Palumbo Fantinati CentinaioIn Italia si contano 178 mila 449 esercizi ricettivi: il 18,6 per cento sono attività alberghiere, l’81,4 per cento attività extra-alberghiere. Le attività alberghiere negli ultimi 4 anni si sono ridotte di circa 560 unità, arrivando a 33 mila 166, una contrazione che ha riguardato soprattutto gli alberghi a 1 e 2 stelle con 1.175 alloggi in meno su tutto il territorio nazionale. A fronte di questo calo si ha una crescita rispettivamente del 17 e 7 per cento degli alberghi di lusso a 5 stelle e degli alberghi a 4 stelle, strutture con una capacità di oltre 150 posti letti di media. Si continua ad evidenziare uno spostamento delle categorie da quelle più basse a quelle di maggiore “qualità”. E’ quanto emerge da un’indagine dell’ufficio economico della Confesercenti presentata a Roma in occasione dell’assemblea elettiva di Assohotel. Presenti, tra gli altri, il direttore della dg Turismo del Mibact, Francesco Palumbo, e i parlamentari Mattia Fantinati (M5S) e Gian Marco Centinaio (Lega Nord). A moderare l’incontro, la giornalista dell’agenzia Ansa, Cinzia Conti. (leggi anche: Governo, sulla creazione di un ministero del Turismo prove di larghe intesa M5S-Lega).

Il turismo, ha sottolineato Palumbo, “è uno dei pochi settore in crescita del paese e crescerà ancora di più nei prossimi anni, a un tasso fra il 3-4 per cento entro il 2030. In un momento come questo, quindi, dobbiamo chiederci cosa fare e dobbiamo porre rimedio ad alcune lacune. Il brand Italia – aggiunge – ha un appeal incredibile in questo momento, i turisti vengono nel nostro paese per vedere le grandi città d’arte ma anche avere servizi personalizzati: quindi, da un lato vogliono fare esperienze ‘di massa’ ma anche personalizzate. Questo pone sfide sia alle imprese che al settore pubblico. Ed il settore del turismo richiede che pubblico e privato svolgano un servizio insieme, se i due non lavorano insieme non arriveremo mai a un servizio di qualità”, ha concluso il direttore della dg Turismo del ministero, che ha ricordato i cinque miliardi di euro messi in campo da Intesa Sanpaolo e destinati a una platea di oltre 550mila aziende che operano nel settore turistico (leggi l’accordo Intesa Sanpaolo-Mibact), così come l’accordo con l’Enel per la promozione e lo sviluppo dell’uso dell’energia elettrica per la mobilità sostenibile nel settore turistico Mobilità sostenibile, intesa Enel-Mibact per un turismo a emissioni zero.

Nel suo intervento, il senatore Centinaio ha spiegato che “dobbiamo sì ragionare sul turismo 4.0, ma anche partire dal turismo attuale, quello 2018. Dobbiamo capire l’offerta che stiamo dando ai turisti italiani e stranieri, dobbiamo partire da una domanda: ‘L’offerta che diamo è all’altezza dei turisti che viaggiano in Italia?’. Secondo noi no, perché bisogna permettere a imprenditori di investire maggiormente, servono più fondi, serve una tassazione più bassa per le imprese, serve la creazione di un ministero per il turismo, che è fondamentale. Servirebbe poi una scuola che si occupa di turismo e dare sviluppo al turismo per disabili, una questione questa che è anche morale e sociale”.

Fantinati ha dal canto suo spiegato che “un altro tema importante è la tassa di soggiorno: non credo che si leverà nel prossimo futuro perché è un gettito molto corposo, però si può armonizzare, magari rendendola proporzionale al costo della camera, oppure legarla a investimenti nel turismo”. Il deputato pentastellato rimarca poi che “le micro e piccole imprese non sono state centrali nell’agenda politica degli ultimi anni: servono quindi azioni per le imprese da 1 a 9 dipendenti, aiutando così anche il territorio”.

I DATI CONFESERCENTI

Tornando ai dati di Confesercenti, dal lato dell’offerta si assiste quindi a una sorta di saturazione e “maturità”: per la ricettività alberghiera il minimo storico degli esercizi è già stato toccato (dai 42mila negli anni Ottanta siamo passati ai 33mila di oggi), ed è in atto un processo di riqualificazione che ne spinge verso l’alto le categorie e in prospettiva anche la redditività. Tutti gli alloggi extra-alberghieri, a parte i campeggi e i villaggi che rimangono stabili, crescono in modo significativo, in parte anche a causa del cambiamento delle normative che hanno fatto emergere attività precedentemente sommerse.

