occupata dalle richieste provenienti dalla Calabria con il 42,14%. “Crolla” nella percentuale anche l’Umbria che passa da un 41,57% del 2017 al 27,23% del 2018 a fronte di un contributo complessivo pari a 4.160.511 euro.

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