Stefano Bruno Galli“Oggi la cultura occupa l’1% del bilancio della Regione Lombardia. L’1% di 23 miliardi. Mi piacerebbe finire il quinquennio con una percentuale che occupa il 3 o il 4%”. Stefano Bruno Galli è dallo scorso 29 marzo il nuovo Assessore all’Autonomia e Cultura della Lombardia, nella Giunta Fontana. Interpellato da AgCult dice di volere “una Lombardia plurale, dei territori, delle comunità, delle realtà cittadine e delle tradizioni”. E spiega quali sono le sue linee strategiche di azione e le priorità. A cominciare dal “solido legame tra autonomia e cultura”.

LE PRIME SFIDE

“Una delle sfide che ritengo essenziali – dice – è coniugare insieme i concetti di autonomia e cultura, dimostrando che la trattativa per autonomia regionale non è solo legata a questioni economiche e fiscali, non è solo un aspetto ragionieristico. Molti puntano sul fatto che la Lombardia ha un rapporto iniquo e sbilanciato con lo Stato centrale, perché ci sono 56 miliardi di euro sul suo rapporto di residuo fiscale, e di conseguenza deducono che per questa ragione ha diritto all’autonomia. Non è così. La mia idea – spiega l’assessore Galli – è quella di dimostrare che l’autonomia non è solo una questione contabile, ma che nella nostra cultura politica c’è una forte componente autonomista. Ricordo Cattaneo, Ferrari, Miglio, Zanardelli, Ghisleri, solo per citarne qualcuno”. Per tenere insieme cultura e autonomia, Galli pensa tra i primi provvedimenti ad avviare “una serie di iniziative, di carattere culturale, editoriale e convegnistico”. Ad esempio, sottolinea, “un mese fa è stato il 170esimo anniversario delle Cinque giornate di Milano e il Sindaco Sala se n’è completamente dimenticato. Certo, non ha riguardato solo Milano, ma si tratta di una pagina importante della storia di questa Regione. E quest’anno ricorre il centenario dalla nascita di Gianfranco…”.

“LA CULTURA PRODUCE SVILUPPO”

Galli ribadisce di voler “ispirare questi 5 anni al principio che la cultura non è un prodotto dello sviluppo, ma un fattore. Non è che una società cresce, ottiene benessere e allora produce più cultura, al contrario. La cultura è un elemento che determina la crescita della società. Voglio che sia considerato come un elemento nevralgico dello sviluppo, soprattutto in questa fase in cui ci lasciamo alle spalle una crisi durata 10 anni”. La cultura come “grimaldello” per “scatenare e produrre sviluppo”. Del resto, argomenta l’assessore regionale, “questo lo certificano le ricerche: un euro investito in cultura ne genera cinque. Un euro in concerti, libri, valorizzazione dei beni culturali, dei siti archeologici Unesco genera 5 euro di valore”.

IL FUS DA “REGIONALIZZARE”

Galli assicura che tornerà alla carica sulla regionalizzazione delle risorse del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, tema su cui la Lombardia – insieme all’Emilia Romagna – aveva già aperto un tavolo di trattativa nei mesi scorsi. Oggi, con un ipotetico Governo a forte impronta leghista tutto potrebbe subire un’accelerata. “È sicuramente uno dei temi più significativi sul tappeto, da parte mia c’è molta sensibilità”.

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