orchestra autoriUna delegazione di autori europei ha presentato a Strasburgo una petizione firmata da oltre 25mila compositori provenienti da tutta l’Unione europea per chiedere la fine del “trasferimento del valore”, ovvero quella prassi che attualmente consente alle piattaforme web di ignorare o riconoscere solo parzialmente i diritti e la remunerazione degli autori. “Non è tollerabile che le norme sul diritto d’autore vengano distorte a vantaggio dei giganti della tecnologia”, ha spiegato Silvia Costa, europarlamentare che ha accolto assieme alla collega Virginie Rozière la delegazione di autori europei a Strasburgo. “Per questo in Commissione Cultura abbiamo votato per migliorare le norme vigenti sul diritto d’autore modificando la vigente direttiva anche in materia di ecommerce, oggi in discussione nella Commissione giuridica”.

L’INIZIATIVA

Già nel 2016, una precedente petizione promossa da Pedro Almodóvar, Jean-Michel Jarre, Daniel Buren, Agnieszka Holland, Ennio Morricone e David Guetta, ha sollecitato l’Unione europea a interrompere il ‘divario di valore’. Oggi artisti come Axelle Red, Joyce Jonathan, Alain Chamfort, Jean-Claude Petit e molti altri, e a cui si è associato anche Nicola Piovani, hanno espresso il loro pieno sostegno alla proposta di mediazione avanzata dal relatore Axel Voss, della Commissione Giuridica, sulla revisione dei diritti d’autore.

“La proposta Voss – aggiunge la Costa – riprende in modo sostanziale la posizione votata dalla Commissione Cultura, dove mi sono spesa come coordinatrice del gruppo S&D insieme al collega Grammatikakis, relatore per il nostro gruppo, perché finisca questa economia parassitaria da parte dei giganti del web e per riconoscere pienamente una adeguata remunerazione degli artisti. Mi auguro che la giornata di oggi possa far comprendere la posta in gioco e porti all’approvazione di un testo equilibrato che trovi una maggioranza nella Commissione JURI, quella giuridica, anche grazie ai colleghi S&D italiani, francesi e inglesi”.

LE ATTUALI TECNOLOGIE

“Un tema discusso – prosegue Costa – è quello delle misure tecniche per l’individuazione delle violazioni del copyright, anche se le tecnologie di riconoscimento dei contenuti (CRT – Content Recognition Technologies) sono già ampiamente applicate da diversi tipi di provider che memorizzano o forniscono accesso a contenuti musicali o audiovisivi al fine di identificare altri tipi di attività illecite, come incitamento all’odio o al terrorismo. Noi non chiediamo alcuna elaborazione dei dati personali, ma queste tecnologie, che sono in grado di farlo, devono impedire la disponibilità di contenuti non autorizzati”.

IL CASO YOUTUBE

“La seconda questione è il ruolo attivo e di pura intermediazione dei server provider, ossia di quei fornitori che devono essere riconosciuti e che quindi devono prevedere una più specifica responsabilità. Per fare un esempio – continua Silvia Costa –, secondo l’International Federation of the Phonographic Industry, l’85% degli utenti di YouTube è solito utilizzare la piattaforma esclusivamente per ascoltare musica e, a livello mondiale, YouTube da solo rappresenta il 46% della musica ascoltata in streaming. Circa 1,3 miliardi di persone ascoltano musica grazie a YouTube ed è impensabile che la piattaforma con più utenze attive a livello mondiale non sia regolamentata da norme che tutelino gli artisti europei, il loro lavoro e la loro dignità”.

GLI AUTORI DI ARTICOLI SU INTERNET

“Un’altra questione molto controversa, indirettamente collegata al “divario di valore”, riguarda la protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale. La proposta della Commissione intende promuovere la creazione di un diritto connesso per gli editori e, in Commissione Cultura, mi sono battuta affinché questa posizione venisse rafforzata, prevedendo che una parte dei proventi generati dagli utilizzi dei diritti degli editori sia assegnata agli autori stessi in maniera equa e proporzionata. Siamo nel pieno delle negoziazioni, speriamo di portare a casa questo risultato a favore della sostenibilità dell’industria dell’editoria e per la salvaguardia di una stampa libera, pluralista e di qualità” ha concluso Silvia Costa.

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