L’Emilia Romagna si conferma motore trainante dell’economia nazionale. Il PIl regionale è tornato a crescere dal 2014, e, in base ai dati ufficiali, corre ad una velocità doppia rispetto alla media nazionale. Secondo le stime per il 2017, dovrebbe confermare un tasso di crescita di poco inferiore al 2%. La solidità dell’economia trova riscontro in un mercato del lavoro che, sempre, dal 2014 segna continui aumenti del numero di occupati, sebbene con differenziazioni settoriali.

Il tasso di disoccupazione in regione si è attestato nel 2017 sul 6,4%, quasi la metà della media nazionale; quello giovanile, quando la media nazionale sfiorava il 43%, è sceso velocemente e drasticamente al 22% nel 2016.

Sono questi alcuni dei dati di una ricerca che il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha commissionato al Cresme sulla situazione economica dell’Emilia Romagna e che sono stati illustrati oggi a Bologna nel corso della sesta tappa di avvicinamento – organizzata insieme agli Ordini territoriali della regione – al Congresso nazionale degli Architetti italiani che si terrà a Roma dal 5 al 7 luglio.

Un percorso, quello verso il Congresso di luglio che si caratterizza come un vero e proprio “ascolto del territorio” dal quale far emergere la strategia per le città del futuro. Tutto ciò nella consapevolezza della peculiarità e della eterogeneità delle città e dei territori italiani, e quindi dei loro bisogni, ma soprattutto di come, in questo contesto, l’architettura – anzi, la buona architettura – rappresenti un bene comune dal punto di vista culturale, sociale ed economico. Con l’auspicio che il tema delle città diventi prioritario nell’agenda politica del prossimo Governo.

In questo scenario il turismo si presenta come una risorsa importante, ma sottoutilizzata. Con 10,3 milioni di arrivi nel 2016, l’Emilia Romagna è la quinta regione in Italia per domanda turistica, dopo Veneto, Lombardia, Trentino Alto Adige e Lazio. L’attrattività turistica della regione ha mostrato un indebolimento, con arrivi in calo nel 2009 e poi stagnanti fino al 2014. Negli anni più recenti i flussi sono tornati a crescere, ma il dato di insieme è di un settore che dal 2008 al 2016 è cresciuto meno della media nazionale. Le prime indicazioni per il 2017 sono più positive: nei primi dieci mesi dell’anno sono cresciuti sia gli arrivi che le presenze (+6% e +5% rispettivamente).

Sul fronte delle costruzioni, il valore della produzione è pari nel 2017 a 11,2 miliardi di euro, poco meno del 9% del totale nazionale. Particolarmente instabile la dinamica del segmento edilizio non residenziale, modesta la ripresa per quello abitativo, mentre la scommessa relativa alla crescita degli investimenti infrastrutturale sconta l’incognita delle condizioni finanziarie nonché dei tempi di adattamento alle novità regolamentari e di finanza pubblica che si trovano a fronteggiare le amministrazioni pubbliche.

In parte questa incertezza potrebbe essere compensata dagli investimenti destinati a mettere in sicurezza gli edifici nelle zone sismiche che beneficeranno degli incentivi così come stabilito dalla ultima legge di stabilità. Sebbene le stime siano all’insegna della crescita, si deve ricordare che oggi il mercato regionale è inferiore del 40% rispetto alla capacità di spesa del 2004, con picchi del 60% per quanto riguarda le opere pubbliche. Segnali ambivalenti provengono dal quadro dei bandi di gara per opere pubbliche. L’analisi dei dati mette in mostra una recente situazione di aumento delle opportunità, che avevano però raggiunto livelli critici, crollando da quasi 2.400 gare del 2002 a poco più di 600 nel 2013.

Nel 2017 il mercato regionale è quantificato in 1.300 gare e 1,7 miliardi, quantità rispettivamente in crescita del 24% e in calo del 69% rispetto al 2016, un anno in cui si erano fatti sentire gli effetti delle novità normative in ambito di attività appaltistica e di finanza pubblica, a frenare la domanda. E d’altro canto, anno in cui in cui sono stati promossi i due maxi appalti per l’affidamento del Servizio idrico Integrato nei territori delle province di Rimini e Piacenza, che da sole valgono quasi 4 milioni, ovvero circa il doppio della spesa media annua promossa nel periodo 2002-2017.

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