Lunedì 7 maggio al Polo del ‘900 (via del Carmine 14 a Torino) si svolgerà la prima Conferenza regionale di Public History in Piemonte organizzata dal Polo del ‘900 e dall’AIPH (Associazione Italiana di Public History) in collaborazione con Istoreto, Museo diffuso della Resistenza, Associazione Cliomedia Public History, CDS- Centro di documentazione storica Circoscrizione 5. Nel corso della giornata si confronteranno e dibatteranno archivisti e docenti universitari, curatori museali e responsabili di istituti culturali, insegnanti, volontari e professionisti che operano nell’ambito della promozione e dell’industria culturale.

LA PUBLIC HISTORY

Ma cosa è la public history in nome della quale circa 400 storici si sono riuniti lo scorso anno nel primo congresso nazionale dell’AIPH e ancora più numerosi si apprestano a partecipare al secondo congresso che si svolgerà a Pisa dall’11 al 15 giugno prossimi? La public history – come si sostiene nel Manifesto che in anteprima viene presentato e discusso proprio a Torino – è la ricerca storica e la diffusione della conoscenza storica oltre i confini delle aule universitarie e scolastiche, per pubblici diversi, spesso con la partecipazione del pubblico, attraverso il coinvolgimento attivo di gruppi e comunità; è impegno civile per chi crede che la conoscenza della storia sia una risorsa preziosa per comprendere la complessità del presente; è un nuovo ambito di lavoro in cui far crescere nuove professionalità alla cui formazione in molte università italiane ci si sta già attrezzando.

La proposta è nuova, per la sua formulazione e per la così straordinaria attenzione che sta suscitando fra tanti giovani qualificati, ma non si tratta di una novità assoluta. In Piemonte, infatti, come anche in Italia, molte sono le istituzioni culturali che possono vantare una lunga attività di impegno civile e di pratiche di storia in pubblico e con le comunità locali e che hanno contribuito a innovare con originalità le forme della comunicazione del sapere storico.

È questo uno dei motivi per cui il Polo del ‘900, come spiega il suo direttore Alessandro Bollo, si è fatto promotore dell’iniziativa: “Siamo già, nei fatti, la Casa della public history in Piemonte ma vogliamo anche essere un punto di riferimento nazionale per chi ha passione per la ricerca e il racconto della storia fra i giovani e i non specialisti, la gente comune”. E la scelta dell’inglese come si giustifica? “Prima di tutto si intendeva rendere esplicito il collegamento del movimento italiano a quello internazionale – spiega Chiara Ottaviano, del Consiglio direttivo dell’AIPH e pioniera del settore con la sua Cliomedia Officina – e poi si volevano evitare le ambiguità che una letterale traduzione in italiano avrebbe potuto creare con l’espressione ‘storia pubblica’, vicina al concetto, spesso strumentale, di ‘uso pubblico della storia’”.

Rispondi