carabinieri cultura belgio reatiIn ogni legislatura – è normale – ci sono leggi che per un motivo o per un altro non riescono a vedere la luce, nonostante molte di esse abbiano quasi completato il loro iter parlamentare. Ma ce ne sono alcune che, più di altre, lasciano l’amaro in bocca per la mancata approvazione. Una di queste è certamente il disegno di legge sui ‘Reati contro il patrimonio culturale’. Una norma che, non è un mistero, era molto apprezzata anche da forze dell’ordine e inquirenti. Il provvedimento, originariamente presentato come delega al Governo a dicembre 2016 dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, è stato modificato alla Camera trasformando la delega in disposizioni di diretta modifica del codice penale e lasciando immutati i principi della riforma.

In particolare, i sei articoli del nuovo Titolo VIII-bis del Codice penale “Dei delitti contro il patrimonio culturale” intendevano dare coerenza al sistema delle sanzioni superando la divisione tra codice penale e codice dei beni culturali, introducevano nuovi delitti a tutela del patrimonio culturale, innalzavano le pene esistenti e introducevano aggravanti se i reati comuni venivano commessi contro dei beni culturali. Il provvedimento si è poi arenato al Senato dove sono stati sollevate tante questione a cominciare dalla definizione di bene culturali, arrivando al tema del mercato delle opere d’arte, finendo con la critica che si stava legiferando troppo nel dettaglio sulle fattispecie di reato.

L’APPELLO DI IRENE MANZI

Insomma, sta di fatto che l’iter del disegno di legge si è bloccato e del provvedimento non se n’è fatto più nulla. Ma la relatrice del testo alla Camera in Commissione Cultura, Irene Manzi, si rammarica molto del mancato via libera e coglie l’occasione per lanciare un appello al Parlamento, dal quale il destino delle urne l’ha lasciata fuori nella XVIII legislatura. Sarebbe bello che questo Parlamento così diviso trovasse l’unità nel dare, dice l’ex deputata pd ad AgCult, “un segnale forte, in modo inequivocabile, di non arretramento rispetto al tema della salvaguardia del patrimonio culturale” recuperando il provvedimento così come era stato votato dalla Camera.

La proposta di legge recepiva tutto il lavoro svolto dalle Commissioni. “Visto che il patrimonio culturale è un fattore estremamente identitario per il nostro Paese e visto il grande lavoro fatto nel passaggio tra Camera e Senato, sarebbe auspicabile che il nuovo Parlamento se ne facesse comunque carico e recuperasse il testo”. A recuperarlo – perchè no – potrebbe essere proprio chi quel testo lo ha firmato e lo ha portato in Consiglio dei ministri: Dario Franceschini, questa volta ripresentandolo dagli scranni di Montecitorio.

Quel testo, secondo la Manzi, “era molto all’avanguardia” e il complesso delle norme “era molto più avanzato rispetto a quelle in vigore nel resto d’Europa”. Un peccato, quindi, sprecare quel lavoro. “C’era stato un bel dibattito in Commissione e c’era stato un gran lavoro anche per individuare i dettagli e le definizioni”. Sarebbe auspicabile, aggiunge infine, che “il nuovo Parlamento se ne facesse carico magari portando avanti la pdl in parallelo con la convenzione di Faro” che, come i reati contro il patrimonio, anch’essa ha mancato l’approvazione per un soffio.

I PUNTI DELLA LEGGE

Il furto di beni culturali – Il furto di beni culturali (articolo 518-bis) è punito con la reclusione da 2 a 8 anni, con una pena significativamente più elevata rispetto a quella prevista per il furto. In presenza di circostanze aggravanti, quali quelle già individuate dal codice penale o dal codice dei beni culturali, la pena della reclusione va da 4 a 12 anni. La legislazione vigente non prevede una specifica fattispecie penale per il furto di bene culturale. Quando il bene culturale appartiene ad un privato trova applicazione il reato di furto di cui all’articolo 624 del codice penale, mentre quando il bene culturale appartiene allo Stato, si applica l’articolo 176 del codice dei beni culturali, che punisce l’impossessamento illecito di beni culturali di proprietà dello Stato. Quest’ultima disposizione contempla un’aggravante speciale nel caso in cui il fatto sia commesso da chi ha ottenuto la concessione di ricerca di cui all’articolo 89 del codice: in base a tale ultima norma, il Ministero può dare in concessione a soggetti pubblici o privati l’esecuzione delle ricerche archeologiche e delle opere ed emettere a favore del concessionario il decreto di occupazione degli immobili ove devono eseguirsi i lavori.

