Condivisione e messa in rete di risorse ed energie orientate alla partecipazione, alla cooperazione, alla rappresentazione delle unicità ed eccellenze culturali di diversa provenienza e tradizione da tutto il mondo. Sono queste le caratteristiche della 74esima edizione del festival “Mandorlo in fiore” di Agrigento, che si terrà nella primavera del 2019 nel capoluogo giurgintano, presentata a Roma presso la sede della Stampa estera. Un’iniziativa che dal 2016 intende valorizzare le espressioni artistiche che appartengono alla tradizione culturale dei popoli, ed in particolare quelle manifestazioni che hanno ottenuto dall’Unesco il riconoscimento come “patrimonio dell’umanità”. “Mandorlo in Fiore – Festival Internazionale del Patrimonio Immateriale Unesco” è quindi un evento capace di raccogliere decine di Patrimoni Immateriali ed unirli insieme per dieci giorni di cultura, musica, accoglienza e pace nella straordinaria cornice della Valle dei Templi, simbolo del Patrimonio Unesco.

Nata nei primi decenni del secolo scorso per festeggiare lo sbocciare dei primi fiori di mandorlo che in questa parte della Sicilia anticipano l’arrivo della primavera, questa festa di tradizioni popolari si ripete ogni anno, per un’intera settimana, richiamando da ogni parte del mondo numerosi gruppi folkloristici in un incontro e mutuo riconoscimento di culture e tradizioni millenarie attraverso la musica e il ballo. Nel tempo la festa ha implementato il proprio significato culturale divenendo ambasciatore di pace per tutte le popolazioni.

Alla conferenza stampa di presentazione, oltre al sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, sono intervenuti l’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo, i vertici del “Parco Archeologico Valle dei Templi”, Bernardo Campo e Giuseppe Parello, il presidente di CoopCulture, Giovanna Barni, il ministro plenipotenziario Enrico Vicenti, Segretario Generale della Commissione Nazionale per l’Unesco e la direttrice dell’ufficio Unesco del segretariato generale del Mibact, Luisa Montevecchi.

COOPCULTURE

“La cultura rappresenta un potente strumento per costruire ponti tra le persone, in particolare tra i giovani, e rafforzare la comprensione reciproca. Essa può anche essere un motore per lo sviluppo economico e sociale. E siccome ci troviamo di fronte a sfide comuni, la cultura può aiutare tutti noi, in Europa, Africa, Medio Oriente e Asia, a rimanere uniti per combattere la radicalizzazione e instaurare un’alleanza delle civiltà contro chi tenta di dividerci”. Per sottolineare l’importanza della diplomazia culturale, la presidente di Coopculture, Giovanna Barni, riprende le parole dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, pronunciate l’8 giugno 2016 in occasione della presentazione della “Strategia per le relazioni culturali internazionali” da parte della Commissione europea. “Non si tratta – ha spiegato la Barni nel corso della conferenza stampa – solo di unire il patrimonio immateriale e materiale, ma si tratta di dare una spinta verso il futuro con il coinvolgimento dei giovani. Per l’anno prossimo la nostra ambizione è di arricchire ancora di più questa manifestazione e portarla verso il futuro. Uniremo oltre alla cultura immateriale e materiale, anche la produzione di musica; ma stiamo pensando anche alla produzione materiale (come quella della ceramica) e a una produzione che sia orientata al digitale. Quindi materiale, immateriale e digitale sono i tre elementi che possono lanciare il festival “Mandorlo in fiore” verso il riconoscimento di patrimonio mondiale. Noi di Coopculture vogliamo che il grande attrattore della Valle dei Templi possa inoltre diventare un hub per la crescita di tantissimi itinerari sul territorio. Stiamo lavorando su questo, affinché tutto il patrimonio possa essere accessibile”, ha concluso la presidente di Coopculture.

GLI ALTRI INTERVENTI

Questa iniziativa, ha sottolineato Enrico Vicenti, segretario generale della commissione nazionale Unesco, “è molto importante per quel che riguarda le strategie Unesco: innanzitutto perché è importante coniugare patrimonio culturale e immateriale, così come è importante il coinvolgimento delle comunità che vivono sul territorio, perché il patrimonio deve essere uno strumento di crescita delle comunità. Importante è anche per il tema dell’immigrazione e dell’integrazione, vista l’abitudine e la propensione della Sicilia al dialogo interculturale”, ha commentato.
Cultura e turismo, ha aggiunto l’assessore al Turismo della regione, Sandro Pappalardo, “sono per noi un binomio imprescindibile. La nostra regione offre tutto dal punto di vista culturale e turistico: abbiamo il clima, i beni culturali che tutto il mondo ci invidia, la nostra enogastronomia che non è seconda a nessuna regione italiana. Abbiamo poi creato un nuovo brand che stiamo presentando in giro per il mondo e stiamo puntando su tre pilastri: la fidelizzazione dei turisti, e qui siamo un po’ in ritardo; il lavoro sugli operatori turistici e culturali e la destagionalizzazione. La Sicilia gode infatti di un turismo estivo ma in altri mesi soffre, quindi manifestazioni come questa aiutano ad andare nella direzione di una destagionalizzazione dei flussi turistici.

