Manifesti elettorali Dc 1948L’Istituto Sturzo e l’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia aprono i loro archivi per mostrare attraverso manifesti, documenti, foto e filmati le immagini e le emozioni che prepararono e diedero sostanza alla giornata elettorale del 18 aprile 1948, la prima della storia repubblicana. È così che nasce la mostra documentaria “Vittoria Italiana”, a cura di Gloria Bianchino e Dario Costi, ospitata fino al 22 aprile all’Istituto Sturzo. Quella data, spiega il presidente dell’Istituto Nicola Antonetti, ha rappresentato “un passaggio attraverso il quale l’Italia repubblicana fissava punti fermi per il proprio futuro democratico: la concreta possibilità nella crisi della Guerra Fredda di un’adesione unitaria all’Alleanza occidentale, le prospettive di libertà, di pace e di benessere diffuso”.

IL VOTO DEL 18 APRILE

Questa mostra è una riflessione sulla battaglia elettorale che coinvolse, su fronti opposti, l’intero popolo italiano. La Democrazia cristiana, su un numero di votanti pari al 92% degli aventi diritto, raccolse oltre il 48% dei consensi contro il circa 31% del Fronte Popolare e il 7% dell’Unità Socialista. Allo straordinario successo del 18 aprile, mai più ripetuto, ottenuto dal partito di De Gasperi e da un gruppo dirigente formato da ex-popolari e, in buona parte, da giovani leader (Dossetti, La Pira, Moro, Fanfani e vari altri) contribuirono molti fattori, spiega ancora Antonetti: l’impegno anticomunista delle Associazioni cattoliche, specie dei Comitati Civici diretti da Luigi Gedda, alimentato dalla grave situazione che pativano le Chiese dell’Est europeo e dalla notizia del colpo di stato comunista in Cecoslovacchia, il coagularsi sui programmi sociali interclassisti di fasce elettorali contadine e operaie nonché dei ceti medi e borghesi, l’esplicita fiducia espressa da gruppi cattolici progressisti desiderosi di un profondo rinnovamento della struttura dello Stato”.

LA MOSTRA

Dopo un’aspra campagna elettorale, fatta di accuse e anche di insulti reciproci (ben evidenziati e illustrati dai documenti che si propongono), il 18 aprile fu il primo esperimento positivo della competizione democratica stabilita dalla Costituzione che tutti i partiti antifascisti avevano voluto come simbolo della nuova identificazione unitaria del Paese. La mostra, utilizzando il materiale di propaganda conservato negli archivi dell’Istituto Luigi Sturzo e dell’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia, intende evidenziare la dialettica che caratterizzò la campagna elettorale del 1948, primo esperimento positivo della competizione democratica stabilita dalla nuova Costituzione.

Con l’esposizione di alcuni dei principali e più diffusi strumenti di propaganda utilizzati dalla Democrazia Cristiana – manifesti, stampati, fotografie, produzioni cinematografiche — la mostra mette anche in luce la diversità della comunicazione politica di allora rispetto ad oggi. Una diversita‘ che è la diretta conseguenza dell’evoluzione dei partiti e dei meccanismi di voto; dell’evoluzione del sistema dei media, dall’assenza della televisione alla diffusione degli odierni social network; dell’evoluzione della realtà sociale, dalle affollate partecipazioni ai comizi di piazza agli innovativi canali di partecipazione dal basso offerti dalla rete.

PICCOLI NARDELLI

In occasione dell’inaugurazione della mostra AgCult ha intervistato Flavia Piccoli Nardelli, presidentessa uscente della Commissione Cultura della Camera nonché per più di vent’anni segretario generale dello Sturzo (carica lasciata nel momento dell’elezione a Montecitorio nel 2013). Secondo la Piccoli Nardelli “l’importanza di ricordare è un ruolo fondamentale, oltre a quello della ricerca, che gli istituti culturali hanno e che svolgono al meglio”. In questa mostra, aggiunge,“ci sono manifesti bellissimi, testimonianza di una campagna molto aspra e sicuramente non politicamente corretta. A evidenziare anche quello che era il clima dell’Italia di quel tempo. Il tutto nella cornice realizzata dalla Costituzione entrata in vigore proprio il primo gennaio di quell’anno”. Il voto del 18 aprile del 1948 segnò la “prima prova di come la Costituzione dà voce attraverso i partiti a una democrazia di tipo occidentale”. Non è secondario poi per la Piccoli Nardelli che “tutto questo sia visibile attraverso un tipo testimonianze facile da ‘leggere’ anche per i ragazzi”. In quell’epoca i partiti politici puntavano molto su questo tipo di comunicazione: “La Spes per la Democrazia Cristiana aveva un ruolo fondamentale nella comunicazione politica e lo stesso faceva, dall’altra parte, il Partito Comunista. C’era molto rispetto per una comunicazione ‘popolare’”. Il primo manifesto della Democrazia Cristiana, ricorda infine con piacere la presidentessa uscente della VII commissione, è quello per il voto alle donne che dice “se tua madre avesse potuto votare, non avremmo avuto la guerra”.

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