Franceschini di spalleIl ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, è intervenuto alla cerimonia al Quirinale per i David di Donatello. Un’occasione per rendere conto del lavoro di quattro anni per il cinema italiano e in generale per il settore della cultura e del turismo. “Un privilegio – ha sottolineato – aver potuto servire il mio Paese occupandomi di cultura in Italia e per l’Italia”.

“Il David di Donatello – ha dichiarato Franceschini – è veramente una grande occasione per il cinema italiano, che ha un grande passato ma anche un grande presente e futuro. La legislatura è finita, vorrei rendere conto di quello che è stato fatto dal Parlamento molto spesso con maggioranze più larghe della sua maggioranza di governo sui temi della cultura e del cinema, e di questo vorrei ringraziare tutte le associazioni con cui abbiamo collaborato per scrivere insieme una legge sul cinema attesa da oltre 50 anni. Con i tre decreti legislativi firmati a inizi dicembre abbiamo completato il percorso, sono 24 tra decreti attuativi e decreti legislativi i provvedimenti di cui veniva chiesta un’approvazione per dare concretezza alla nuova legge sul cinema, e sono tutti arrivati a conclusione”.

“Nella nuova legge sul cinema ci sono alcune cose molto importanti: le risorse sono aumentate del 60 per cento, abbiamo introdotto nel nostro ordinamento un principio importato dal sistema francese, che prevede che le somme adisposizioni per il Fondo unico per il cinema non siano fisse ma siano legate a quanto chi utilizza i contenuti versa allo Stato in termini di imposte fiscali. Quindi i 400 milioni di euro sono la cifra minima che verrà adeguata anno per anno in base alle entrati fiscali, all’11,5%, e già nel 2018 ci sarà una crescita rispetto ai 400 milioni; c’è poi il potenziamento del tax credit per attirare le produzioni internazionali; gli investimenti che abbiamo fatto su Cinecittà, tornata pubblica e con un grande programma di rilancio; le norme sugli obblighi di investimento di programmazione per le televisioni, rispetto al cinema e alle opere italiane, ma che aiuterà molto a crescere dal punto vista economico e di qualità il nostro cinema; e poi il piano straordinario da 120 milioni per riattivare cinema chiusi o aprire sale nuove, perché non ci può essere futuro per il cinema senza i cinema”.

“Abbiamo fatto iniziative promozionali: ricordo che con il secondo mercoledì del mese a due euro sono entrati 8 mln di persone nelle sale e in base a uno studio, il 30% di quei 8 mln hanno dichiarato che era la prima volta che entravano in un cinema. Adesso stiamo proseguendo con una nuova iniziativa, Cinema days, che si concentrerà sull’obiettivo di allungare la stagionalità e portare com’era un tempo le persone nei cinema anche nei mesi estivi. Il quadro legislativo c’è. Ora sta a voi utilizzarlo. Il cinema italiano ha una prospettiva enorme, perché nel mondo c’è una grande voglia di Italia. Per questo in una delibera del Cipe di alcuni giorni fa abbiamo aggiunto 90 mln destinati alla promozione dell’immagine dell’Italia nel mondo attraverso produzioni cinematografiche, perché un buon film che fa vedere l’Italia conta molto di più di uno spot promozionale. È ora fondamentale continuare a investire”.

“Questa legislatura è stata una legislatura in cui la cultura è tornata centrale. Oltre alla legge sul cinema, le risorse per gli investimenti sulla tutela del nostro straordinario patrimonio culturale sono passate da 40 mln a 4,2 mld, a cui si aggiungono i 260 mln che sono arrivati da finanziamenti privati grazie alla nuova legge sull’art bonus. Sono aumentate le risorse anche per settori più maltrattati come archivi e biblioteche; c’è poi la riforma delle sovrintendenze e del sistema museale, le norme sulle librerie, la nuova legge sullo spettacolo dal vivo e sulle industrie culturali e creative. Uno spazio diverso sulla diplomazia culturale, un’arma fondamentale per la nostra immagine nel mondo e la nostra diplomazia”.

“Per me – ha concluso Franceschini – sono stati quattro anni di un lavoro entusiasmante, appassionante, emozionante, anche perché servire il proprio paese occupandosi di cultura è veramente un privilegio e una fortuna che capita poche volte nella vita. Sono certo che nella nuova legislatura tutto questo non verrà disperso”.

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