ministero miur istruzione libriLa spesa pubblica in istruzione nel 2015 incide sul Pil per il 4,0% a livello nazionale, valore più basso di quello medio europeo (4,9%) tanto che l’Italia occupa il terzultimo posto insieme alla Bulgaria. La spesa pubblica per consumi finali in istruzione ha invece una incidenza del 3,5%, variando tra il 5,8% nel Mezzogiorno – dove è più numerosa la popolazione in età scolare – e il 2,8% nel Centro- nord. Prosegue il miglioramento del livello di istruzione degli adulti. Tra le persone di età compresa tra i 25 e i 64 anni, per effetto dell’ingresso di giovani mediamente più istruiti e l’uscita di anziani in genere meno istruiti, la quota di coloro che hanno conseguito al massimo la licenza media è scesa di oltre 12 punti tra il 2004 e il 2017 (dal 51,8% al 39,5%), ma nel Mezzogiorno rimane ancora vicina al 50% (47,9%). E’ quanto emerge dal report dell’Istat “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”, giunto alla sua decima edizione. Il rapporto mette in luce la posizione dell’Italia nel contesto europeo e le differenze regionali che la caratterizzano, attraverso una selezione di indicatori statistici che spaziano dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alla finanza pubblica, all’ambiente.

L’Italia risulta quartultima nella graduatoria delle persone di 25-64 anni con livello di istruzione non elevato, con una incidenza di adulti poco istruiti quasi doppia rispetto alla media dell’Ue (rispettivamente 39,9% e 23,0% (dati 2016). Oltre la metà dei giovani tra i 15 e i 24 anni sono impegnati in un percorso di formazione superiore (dati 2015), una quota in lieve diminuzione e inferiore al valore medio dell’Ue (55,5% e 62,3%, rispettivamente). Il Centro si conferma la ripartizione con il valore più elevato (61,1%) mentre il tasso continua a diminuire nel Mezzogiorno (49,8%) e nel Nord-est (59,2%). Nel 2017 in Italia risale leggermente la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi (14,0%; 16,6% tra gli uomini e 11,2% tra le donne); si conferma il superamento del traguardo nazionale del 16% fissato dalla Strategia Europa 2020, ma resta distante l’obiettivo europeo del 10% entro il 2020. L’Italia occupa il quintultimo posto nella graduatoria europea (13,8% contro una media Ue del 10,7% nel 2016), preceduta solo da Malta, Spagna, Romania e Portogallo.

Sono meno di 2,2 milioni (il 24,1% della relativa popolazione) i giovani di 15-29 anni che nel 2017 non sono inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e non sono impegnati in un’attività lavorativa, in riduzione per il terzo anno consecutivo. L’incidenza è più elevata tra le donne (26,0%) e nel Mezzogiorno (34,4%). Nel confronto europeo l’Italia si conferma al primo posto dei 28 paesi, seguita da Bulgaria e Grecia, con un valore superiore di 10 punti percentuali rispetto alla media europea (dati 2016). Nel 2017, grazie al contributo femminile, la percentuale delle persone tra i 30 e i 34 anni con un titolo di studio universitario sale al 26,9%, valore ancora lontano dal 40% fissato per la media europea e già raggiunto da diciotto paesi. Per quanto in miglioramento, il nostro Paese ricopre la penultima posizione (26,2% contro 39,1% della media Ue, dati 2016), seguita solo dalla Romania.

L’apprendimento permanente durante l’arco della vita, fattore decisivo per l’integrazione nel mercato del lavoro, interessa nel 2017 il 7,9% degli italiani tra i 25 e i 64 anni, valore in lieve flessione rispetto all’8,3% del 2016 e inferiore alla media europea (10,8% nei dati 2016).

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