Lettura libriL’Osservatorio degli editori indipendenti (Odei) confluisce in Adei, una nuova associazione che raccoglie tutti gli editori indipendenti insieme agli Amici del Salone del libro di Torino e Fidare. Si tratta di 320 editori e rappresentano tra il 35 e il 40 per cento del mercato, con dentro aziende del calibro di Sellerio, E/O, etc. Editori importanti dal punto di vista culturale, anche di tendenza, di immagine, di testimonianza nel panorama editoriale italiano. Nasce così un soggetto nuovo con cui l’Associazione Italiana Editori (Aie) dovrà confrontarsi. E i fronti aperti tra i ‘grandi’ (Mondadori, Feltrinelli, GeMS e Giunti) e gli editori indipendenti non sono pochi. In questi anni, è l’accusa dei ‘piccoli’, l’Aie sembra non essersi interessata molto degli ‘altri’. L’auspicio di molti è che ora, con nuovi pesi in campo, il confronto possa essere più equilibrato.

“Un’associazione di questo tipo deve essere di stimolo per tutti, occorre mettersi tutti intorno a un tavolo. Occorre dare vita alla consulta del mondo dell’editoria con dentro le associazioni degli editori, dei librai, della distribuzione. Ma Aie non può più fare finta di niente”. Ad AgCult racconta la riunione Cristina Giussani, presidente nazionale sindacato librai Confesercenti, che è una libraia ma anche editrice e per questo ha partecipato come semplice iscritta all’ultima riunione di Odei. I librai guidati da Giussani, inoltre, da anni collaborano con le due associazioni che ora hanno dato vita ad Adei. Il Salone del libro di Torino sarà il primo incontro tra tutti gli editori con le nuove sigle in campo. E Giussani è fiduciosa: “Bisogna cominciare dai punti che ci accomunano”.

LE CONTESTAZIONI AI ‘GRANDI’

Secondo Giussani, gli editori “sarebbero stati più volentieri tutti dentro ad Aie, se solo Aie si fosse comportata diversamente”. Ma cosa contestano gli indipendenti all’Associazione italiana editori? “Quando dentro un’associazione ci sono quattro colossi è molto difficile che si riesca a fare una politica per i grandi e per i piccoli. Però Aie ci deve riuscire. Hanno fatto degli strappi come il Salone di Milano. I pesi sono troppo spostati sui quattro grandi editori”.

Concretamente, una delle richieste più pressanti degli editori indipendenti è la modifica della legge Levi affinché lo sconto massimo da applicare ai libri sia portato dal 15 al 5 per cento. Una misura che vogliono tutti i librai (indipendenti e di catena): “La vogliono anche moltissimi piccoli e medi editori e anche il gruppo Giunti – spiega la presidentessa dei librai -. Sono due grandi (Mondadori e GeMS) a frenare il discorso sullo sconto pensando che ridurre lo sconto voglia dire ridurre le vendite. Basterebbe invece guardare in Francia e Germania e in altri Paesi dove le librerie non chiudono, anzi. Da noi ha chiuso negli ultimi anni il 25 per cento delle librerie indipendenti”.

I DATI DEL SETTORE

Il settore della lettura naviga in pessime acque da vari anni e ogni anni va sempre peggio. I lettori nel nostro Paese sono il 40,5% della popolazione rispetto a percentuali che in Europa variano dal 60 al 90%. La lettura è debole soprattutto al Sud e nelle aree socialmente fragili. Soprattutto desta preoccupazione l’analfabetismo funzionale di circa il 70% degli adulti. In Italia ci sono circa 1.100 librerie di catene e circa tremila librerie indipendenti. Il fatturato delle vendite di libri in realtà cresce, ma viene imputato a un aumento dei prezzi e non al volume delle vendite che invece diminuisce.

IL BONUS 18APP

A dare ossigeno al settore è intervenuto il bonus cultura per i diciottenni previsto dalla Legge di Stabilità 2016 e rifinanziato per i due anni successivi. Per rendere stabile l’intervento l’ex presidentessa della Commissione Cultura della Camera, Flavia Piccoli Nardelli, e la responsabile cultura del Partito Democratico, Anna Ascani, hanno depositato a inizio legislatura una proposta di legge. Nel primo anno di attivazione il bonus cultura (destinato ai nati nel 1998 residenti in Italia, che potevano registrarsi sulla piattaforma ‘18app’ a partire dal novembre 2016 e fino al 30 giugno 2017), i neo maggiorenni che si sono registrati su ‘18app’ e hanno richiesto i 500 euro, sono stati 351.522 – il 61% degli aventi diritto, circa 575.000 giovani – per un totale di 175,7 milioni di euro erogati a fronte dei 290 milioni stanziati dalla legge.

All’acquisto di libri sono stati destinati 135 milioni di euro, di cui metà venduti in libreria. “Molti librai – spiega la Giussani – stavano per chiudere e il 18App ci ha fatto vivere”. Nella metà online Amazon l’ha fatta da padrone, ma in quella cifra rientrano anche i siti delle altre librerie. E il dato dei nati del 1999 fa sperare ancora di più, visto che in proporzione le registrazioni sono molto più alte rispetto all’anno precedente.

IL CREDITO FISCALE 2018

La Legge di Bilancio 2018 ha istituito un tax credit per le librerie (sia indipendenti che di catena). Il credito di imposta è riconosciuto, nel limite di spesa di 4 milioni di euro per l’anno 2018 e di 5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019, ed è parametrato agli importi pagati quali IMU, TASI e TARI con riferimento ai locali dove si svolge l’attività di vendita di libri al dettaglio, nonché alle eventuali spese di locazione.

Il credito di imposta è stabilito nella misura massima di 20.000 euro per gli esercenti di librerie che non risultano ricomprese in gruppi editoriali dagli stessi direttamente gestite e di 10.000 euro per gli altri esercenti. Il decreto ministeriale del Mibact che doveva stabilire le modalità applicative è pronto ma deve ricevere ancora il via libera dal Mef.

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