real sito di CarditelloGianluca Riccio è il nuovo componente del Consiglio di amministrazione della Fondazione Real Sito di Carditello. Il 16 febbraio scorso l’architetto Rosalba Iodice aveva rassegnato le dimissioni dal cda della Fondazione. La Iodice era stata nominata, in quota regionale, nel board del sito culturale insieme a Gregorio Angelini, Luigi Cimmino, Francesco Ferroni e al presidente Luigi Nicolais (subentrato alla dimissionaria Mirella Stampa). Il 27 marzo scorso, quindi, la Regione Campania ha indicato Riccio in rappresentanza della Regione in seno al consiglio.

L’ACCORDO DI VALORIZZAZIONE

Il Real sito di Carditello è stato consegnato, nel maggio 2016, dal Polo museale della Campania alla Fondazione omonima, nata da un accordo tra il Ministero dei beni culturali e ambientali e del turismo, la Regione Campania e il Comune di San Tammaro. Nell’atto costitutivo della Fondazione con cui si insedia il primo consiglio di amministrazione si certifica anche il valore dell’immobile in 12 milioni di euro a cui si aggiungono 3,3 milioni di euro per il restauro che sono andati a comporre il fondo di dotazione della fondazione insieme a 500mila euro messi a disposizione dalla Regiona Campania. Per quanto riguarda il fondo di gestione del primo anno, la Regione ha versato altri 500mila euro e il Mibact 300mila. Per il secondo anno la Campania si è fatta carico di un milione di euro e il Mibact di altri 300mila, mentre il Comune di San Tammaro ha fornito servizi di decoro urbano, di protezione civile e l’esenzione dalla Tari comunale per un valore stimato di 65.400 euro.

LA STORIA DELLA REAL TENUTA DI CARDITELLO

La Reale tenuta di Carditello, detta anche Real sito di Carditello oppure, con riferimento alla palazzina ivi presente, Reggia di Carditello, faceva parte di un gruppo di 22 siti della dinastia reale dei Borbone di Napoli posti nella Terra di Lavoro: Palazzo Reale di Napoli, Reggia di Capodimonte, Tenuta degli Astroni, Villa d’Elboeuf, Reggia di Portici, Villa Favorita, Palazzo d’Avalos nell’isola di Procida, lago di Agnano, Licola, Capriati a Volturno, Cardito, Reale tenuta di Carditello, Reale tenuta di Persano, Fusaro di Maddaloni, Selva di Caiazzo, Sant’Arcangelo, Reggia di Caserta, San Leucio, Casino del Fusaro, Casino di Quisisana, Mondragone e Demanio di Calvi.

Questi siti non erano solo semplici luoghi per lo svago (soprattutto per la caccia) della famiglia reale borbonica e della sua corte, poiché, è importante sottolineare, che in alcuni casi costituivano vere e proprie aziende, espressione di imprenditoria ispirata dalle idee illuministiche in voga in quei tempi. Si citano per esempio gli allevamenti della Fagianeria di Caiazzo, la produzione della seta a San Leucio, la pesca al Fusaro, gli allevamenti della Tenuta di Persano e del Demanio di Calvi.

Approfondimenti:

Il decreto di nomina del Mibact

Atto costitutivo e statuto della Fondazione Real Sito di Carditello

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