Da segnalare i 7.300 alloggi in più in affitto gestiti in forma imprenditoriale (con una capacità di 8 posti letti di media ad alloggio) che fanno registrare un +10 per cento, i bed & breakfast che con oltre 32 mila attività crescono del 28 per cento, gli agriturismi che aumentano dell’8,5 per cento e la forte crescita degli altri esercizi ricettivi non classificati, alloggi privati, che sono regolati dalle varie normative regionali. Quest’ultima tipologia insieme ai bed and breakfast, con una media di circa 6 posti letto a struttura, ha visto crescere il proprio peso sul comparto complementare di 3 punti percentuali in quattro anni.

I MOVIMENTI

I dati provvisori e aggregati per il 2017 indicano che nel nostro paese si sono registrati 122 milioni di arrivi e 427 milioni di presenze per una permanenza media di 3,5 giorni; tra il 2011 e il 2017 gli arrivi sono sempre cresciuti con un picco nel 2015 del 6,4%, le presenze invece sono tornate al segno positivo nel 2014 e registrano il loro massimo proprio nel 2017 superando come tasso di crescita gli arrivi. Il 2017 in questo senso è un anno particolare rispetto ai precedenti in cui a fronte di un aumento degli arrivi, le presenze si erano ridotte, come per il 2012-2013, o erano cresciute di meno.

Per scendere nel dettaglio della tipologia di alloggio e clientela è necessario prendere a riferimento il 2016, ultimo dato disponibile; in quest’anno gli arrivi di cittadini stranieri sono 57 milioni, quelli italiani li superano di poco con 60 milioni, in termini di presenze gli stranieri hanno raggiunto quota 50%. Da sottolineare negli ultimi 5 anni che per gli stranieri si registrano aumenti sia nel numero degli arrivi che delle presenze, nelle strutture alberghiere rispettivamente del 14 e del 10% mentre nell’extra alberghiero del 41 e 19%, per gli italiani invece a fronte di un aumento degli arrivi +7% c’è un calo delle presenze -3%.

Il grosso degli arrivi, più del 77%, è diretto verso le strutture alberghiere: tra queste sono gli alberghi a 4 e 3 stelle a concentrare oltre l’85% degli arrivi. Opportuno segnalare la crescita degli arrivi nelle strutture ricettive a 5 e 4 stelle, che per gli stranieri negli ultimi quattro anni è del +21% mentre per gli italiani del +13%. Calano invece in media del 15% gli arrivi nelle strutture alberghiere a 2 e 1 stella. Come detto sopra, l’utilizzo degli alberghi di qualità superiore soprattutto per la componente turistica straniera spinge a cambiamenti dal lato dell’offerta. Per l’extra-alberghiero la tipologia alloggiativa preferita per stranieri e italiani sono i campeggi e villaggi turistici e gli alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale che attirano rispettivamente il 72% e il 62% degli arrivi. Tutte le strutture extra-alberghiere fanno registrare incrementi importanti negli arrivi, con i bed and breakfast che in pochi anni addirittura vedono raddoppiare gli arrivi stranieri o gli alloggi in forma imprenditoriale dove la crescita degli arrivi nazionali e stranieri è rispettivamente del 41 e 67%.

L’81% degli arrivi si registra nelle località di interesse turistico e il restante 19% nei capoluoghi di provincia e comuni. Gli arrivi nelle località di interesse turistico per il 76% sono diretti in strutture alberghiere; gli stranieri prediligono le città di interesse storico e artistico (55%), mentre per gli italiani le città storiche (39%) si contendono il primato con le località marine (32%). Prendendo a riferimento le strutture alberghiere gli stranieri superano gli italiani per arrivi nelle città storiche e artistiche e nelle località lacuali mentre gli arrivi nazionali sono nettamente superiori nelle località marine e montane. Come già detto le strutture alberghiere catturano la maggior parte degli arrivi, in alcune località come quelle termali o nelle città di interesse storico e artistico la percentuale arriva al 90-80% mentre per le località lacuali il 60% degli arrivi si riversa nelle strutture alberghiere e il 40% in quello extra-alberghiero.

