Art BonusOltre 1200 enti pubblici registrati per circa 1400 progetti di intervento con più di 7500 mecenati che, dal momento della sua attivazione, hanno versato 245 milioni di euro. Sono i numeri dell’ Art Bonus, il credito d’imposta del 65% per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo. A parlarne con AgCult è Carolina Botti, direttore della società inhouse del Ministero dei Beni culturali Ales Spa che da metà del 2015 si occupa della parte gestionale e promozionale dell’iniziativa messa in atto dal Ministro Dario Franceschini con il decreto Art Bonus di fine maggio 2014. Un credito d’imposta, quello dell’Art Bonus, che da misura fiscale – spiega Botti – si è trasformata in fenomeno culturale ricucendo un rapporto della società con le istituzioni culturali pubbliche. Sì perché l’Art Bonus nasce proprio intorno al patrimonio pubblico.

IL RAPPORTO COL TERRITORIO

Un rapporto ritrovato che, spiega la Botti, ha innescato “finalmente anche in Italia un’attenzione nuova verso il mondo della cultura: prima dell’Art Bonus le erogazioni liberali erano molto ridotte, verso il mondo pubblico erano praticamente inesistenti. Qualche sponsorizzazione, concentrata sul privato, ad esempio per le mostre. Molto orientate quindi alle attività culturali piuttosto che al patrimonio pubblico”. Con l’Art Bonus si è riscoperto anche un senso di appartenenza, “quasi adottando i monumenti e restituendo un bene al territorio. Esiste infatti una grande correlazione dei beni col contesto territoriale sia per quanto riguarda i cittadini che per le aziende che, chiaramente, vedono questi interventi come operazioni strategiche nell’ambito dell’ambito in cui operano. Poi ci sono le realtà più grande e strutturate con un budget già consolidato verso il settore culturale che hanno ampliato grazie al beneficio fiscale il loro contributo”.

QUELLO CHE C’È ANCORA DA FARE

Il portale dell’Art bonus, uno strumento che permette con semplicità e trasparenza di gestire le erogazioni liberali, è andato online a metà 2015 e da allora !”i risultati sono stati impressionanti”. Tuttavia tanto c’è ancora da fare, soprattutto al Sud infatti il meccanismo stenta ad andare a regime e a dare frutti consistenti. “Ancora, ad esempio, non è stata messa in moto la macchina potente della comunicazione – ricorda il direttore di Ales -. Per ora abbiamo utilizzato solo la pubblicità istituzionale. Quello che per adesso sta dando molti risultati è quasi il porta a porta. Il primo passo è stato comunicare alle istituzioni la norma e la sua applicazione”. Anche da questo punto di vista ci sono state molte differenze nella reattività. Se si confronta la velocità nella risposta delle fondazioni lirico-sinfoniche e il mondo pubblico si trovano da un lato “soggetti più pronti e preparati alla promozione” e dall’altro “un mondo pubblico spesso molto più lento”. “Questo anche per motivi di competenze interne, come la comunicazione o la gestione del fundraising, oltre alla possibilità di garantire al privato che investe tempi e progetti certi”.

IL LAVORO DI ALES

Si diceva che l’Art Bonus ha rappresentato anche un processo di trasformazione culturale. “Una mano – ragiona la Botti – l’ha data certamente anche la semplicità dello strumento normativo. Soprattutto per il mecenate: basta fare un bonifico con una causale e il resto è fatto”. Questa doppia componente di totale semplicità e trasparenza sono stati elementi aggiuntivi per il successo della misura. “E poi – assicura – ci stiamo spendendo molto in prima persona con entusiasmo e passione. Ales gestisce con uno staff ridotto la parte promozionale e gestionale. Per tutte le amministrazioni rappresentiamo il punto di riferimento come consulenza e assistenza. Oltre alla parte istituzionale, il nostro lavoro si concentra anche sull’attivazione di accordi con chi può fare da ulteriore di cassa di risonanza (Anci, Confindustria, Cavalieri del lavoro, Ordine dei Commercialisti) e promuovendo le misure con i possibili mecenati. Un lavoro entusiasmante e impegnativo”.

Un entusiasmo che riesce ad essere contagioso: “Ci sono amministrazioni che hanno messo in piedi azioni di promozione e di coinvolgimento, Comuni che si sono inventati merchandising dell’Art Bonus, spot con i testimonial, manifestazioni pubbliche coi cittadini”.

IL CONCORSO ART BONUS

Qualche giorno fa è stato consegnato all’Accademia di Belle Arti di Carrara il Premio del Concorso Art Bonus – Progetto dell’Anno 2017. Il Concorso, ideato e promosso nel 2016 da Ales in collaborazione con Promo PA Fondazione – LuBec, ha l’obiettivo di premiare l’impegno di beneficiari e mecenati. SI è trattata di “un’occasione per dare trasparenza a un’operazione, porre al centro lo strumento per condividere i risultati. Ingredienti che siamo riusciti a far convergere intorno a questa norma”. Che, visti i risultati e la diffusione sta assumendo i contorni di un fenomeno culturale piuttosto che di una misura fiscale. “Non è infatti – sottolinea Botti – il solo bonus fiscale che è stato varato e ce ne sono altri che incidono maggiormente sulla vita dei cittadini. Tuttavia, quello che abbiamo voluto costruire intorno all’Art Bonus è proprio ricucire un rapporto della società con le istituzioni culturali pubbliche. L’Art Bonus è nato infatti proprio intorno al patrimonio pubblico”.

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