Verrà inaugurata domenica 25 marzo alle 11 presso il Castello di Santa Severa (Santa Marinella, Rm) la mostra “Via|Via Crucis” di Guido Orsini, due installazioni realizzate dal’artista per ricordare il dramma umano delle migrazioni. L’esposizione – dedicata alla memoria di Khaled al-Asaad, il direttore del sito archeologico di Palmira decapitato dai jihadisti dello Stato islamico – è curata da Romina Guidelli ed è stata ideata e organizzata da CoopCulture in collaborazione con Regione Lazio, LAZIOcrea, Mibact e Comune di Santa Marinella. La mostra delle opere di Guido Orsini al Castello di Santa Severa, la grande installazione esterna ‘VIA’ e quella interna alle Sala Pyrgi ‘VIA CRUCIS’, sarà inaugurata dalla performance di lettura delle poesie dell’autore Marcello Tagliente, tratte dal suo ultimo libro ‘I sogni dei bambini di Siria. Voci e storie del Mediterraneo’, accompagnato dalla fisarmonica del maestro Alessandro d’Alessandro. La sinergia del lavoro dei due autori, Orsini e Tagliente, che si esprime attraverso le diverse espressioni artistiche, installazione e poesia, è il potente motore di una mostra-evento che punta l’accento sul tema della migrazione affrontato in termini di emergenza umana, prima che politica, vista dagli occhi di chi ne subisce l’esigenza e assolve al dovere che sente più forte: Dovere Andare Via.

Il punto d’osservazione scelto da Guido Orsini come da Marcello Tagliente, e degli ospiti che interverranno nelle domeniche successive a quella di apertura (Luca Attanasio, Stefano Saletti e Yasemin Sannino) è quello del migrante costretto all’abbandono della Terra Madre, perché natia. Gli scatti di Orsini rivelano i diversi momenti e le condizioni di un lungo viaggio ‘via’ mare; le parole di Tagliente raccontano la storia dei navigatori costretti. Così che storie visive s’alternano al ritmo delle poesie e descrivono il travaglio di un distacco e la speranza suprema che lo accompagna: sopravvivere.

Il cordoglio è nell’abbandono degli affetti, dei colori, delle arti e dei mestieri, i materiali e gli strumenti; dei paesaggi e dei panorami costruiti da generazioni di uomini. L’abbandono delle radici della propria storia, delle profondità di un culto. Di ogni bellezza che appartiene alla terra propria. Quella bellezza che il dovere della partenza trasforma in luttuosa memoria che attende di divenire sacra, mentre presente, ma divina, è la possibilità di sopravvivere e l’ istinto pronuncia in silenzio la più potente delle promesse: Tornare a Casa.

Il tempo di queste emozioni profonde è nelle installazioni fotografiche di Guido Orsini, nelle parole di Marcello Tagliente, nel suono delle onde del Mare Nostrum. Nel vivo ricordo di Khaled al-Asaad a cui questa mostra è dedicata.

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