Lettura libriNel 2016 le famiglie italiane hanno destinato a consumi culturali e ricreativi il 6,6 per cento della loro spesa, un valore decisamente inferiore alla media Ue (8,5 per cento) e superiore solo a quelli di Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Cipro e Grecia. Nel 2017 la quota di lettori di libri rimane sostanzialmente stabile (41 per cento, dal 40,5 per cento del 2016). La lettura di libri si conferma prerogativa dei giovani (tra gli 11 e i 19 anni) e delle donne (70,2 per cento per quelle tra i 18 e i 19 anni). E’ quanto emerge dal report dell’Istat “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”, giunto alla sua decima edizione. Il rapporto mette in luce la posizione dell’Italia nel contesto europeo e le differenze regionali che la caratterizzano, attraverso una selezione di indicatori statistici che spaziano dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alla finanza pubblica, all’ambiente.

L’Istituto di statistica rileva che l’8,1 per cento della popolazione di 6 anni e più (dall’8,4 per cento del 2016) utilizza la rete per accedere ai libri in formato digitale. Le giovani donne tra i 15 e 19 anni si confermano i maggiori utilizzatori (oltre il 20 per cento). A livello territoriale il Mezzogiorno fa registrare una minore propensione alla lettura: solo la Sardegna presenta una quota di lettori più alta della media nazionale. Nel 2017 continua a ridursi la quota di lettori di quotidiani (40,6 per cento, con una contrazione di 17,5 punti percentuali dal 2007); la diminuzione interessa anche la lettura via web (32,3 per cento nel 2017 da 33,8 per cento nel 2016), che rimane forte tra i giovani tra i 25 e i 34 anni.

La lettura di quotidiani, online o meno, coinvolge più le regioni del Centro-nord che quelle del Mezzogiorno. Su scala europea l’Italia occupa la penultima posizione nella graduatoria decrescente insieme a Bulgaria e Irlanda, seguite solo dalla Romania. La propensione alla pratica sportiva diminuisce leggermente rispetto al 2016 e riguarda ancora poco più di un terzo della popolazione, coinvolgendo maggiormente gli uomini rispetto alle donne; poco meno di un quarto dei praticanti vi si dedica in modo continuativo. La quota più elevata di sedentari si riscontra nel Mezzogiorno (25,7 per cento).

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