Mibact Fondazioni CulturaSmantellare la riforma Franceschini. Restituire potere ai sovrintendenti. Rimandare a casa i direttori stranieri dei musei. Inserire i privati nella gestione del patrimonio culturale. Mettere alla testa del Mibact un ministro donna, eventualmente anche del M5S. Questi i punti focali per rilanciare i Beni culturali espressi dal senatore di Forza Italia Francesco Giro, sottosegretario al ministero del Collegio Romano dal 2008 al 2011 durante il quarto governo Berlusconi. “Prima di tutto va rivisto da cima a fondo tutto quello che ha combinato l’ultimo governo – spiega Giro intervistato da AgCult -. Le riforme messe in campo del ministro Franceschini hanno indebolito il ruolo dell’esecutivo e del ministero nella programmazione di un Paese che sulla cultura dovrebbe investire risorse, progetti e idee”.

Giro attacca la riforma Franceschini “applicata senza passare per le commissioni di merito e per l’aula parlamentare. Una riforma verticistica che ha creato una vera e proprio oligarchia nel Mibact, con gente nota e contigua al potere che guida le sorti del patrimonio culturale del Paese. C’è stata da parte del ministero Franceschini una visione molto miope, tutta all’insegna di una gestione del potere talvolta anche in maniera spregiudicata”.

LA RIFORMA FRANCESCHINI

La riforma, spiega il senatore FI, “non ha semplificato il sistema delle sovraintendenze ma lo ha frantumato e lo ha politicamente egemonizzato. Perché aver tolto dalle sovraintendenze tutti i musei più importanti per assegnarli a dei manager, che non ne rendono conto a nessuno, è grave. E non basta dire che i visitatori dei musei sono aumentati, perché stanno in crescita da decenni, è un fenomeno anti ciclico rispetto alla crisi economica del 2007-08 e quindi non è un dato sufficiente da addebitare alla riforma. Ad esempio, per limitarci a Roma, i visitatori del Colosseo sono aumentati anche grazie all’operazione di riqualificazione del monumento fortemente voluta dal sottoscritto e dal governo Berlusconi”.

Per Giro, “è stato sminuzzato il sistema delle sovrintendenze svuotandole dei loro tesori, vedi aree archeologiche e musei, che sono stati assegnati a dei direttori generali di nomina politica e di cui sappiamo poco. I sovrintendenti sono stati indeboliti nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio perché sono stati esclusi da questa dinamica. Non è marginale ricordare, infatti, che sono di seconda fascia, mentre i direttori sono di prima fascia e quindi gerarchicamente non ne rispondono a loro”. Parallelamente a questa semina di nomine e poltrone, osserva l’esponente di Forza Italia, “tutti gli altri musei, quelli residuali, minori, diciamo di serie B, sono stati lasciati da parte, riuniti in Poli regionali che versano in una crisi profonda determinata anche da questo ‘effetto dimenticatoio’”.

RIMANDARE A CASA I DIRETTORI STRANIERI

Primo compito del prossimo ministro, si augura Giro, “dovrebbe essere quello di monitorare tutto ciò che è stato fatto e rivolgersi alla Corte dei conti per vigilare sull’attività di questi manager e farne un bilancio. Poi il futuro titolare del Collegio romano dovrebbe restituire alle sovrintendenze alcuni musei che hanno dato lustro in questi decenni”.

Il senatore azzurro è poi drastico in merito al ruolo dei direttori stranieri dei musei. “Fosse per me – afferma – potrebbero prendere il biglietto aereo e ritornare da dove sono venuti. Farei una nazionalizzazione delle direzioni dei musei. Sarebbe un richiamo patriottico necessario perché abbiamo tanti funzionari colti e preparati. Certo, vanno motivati e aggiornati, ma questo dipende dalla guida politica. Se la politica ha idee chiare anche l’amministrazione segue e collabora. Se invece pensa solo a distribuire caramelle, poltrone, privilegi e contratti allora siamo lontani dall’ottenere qualsiasi progetto”.

I PRIVATI NELLA GESTIONE DELLA CULTURA

C’è poi un altro aspetto che Giro ritiene fondamentale. “Va realizzata in modo vero e non solo sulla carta – sottolinea -, la gestione condivisa pubblico-privato del patrimonio culturale. Serve una partecipazione autorevole del privato facendolo entrare in maniera prepotente e visibile nella gestione del patrimonio. Vanno bene ma non bastano le agevolazioni fiscali dell’Art Bonus”. I privati, secondo il senatore FI, “vanno responsabilizzati a fianco del ministero il cui ruolo deve essere quello di garantire la tutela del patrimonio. Questo avviene a Londra, Parigi e Berlino e deve succedere anche in Italia”.

L’ANNO EUROPEO DEL PATRIMONIO CULTURALE

Giro parla anche della situazione presente. “Stiamo vivendo nel 2018 l’Anno europeo del patrimonio culturale -osserva -. Per caso se ne sa qualcosa? No, non sappiamo nulla su cosa il governo abbia fatto e promosso per questo evento perché in realtà ha realizzato poco in merito. Si parla esclusivamente dell’Anno nazionale del cibo che è seguito all’Anno nazionale dei borghi. Insomma, Franceschini si è concentrato su queste iniziative trascurando l’Anno europeo che ritengo più importante, anche perché i soldi stanziati dall’Ue sono stati notevoli”.

IL PROSSIMO MINISTRO

Per quanto riguarda il nome del prossimo ministro dei Beni culturali? “E’ prematuro farne visto che ancora siamo lontani dall’avere un governo – risponde il senatore azzurro -. Personalmente a me piacerebbe vedere una donna alla guida del Mibact, perché sono più coraggiose e motivate. Anche un’esponente del M5S andrebbe bene, ne ho conosciute diverse ben preparate. E non mi spaventa affatto l’ipotesi di un grillino alla guida dei Beni culturali. L’importante è che sia una persona che ami il proprio Paese, un patriota, che abbia il senso della nazione”.

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