Quello del Festival, ha spiegato Bernardo Campo, “è un format rinnovato, che prevede di avvicinare i patrimoni immateriali ai patrimoni materiali. E’ una strategia vincente, abbiamo dato una sferzata per fare un qualcosa di unico nello scenario internazionale. Siamo riusciti tramite l’attività del Parco a presentare l’evento con quasi un anno di anticipo, una cosa che sembrava impossibile. Grazie alla programmazione triennale della spesa siamo riusciti a presentare questo evento in netto anticipo”. Per quanto riguarda le presenze turistiche, spiega, “il nuovo format ha consentito negli anni scorsi un aumento del 16 per cento di turisti non siciliani”.

Il sindaco di Agrigento Calogero Firetto ha voluto sottolineare come “in questo punto preciso della Sicilia, radici e tradizioni dell’Europa si incontrano, con un atto simbolico come la fiaccolata, a simboleggiare proprio la Concordia tra i popoli”. Dal 2015 la manifestazione, col riconoscimento da parte dell’Unesco dell’eccezionale valore per l’umanità dell’Unesco, “ha avuto una strambata”.

E anche oggi il lavoro di tutela e promozione del territorio non si ferma, anzi. “Noi siamo impegnati in un’azione di ampliamento del nostro patrimonio, sono tuttora in corso scavi importanti”. Ma la città non è solo la Valle dei Templi. “Agrigento – spiega il sindaco – racconta la ventrosità del suo centro oltre alla geometria dei templi. La sedimentazione di culture, ebrei arabi, bizantini, sono rappresentati a vario modo in questo centro storico. Questo pezzo di Sicilia rappresenta grecità, ma anche paesaggi, gusto e vino”. Firetto ha poi concluso con un auspicio: attraverso ‘Mandarlo in fiore’, ha detto, si possa veicolare nel mondo tutto questo buon racconto dell’Italia della Sicilia”.

IL PARCO DELLA VALLE DEI TEMPLI

Nel corso della conferenza stampa è stato presentato anche il nuovo spot per la nuova edizione della manifestazione. A introdurlo Giuseppe Parello, direttore del Parco della Valle dei Templi e ‘padre del mandarlo in fiore’ come è stato definito dagli altri relatori. Parello ha sottolineato come l’organizzazione della manifestazione “sia molto complessa. Abbiamo lavorato in sinergia con istituzioni locali e personale del parco”. Il mandorlo in fiore, ha detto il direttore del Parco, rappresenta “un patrimonio vivo che consente a ciascuna comunità di riconoscersi e attraverso questo di potersi confrontare con le altre comunità. Un incontro che passa attraverso un incontro reale tra le comunità in cui ciascuno racconta la propria esperienza”. Un’iniziativa che vedrà la luce nella prossima edizione è quella che “attraverso il voto della comunità premieremo coloro che hanno saputo raccontare meglio questo patrimonio”. Per Parello, “bisogna valorizzare i patrimoni che valorizzano le comunità che a loro volta tendono a stabilire relazioni tra i popoli nel nome della pace”.

Anche Parello ha ricordato l’incontro con i Patrimoni Unesco della manifestazione. “I riconoscimenti non sono esaustivi – ha detto -, ma aiutano”. E ha aggiunto: “Vorrei lanciare un’altra sfida, quella si iscrivere il mandarlo in fiore tra le buone pratiche dell’Unesco. Noi stiamo cercando di fare quello che l’Unesco dice di fare. C’è comunque un grande lavoro da fare”.

Inclusività è una delle parole d’ordine della prossima edizione. “Punteremo molto sull’inclusività nella prossima edizione – ha chiarito Parello -. Abbiamo fatto qualche esperimento anche insieme a Coopculture”. Il prossimo anno, ha aggiunto, “vorremmo spalmare i 10 giorni in tre tranche. La prima dedicata ai bambini con i giochi di strada e i laboratori sulle fiabe siciliane. Altra novità sarà il progetto per le scuole ‘adotta un patrimonio immateriale’ in modo da stabilire un dialogo. Altra iniziativa sarà infine la notte bianca dei patrimoni”.

IL MIBACT

Luisa Montevecchi ha infine sottolineato la “ricchezza sconfinata della Sicilia per le sua cultura, le sue arti, la sua bellezza, che raccoglie una grande storia di tradizioni diverse. La Sicilia è l’esempio dell’integrazione”. Per la direttrice dell’ufficio Unesco del Mibact occorre “capire meglio che la cultura non può essere limitata da un confine fisico, ma che invece trascende da un bene all’altro, da un bene fisico a uno immateriale, etc. Nonostante l’importanza, il riconoscimento Unesco non è in ogni caso l’unico modo per valorizzare un luogo o un bene. Bisogna creare consapevolezza intorno a un bene. Nella trasmissione quotidiana di saperi e cultura c’è la strada per il futuro”.

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