Andrea-Cancellato Federculture start upLe start up innovative che operano nella cultura non sono sufficientemente strutturate e consolidate per affrontare le grandi gare degli appalti pubblici. Occorre per questo riflettere sulla necessità di superare alcune rigidità del Codice degli Appalti in favore di coloro che con iniziativa privata fanno innovazione nella cultura. Andrea Cancellato, presidente di Federculture, apprezza la lettera aperta inviata dall’ex ministro dei Beni culturali (2001-2005) Giuliano Urbani a Dario Franceschini in cui l’ex capo del Collegio Romano invita “a difendere la Cultura come identità collettiva”, salvaguardando le start up innovative di fronte alle multinazionali. Per farlo è necessario, spiega Urbani sul Messaggero, “escludere questa materia dagli appalti unificati, permettere l’accesso delle start up e comprendere se vi sia bisogno di proteggerle dalla concorrenza delle multinazionali”.

Un punto di vista ampiamente condiviso da Cancellato che spiega: “Giuliano Urbani ha colto un punto molto importante per lo sviluppo delle imprese creative e innovative nel nostro Paese. È, infatti, innegabile che i nostri musei e le istituzioni culturali debbano diventare attive nel mercato tecnologico e dotarsi delle infrastrutture digitali più avanzate per essere competitivi nell’epoca della comunicazione social, della multimedialità, dell’interazione continua e saper raggiungere, coinvolgere e creare economie per i nuovi pubblici. Ma è altrettanto vero che in un mercato così mutevole procedere per grandi gare attraverso centrali d’appalto può limitare la capacità di concorrere in quel mercato delle imprese più giovani, le start up innovative, non sufficientemente strutturate e consolidate. Si rischia in questo modo di non favorire le realtà più avanzate per le quali invece servirebbero meccanismi agili, anche per non vanificare gli effetti innovativi del grande lavoro fatto nella passata legislatura proprio sul riconoscimento normativo delle imprese creative e relative possibilità di crescita del settore”.

“Serve, dunque – concorda Cancellato -, una riflessione sulla normativa vigente che miri a superarne le rigidità, in particolare del Codice degli appalti, in favore di coloro che con iniziativa privata fanno innovazione nella cultura”.

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