Alcune regioni italiane in questi anni hanno registrato aumenti degli arrivi e delle presenze importanti, da segnalare al sud la Basilicata (rispettivamente +40% e +19,5%), la Sardegna e la Puglia, al nord la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige, la Liguria, il Piemonte e il Veneto. Nessuna regione del centro registra incrementi superiori alla media nazionale, inoltre ad eccezione del Lazio, delle Marche e della Toscana, dove arrivi e presenze anche se di poco crescono, nelle altre regioni le presenze si riducono, soprattutto in Molise (-32,4%) Abruzzo (17.6%) e in Friuli Venezia Giulia (-7,2%). Per quanto riguarda le strutture alberghiere, l’82% degli arrivi è al Centro-Nord, con Lombardia, Veneto, Lazio, Emilia Romagna e Toscana tra le mete preferite. Rapportando il numero degli arrivi ai residenti, le prime cinque regioni diventano il Trentino Alto Adige, la Valle d’Aosta, il Veneto, la Toscana e la Liguria.

L’area geografica dove il numero degli arrivi è cresciuto di più, tra il 2011 e il 2016, è stata il Nord Est (+13% con il Trentino dove gli arrivi sono aumentati del 18% e il Friuli Venezia Giulia del +13%), bene anche il Nord Ovest con una forte ripresa turistica della Valle d’Aosta (+20% di arrivi). Sotto la media nazionale gli arrivi nelle strutture alberghiere delle altre aree, meritano una menzione invece gli arrivi in Sardegna e Basilicata con incrementi superiori al 20%. Se per numero di arrivi e presenze gli stranieri sono superiori ai turisti italiani in Lombardia, Veneto e Trentino gli italiani invece li superano soprattutto in Emilia Romagna e Puglia.

Gli arrivi nelle strutture alberghiere in valori assoluti, vedono ai primi posti, rimasti invariati nell’arco degli ultimi 5 anni, le grandi città: Roma, Milano, Venezia, Bolzano e Firenze; si raggiunge quasi il 50% degli arrivi complessivi nelle strutture alberghiere con Napoli, Torino, Verona e Rimini. Considerando invece gli andamenti degli arrivi tra il 2011 e il 2016 per crescita si segnalano le province della Sardegna, +48% di media tra Nuovo, Olbia, Oristano e Medio Campitano, poi Viterbo, Matera, Mantova, e Varese. Si riducono invece gli arrivi in diverse province siciliane come Agrigento (-14%) e Palermo (-11%) oltre che Caltanissetta ed Enna a Piacenza e Pisa. Passando alle diverse nazionalità, la Germania è il paese che domina gli arrivi turistici nel nostro Paese sia nelle strutture alberghiere rappresentando il 17% della clientela complessiva, che nell’extra alberghiero dove arriva al 30%.

I primi 5 paesi per numeri di arrivi nelle strutture alberghiere, circa il 46% del totale, sono: la Germania con 7,6 milioni, gli Stati Uniti con 3,7 milioni, la Francia 3,3 milioni, il Regno Unito e la Cina con 2,5 milioni. Per le strutture extra alberghiere dopo la Germania con 4 milioni di arrivi, ci sono i Paesi Bassi e la Francia che fanno registrare 1 milione di arrivi ciascuno, la Svizzera e gli Stati Uniti rispettivamente con 723 mila e 701 mila arrivi. Nel comparto alberghiero la Cina tra il 2011 e il 2016 ha scalato 5 posizioni, gli arrivi sono cresciuti del 95% andando più che a compensare la contrazione della Russia e del Giappone che insieme hanno ridotto gli arrivi di 894 mila unità. In contrazione anche gli arrivi dagli Stati Uniti (-204 mila) e dalla Spagna; crescono invece gli arrivi della Svizzera (+34%), del Regno Unito (+23%) e dell’Austria (+14%). In termini di crescita degli arrivi quella più intensa è stata della Corea del Sud, dell’Argentina, della Turchia e dell’Egitto. Nell’extra alberghiero gli arrivi aumentano e le prime posizioni non subiscono cambiamenti, la Germania fa registrare un +32%, la Francia +59%, il Regno Unito e la Svizzera rispettivamente +66 e +63%. Nell’extra alberghiero la Cina triplica i propri arrivi passando da 51 mila a 172 mila, da segnalare anche i turisti russi che arrivano a 174 mila con un +71%.

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