Scuola Incanto BambiniCentosettantotto repliche con quasi cinquantamila bambini coinvolti in sette regioni d’Italia. Più di cento attori divisi in quattro cast, trenta musicisti e oltre 800 audizioni per selezionare cantanti, strumentisti, acrobati e ballerini. Sono i numeri del progetto Scuola Incanto ideato da Nunzia Nigro con la direzione artistica e l’adattamento musicale di Germano Neri, fondatori dell’associazione Europa Incanto. Un progetto ambizioso che porta nelle scuole italiane l’opera lirica coinvolgendo in prima persona bambini, insegnanti e famiglie. Numeri importanti che, tuttavia, non riescono a rendere neanche lontanamente lo stupore, la meraviglia, le emozioni che suscita un teatro stracolmo di bambini che cantano a perdifiato le arie dell’Aida di Verdi e che al termine dello spettacolo urlano ‘bravi, bravi’ agli attori e ai musicisti neanche fossero allo stadio. Bambini che salgono sul palco dal quale non vogliono più scendere, impietriti a contemplare i fondali da fiaba e gli attori avvolti in abiti meravigliosi (tutti realizzati internamente). Piccoli spettatori immersi nel mondo dei faraoni, travestiti con collane, ventagli, cinture e copricapi fatti a scuola nei giorni precedenti allo spettacolo in teatro.

IL SEGRETO

Ma qual è il segreto del successo del progetto Scuola Incanto? “La lirica, così come era, non arrivava più – spiega Nunzia Nigro ad AgCult -. Dovevamo trovare un modo per renderla attraente anche per i più piccoli. Se l’opera ha avuto questo successo in tutti questi anni, ci siamo chiesti, ci sarà stato pure un perché”. E la risposta è arrivata: “Dobbiamo far in modo che i bambini diventino i protagonisti”. Ma, attenzione, mette in chiaro l’ideatrice del progetto, i bambini non devono avere l’idea che sia tutto semplice: “Prima di fare la lirica vera, c’è sangue, sudore e lacrime. Solo dopo si può pensare di calcare con la punta di un piede il palcoscenico”.

I SUPPORTI DIDATTICI

Lo spettacolo, infatti, è solo il coronamento di un lavoro scrupoloso, sicuramente divertente, fatto a scuola con gli insegnanti e a casa con le famiglie. “I bambini – spiegano gli organizzatori – lavorano a scuola attraverso i supporti didattici e il metodo da noi proposto. Noi formiamo anche i docenti che cominciano a lavorare coi bambini nelle classi. Successivamente i nostri collaboratori vanno nelle scuole a supporto del lavoro fatto dagli insegnanti e conducono una verifica”. Lo strumento principale è il libro didattico col cd allegato. All’inizio il volume racconta la trama dell’opera, poi la vita di Giuseppe Verdi e, successivamente, introduce i ragazzi alla ‘loro Aida’. Per cominciare “bisogna realizzare i costumi e gli oggetti di scena”, si legge. Il testo dà poi le indicazioni per confezionare l’occorrente utilizzando “materiali semplici e di riciclo, per un risultato unico ed originale”. Nel kit è presente infatti anche il cartamodello per realizzare in autonomia i costumi. A seguire ci sono gli spartiti e il copione e, per finire, un viaggio all’interno del teatro con i suoi segreti e le sue emozioni.

IL KARAOKE E L’APP

Tra gli strumenti che “noi forniamo – aggiungono dallo staff – ci sono anche un karaoke e una app: con riconoscimento vocale, direttore d’orchestra virtuale che a tempo dà gli attacchi ai bambini. In questo modo, i ‘piccoli cantanti’ possono prendere queste pillole di nozioni sul teatro musicale. I bambini devono concretizzare il loro pensiero musicale”. In questo modo “i bambini imparano dei brani che canteranno nel corso dello spettacolo, dove ognuno di loro verrà preso in gruppo e portato sul palcoscenico a cantare coi protagonisti”.

TOGLIERE LA POLVERE ALL’OPERA

I bambini, però, non sono i personaggi principali dello spettacolo. I protagonisti restano, per fortuna, i professionisti che hanno raggiunto con impegno e, spesso, sacrifici questo risultato. E anche questo è un insegnamento importante. Gli attori, come detto, sono circa 120 divisi in quattro cast, con un’età che non supera i trentacinque anni e che lavorano grazie a questo progetto. “Anche per i bambini – nota la fondatrice di Europa Incanto – vedere cantanti e attori così giovani è uno stimolo per il futuro. Abbiamo reso viva l’opera lirica che ancora conserva una forza pazzesca. Abbiamo tolto la polvere all’opera lirica”. Un messaggio difficile da far arrivare, racconta Germano Neri ad AgCult, è anche “tutto il lavoro che c’è dietro al tentativo di tenere sempre un livello altissimo. Un’eccellenza da restituire ai bambini e ai genitori. Solo per fare un esempio, da ottobre abbiamo realizzato 800 audizioni tra cantanti, strumentisti, acrobati e ballerini. Come nel caso dell’orchestra, di cui esistono due ‘formazioni’: nei teatri con più spazio l’orchestra è composta da 30 musicisti, mentre nei teatri dove la buca è più piccola – precisa Neri – sono 15”.

AI BAMBINI VA DATO IL TOP

Il dato caratterizzante di Scuola Incanto, infatti, “è l’altissima qualità dello spettacolo. Ai bambini spiega orgoglioso Neri – va dato il top. La nostra mission è far diventare i bambini un pubblico consapevole facendo capire loro che l’opera lirica è bella”. Avvicinare i bambini all’opera come fa Scuola Incanto ricorda da lontano il metodo Abreu. In Venezuela José Antonio Abreu ha dato vita a “el sistema”, un modello didattico che, attraverso l’educazione musicale pubblica, toglie molti ragazzi da situazioni economiche e sociali disagiate. Ma mentre il metodo Abreu ha tolto i bambini dalla strada, Scuola Incanto deve inventarsi un metodo per togliere i bambini dai videogiochi… Due imprese non da poco. Ma lo staff di Europa Incanto c’è riuscito, coinvolgendo quest’anno cinquantamila bambini. Nel 2018 sono previste 178 rappresentazioni dello spettacolo in sette regioni (Lazio, Toscana, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Campania, Calabria) e in alcune di esse anche in più teatri.

LA LINGUA DEI SEGNI

Ma non è tutto. Sì perché con il progetto i bambini imparano anche la lingua dei segni. “I ragazzi cantano tre brani con la lingua dei segni – racconta Nunzia Nigro -. Per me – aggiunge -, è motivo di grande orgoglio aver portato l’opera lirica a questi bambini che la cantano con partecipazione. Questa parte del progetto è servita anche a fare capire che esiste questa lingua e che è una lingua a tutti gli effetti. Ma è pure un segno di integrazione sociale importante”.

Approfondimenti:

Link al progetto Scuola Incanto

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