Appropriazione indebita, ricettazione, riciclaggio e illecita detenzione – Il reato di appropriazione indebita di beni culturali (articolo 518-ter) è punito con la reclusione da 1 a 4 anni, con cui si condanna chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria di un bene culturale altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso. Il reato di ricettazione di beni culturali (articolo 518-quater) è punito con la reclusione da 3 a 12 anni, che si applicherà anche quando l’autore del delitto da cui i beni culturali provengono non è imputabile o non è punibile, ovvero quando manca una condizione di procedibilità. La disposizione riproduce, inasprendo la sanzione penale ed eliminando le circostanze aggravanti e attenuanti, il contenuto dell’articolo 648 del codice penale. Il reato di riciclaggio di beni culturali (articolo 518-quinquies) è punito con la reclusione da 5 a 14 anni, aumentata se il fatto è commesso nell’esercizio di attività professionale, mentre quello di illecita detenzione di beni culturali (articolo 518-sexies) è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni e con la multa fino a 20.000 euro. Si tratta di una fattispecie penale al momento estranea all’ordinamento, che ricorre quando il fatto non integri gli estremi della più grave ricettazione e che consiste nel fatto di detenere un bene culturale conoscendone la provenienza illecita. Le violazioni in materia di alienazione di beni culturali (articolo 518-septies) sono punite con la reclusione fino a 2 anni e la multa fino a 80.000 euro, il provvedimento sposta nel codice penale, innalzandone la pena, l’attuale fattispecie contenuta nell’articolo 173 del codice dei beni culturali.

Esportazione illecita di beni culturali – Quanto all’uscita o all’esportazione illecite di beni culturali (articolo 518-octies), punite con la reclusione da 1 a 4 anni o con la multa da 258 a 5.165 euro, il testo inserisce nel codice penale, conservando la pena e operando alcune modifiche, il delitto di cui all’articolo 174 del codice dei beni culturali. In merito che è prevista la confisca delle cose, e, nel caso in cui il reato sia commesso da chi esercita attività di vendita al pubblico o di esposizione a fine di commercio di oggetti culturali, si applica la pena accessoria dell’interdizione da una professione o da un’arte. Relativamente al reato di danneggiamento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici (articolo 518-novies), punito con la reclusione da 1 a 5 anni, si chiarisce che la fattispecie sanziona chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende infruibili beni culturali o paesaggistici; colui che invece fa di tali beni un uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico o pregiudizievole della loro conservazione è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Puntualizza poi che vengono qualificate come autonome fattispecie penali, di natura delittuosa, le aggravanti e le contravvenzioni attualmente previste dal codice penale. Il reato di devastazione e saccheggio di beni culturali (articolo 518-undecies), punito con la reclusione da 10 a 18 anni troverà applicazione al di fuori delle ipotesi di devastazione, saccheggio e strage di cui all’articolo 285 del codice penale quando ad essere colpiti siano beni culturali ovvero istituti e luoghi della cultura.

La contraffazione e il traffico illecito – Il reato di contraffazione di opere d’arte (articolo 518-duodecies) è punito con la reclusione da 1 a 6 anni e la multa fino a 10.000 euro. Nel provvedimento si inasprisce la sanzione e si sposta nel codice penale l’attuale delitto di contraffazione previsto dall’articolo 178 del codice dei beni culturali. Anche in questo caso, le pene sono aumentate se i fatti sono commessi nell’esercizio di un’attività commerciale ed è sempre ordinata la confisca degli esemplari contraffatti, alterati o riprodotti, salvo che si tratti di cose appartenenti a persone estranee al reato. Il disegno di legge esclude comunque la punibilità (articolo 518-terdecies) di colui che produce, detiene, vende o diffonde opere, copie o imitazioni dichiarando espressamente la loro non autenticità, analogamente a quanto prevede, a legislazione vigente, l’articolo 179 del codice dei beni culturali. Le attività organizzate per il traffico illecito di beni culturali (articolo 518-quaterdecies), sono punite con la reclusione da 2 a 8 anni, nell’ottica di sanzionare chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto o vantaggio, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, trasferisce, aliena, scava clandestinamente e comunque gestisce illecitamente beni culturali.

Le aggravanti – Il nuovo titolo VIII-bis del codice penale prevede un’aggravante da applicare a qualsiasi reato che, avendo ad oggetto beni culturali o paesaggistici, cagioni un danno di rilevante gravità oppure sia commesso nell’esercizio di un’attività professionale o commerciale. La pena dovrà essere aumentata da un terzo alla metà e, in caso di esercizio di un’attività professionale, dovrà essere applicata anche la pena accessoria della interdizione da una professione o da un’arte. Si stabilisce comunque la riduzione delle pene in caso di ravvedimento operoso, mentre è prevista la confisca penale obbligatoria delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prodotto, il profitto o il prezzo, in caso di condanna o patteggiamento per uno dei delitti previsti dal nuovo titolo.

Le disposizioni penali a tutela dei beni culturali si applicano anche ai fatti commessi all’estero in danno del patrimonio culturale nazionale e il nuovo articolo 707-bis punisce con l’arresto fino a 2 anni chiunque sia ingiustificatamente colto in possesso di strumenti per il sondaggio del terreno o di apparecchiature per la rilevazione dei metalli in aree di interesse archeologico.

Le attività sotto copertura – Infine sono presenti innovazioni relative alla disciplina delle attività sotto copertura riferite anche alle indagini sul delitto di attività organizzata finalizzata al traffico di beni culturali, rilevando poi che si introduce la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche quando i delitti contro il patrimonio culturale siano commessi da determinati soggetti nel loro interesse o a loro vantaggio. Infine, l’articolo 5 abroga alcune disposizioni, con finalità di coordinamento del nuovo quadro sanzionatorio penale con la normativa vigente, abrogando anche alcuni articoli del codice dei beni culturali.

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