La situazione nelle Marche è ancora grave, si sta procedendo come se fosse una situazione normale e non di emergenza; la popolazione non ha gli strumenti per colloquiare con l’unità di crisi e quest’ultima non ha personale sufficiente per agire. Questo il grido d’allarme raccolto da Agcult da fonti ben informate sulla situazione, a una settimana dalle scosse di terremoto che hanno nuovamente colpito la regione, con ulteriori crolli a Tolentino e Pieve Torina. Una zona, sottolineano, “poco abitata da persone ma densamente popolata di opere d’arte”.

Opere d’arte che hanno subito nuovi danni anche perché, spiegano, i beni messi in sicurezza in questi mesi sono tutti nel luogo del cratere, “anche se la prima cosa che insegnano è di metterli fuori dal cratere”.

IL CASO DI TOLENTINO

Una situazione particolare la sta vivendo il comune di Tolentino, i cui abitanti si stanno muovendo per salvare almeno le pale d’altare, il grande Crocifisso, il Tabernacolo e gli altri arredi della Chiesa del Santissimo Crocifisso. La pala d’altare – raccontano ad Agcult – è stata squarciata da un masso caduto mentre un’altra pala, “Noli me tangere”, del XVI secolo, è stata abbandonata all’interno della cappella. Particolarmente danneggiato il Crocifisso donato ai cappuccini nel XVII secolo da un “cantastorie” peregrinante. “Rimane difficile comprendere perché ancora non sono state salvate queste opere d’arte che sono state anche esposte in alcune mostre”.

I DATI

Leggendo l’ultimo report dell’Unità di crisi pubblicato negli scorsi giorni, emerge che dall’agosto del 2016 a oggi (dati aggiornati a marzo 2018) sono pervenute al Mibact circa 3000 segnalazioni di danni, di cui 1667 relative a chiese e 984 a palazzi. Gli interventi di messa in sicurezza su beni immobili messi in atto dal Mibact e dai Vigili del fuoco sono 220, a cui si aggiungono gli 833 interventi effettuati da altri (come i Comuni). Sono invece oltre diecimila i beni mobili ricoverati.

LEGAMBIENTE: IL LAVORO DEI NOSTRI VOLONTARI È STATO UN VALORE AGGIUNTO STRAORDINARIO

E sulla questione è intervenuta anche Legambiente Marche, che negli scorsi giorni ha denunciato che “nonostante sia in ballo un pezzo fondamentale per il futuro economico, turistico e sociale di tutta la Regione, la messa in sicurezza delle opere, lo stato di conservazione e il futuro della loro fruibilità, per cittadini e turisti, resta ancora tutto da scoprire”. “Continuiamo a ritenere urgente un piano di messa in sicurezza, di gestione dei beni recuperati e una prospettiva per la loro fruibilità futura – ha dichiarato Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche – Crediamo che sia giunto il momento di pensare e ragionare, insieme alla comunità e a tutti i portatori di interesse, su quella che sarà la nuova geografia dei beni culturali in questa regione e di disegnare uno scenario di nuovi edifici e contenitori in cui mettere in mostra le opere, che già ora sono in condizione di essere esposte, che veda il coinvolgimento delle comunità locali. Ciò significherebbe dare una prospettiva forte e concreta per costruire piani di promozione turistica e punti di riferimento per la cittadinanza colpita”.

“In questi mesi il lavoro del nostro gruppo di volontari è stato un valore aggiunto straordinario per la comunità e per le Istituzioni. Un fiore all’occhiello per la Regione Marche, che può vantare il primo gruppo organizzato e formato per operare in emergenza, che nasce proprio in risposta al terremoto Marche e Umbria del 1997 – continua Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche – Sono stati centinaia i volontari formati che hanno prestato migliaia di ore di volontariato gratuito e ben qualificato, garantendo al patrimonio recuperato una maggiore cura e attenzione nella gestione dell’emergenza. L’azione di volontariato ha avuto anche un enorme valore sociale, dando un’opportunità concreta ai tanti cittadini generosi che si sono messi a disposizione della propria comunità per ripartire e guardare insieme alla ricostruzione”.

Nonostante questo, sottolinea, “l’azione svolta dal mondo del volontariato è stata contrastata e bloccata per molti mesi, mentre le opere rimanevano sotto macerie e neve, e ad oggi continua e non essere considerata, nonostante la dichiarata disponibilità, benché il tema della rinascita delle comunità sia al centro di tante riflessioni e incontri, come quelli organizzati questo weekend a Macerata e Camerino. Il lavoro di questo gruppo di volontari è frutto di protocollo firmato tra Ministero dei Beni Culturali, Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, Regione Marche e Legambiente, un vanto per le amministrazioni locali ma che ad oggi, ad un anno dalla scadenza, non riesce ad essere rinnovato”.

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