Reati contro il patrimonioIl Governo sta valutando la possibilità di abbinare il testo del disegno di legge sui Reati contro il patrimonio culturale con quello di ratifica della Convenzione di Nicosia, sulla lotta contro il traffico illecito e la distruzione di beni culturali. Lorenzo Casini, consigliere giuridico del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, difende il testo del ddl che nella passata legislatura si era arenato al Senato, senza riuscire a vedere la luce. Il ddl, chiarisce Casini ad AgCult, “va certamente recuperato” perché si tratta di “un testo equilibrato e segnerebbe un passo importante per la tutela del patrimonio culturale, mantenendo l’Italia in prima fila in questo settore”.

L’ILLECITA DETENZIONE

Come per altri disegni e proposte di legge che non sono riuscite a completare il loro iter in Parlamento, anche il ddl Franceschini-Orlando (successivamente rivisto dalla Commissione Giustizia della Camera che lo ha trasformato da delega in disposizioni di diretta modifica del codice penale) si è fermato a Palazzo Madama poco prima di arrivare in aula. “Il rallentamento – spiega Casini – era stato legato in parte alla presenza di una fattispecie originariamente prevista nel disegno di legge, quella della ‘illecita detenzione’, che, in effetti, avrebbe potuto determinare non pochi problemi applicativi. La relativa disposizione è stata espunta in Commissione e il testo era pronto per l’aula del Senato. Ma si era ormai giunti alla sessione di bilancio e purtroppo, come per altri provvedimenti, la fine della legislatura ha impedito di terminare in tempo l’iter”.

LA CONVENZIONE DI NICOSIA

Per il consigliere di Franceschini, è assolutamente auspicabile che il provvedimento venga recuperato anche nella XVIII legislatura. “Il disegno di legge, nella sua versione finale, è un testo molto equilibrato e segnerebbe un passo importante per la tutela del patrimonio culturale, mantenendo l’Italia in prima fila in questo settore”. Anche per questo il Governo sta valutando la possibilità di abbinare il testo di questo disegno di legge con quello di ratifica della Convenzione di Nicosia, sui reati contro il patrimonio culturale.

La Convenzione del Consiglio d’Europa è stata firmata esattamente un anno fa ed è volta a prevenire e combattere il traffico illecito e la distruzione di beni culturali, nel quadro dell’azione dell’Organizzazione per la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata. La Convenzione stabilisce diverse infrazioni penali, tra cui il furto, gli scavi illegali, l’importazione e l’esportazione illegali, nonché l’acquisizione e la commercializzazione dei beni così ottenuti. Riconosce inoltre come reato la falsificazione di documenti e la distruzione o il danneggiamento intenzionale dei beni culturali.

IL CODICE DEI BENI CULTURALI

Al di là di questo disegno di legge non approvato, la stagione ministeriale di Franceschini è stata forse, oltre che la più lunga al Collegio Romano, anche quella più ricca di riforme e di modifiche alla normativa sui beni culturali. Interventi (compresi quelli degli anni precedenti) che richiederebbero ora di guardare al testo base della normativa sul patrimonio culturale: il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio. In un recente incontro al Salone internazionale del Restauro, dei Musei e dell’impresa culturale di Ferrara, Marco Cammelli ha sostenuto che il Codice Urbani ‘è sul punto di andare in crisi’ e necessiterebbe quindi di interventi urgenti e profondi per essere aggiornato ai tempi attuali.

“Difficile non condividere questa analisi”, spiega Casini. “Dopo tanti anni – aggiunge -, la disciplina organizzativa della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale, soprattutto con la riforma dei musei statali e l’attivazione del sistema museale nazionale, è stata aggiornata e ridisegnata. È evidente che questi grandi cambiamenti richiederebbero ora di guardare con attenzione alle norme del Codice, naturalmente tenendo fermo uno dei principi fondamentali espressi sin dal 2004, ossia che tutte le attività concernenti la conservazione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale debbono comunque essere svolte in conformità alla normativa di tutela”.

I PUNTI DEBOLI DEL CODICE

Ma quali sono i punti vulnerabili di questo Codice? “Il Codice è un ottimo testo – assicura il consigliere del Mibact -, frutto di un lavoro accurato che è stato affinato con ben due correttivi. Non parlerei forse di parti vulnerabili, ma semmai di parti migliorabili, almeno alla luce delle ultime evoluzioni normative anche internazionali e delle innovazioni tecnologiche (si pensi al tema della digitalizzazione e della riproduzione delle opere)”.

IL PATRIMONIO IMMATERIALE, LA GESTIONE E IL PAESAGGIO

“Mi limito a citare tre aspetti, ma ve ne sarebbero molti altri – afferma Casini -. Il primo è proprio la definizione di patrimonio culturale (e di bene culturale), che dovrebbe recepire in modo più articolato le istanze immateriali delle diverse convenzioni. Ciò naturalmente dovrebbe portare a un sistema di tutela differenziato e più calibrato. Il secondo aspetto attiene alla gestione e alla valorizzazione, perché la disciplina del Codice, a partire dalla definizione di museo, dovrebbe essere in linea con i migliori standard internazionali, che la riforma dei musei statali ha tentato di introdurre. Il terzo aspetto è il paesaggio: occorre prevedere incentivi e agevolazioni per poter veramente giungere alla approvazione dei piani paesaggistici. Anche se qui il problema è antico e attiene anche a scelte incaute compiute nel 2006 e nel 2008, quando lo Stato si riprese gran parte dei compiti senza avere più le risorse umane e finanziarie per svolgerli”.

LA VERA EMERGENZA: LE RISORSE UMANE

In ogni caso, conclude Casini, “in questo momento, più che di norme, il sistema ha bisogno di risorse umane. Occorre proseguire con un programma costante ed equilibrato di reclutamento e formazione del personale del Ministero. È questa la priorità assoluta”.

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