Ricucire l’area centrale con il resto della città, lavorare sull’accoglienza e contrastare il degrado della piazza del Colosseo. Sono questi alcuni degli impegni su cui si sta concentrando il lavoro di Alfonsina Russo, da pochi mesi alla guida del Parco Archeologico del Colosseo, istituito 1 anno fa in seguito alla riforma Franceschini. L’occasione per parlare di questi temi è stato l’incontro organizzato da Italia Nostra per discutere dell’impatto della metropolitana C sull’area centrale di Roma, del progetto fermo da anni di un Museo dei Fori a Villa Silvestri-Rivaldi, della ripresa degli scavi, del riordino tanto atteso dell’Area Archeologica Centrale e del suo collegamento con l’Appia Antica. Presenti, oltre alla Russo, il “padrone” di casa Oreste Rutigliano e Adriano La Regina, presidente dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma.

CONTRASTARE AMBULANTI E BORSEGGIATORI

“Chiunque passi oggi nella piazza del Colosseo vede lo stato in cui versa, in mano a venditori ambulanti, borseggiatori e ci sono stati anche gravi episodi legati a questa situazione. È una situazione che è sotto l’occhio di tutti e io ho evidenziato al prefetto questa situazione, in modo tale che ci possa essere una presa di posizione e un’attività di contrasto a questi fenomeni”, ha spiegato Alfonsina Russo. “I Carabinieri a cavallo, per esempio, sono un elemento deterrente. Credo che un passo in avanti si potrà fare anche con l’1,9 milione di euro che proviene dalle opere compensative della Metro C e destinate alla tutela della piazza del Colosseo. Su questo argomento stiamo lavorando  anche con il comune di Roma e con Metro C per portare avanti un progetto che gli ridia quella dignità che la piazza deve avere. Noi vorremo risistemare la piazza come pavimentazione, poi va ricostruito – non fisicamente –  l’ultimo anello in modo tale che sia una ‘camera di decompressione’ di questa massa di visitatori che si accalca presso gli ingressi. Un altro elemento importante è l’incremento e la diversificazione degli ingressi: l’area di accesso quindi si deve ampliare e l’dea è di creare accessi dall’altra parte della piazza dove adesso c’è l’uscita”.

LAVORARE SULL’ACCOGLIENZA DEI TURISTI

La direttrice ha poi sottolineato la necessità di ricucire il Parco con la città e di rendere accessibili luoghi simbolo come la Curia, “che speriamo di aprire a settembre per dibattiti”. Altro tema è l’accoglienza dei turisti. “Ci sono pochi punti di sosta, poche panchine, stiamo facendo un accordo con Acea per la distribuzione di acqua nel Parco; non c’è un punto dove ricaricare il cellullare e le mamme non hanno bagno con fasciatoi. I bagni vanno tutti rifatti in modo moderno”. Per quanto riguarda Villa Silvestri-Rivaldi, la Russo ha proposto l’idea di una cordata tra Stato, Comune e Regione per recuperarla e farla diventare una porta dell’area centrale.

RUTIGLIANO: RIPENSARE AD UNA VARIAZIONE DEL PERCORSO DELLA METRO C

Per il presidente di Italia Nostra, Oreste Rutigliano, “alla luce delle molte difficoltà e delle sorprese che quotidianamente si verificano in cantiere”, risulta necessario ripensare ad una variazione del percorso previsto della Metro C, con una diversa soluzione più funzionale che si allontani dal delicatissimo tessuto monumentale degli antichi Fori Imperiali. “L’area centrale di Roma è sempre appartenuta ai suoi cittadini che, coi viaggiatori stranieri, ne hanno condiviso le straordinarie monumentalità. I pervasivi percorsi turistici però hanno oggi causato l’abbandono di questo prezioso tessuto, soffocando l’autenticità popolare di tali luoghi, portandoci all’attuale opprimente decadimento urbanistico. L’intento di restituire alla città i suoi spazi storici è l’unica possibilità di qualificare in un assetto razionale le iniziative a volte estemporanee della politica urbana. Il riordino dell’antico contesto archeologico attraverso lo scavo e la restituzione dei suoi luoghi, la realizzazione di questa grande opera culturale di altissimo livello, possono rimettere ancora una volta Roma al centro del mondo”.

“L’impatto degli enormi volumi cementizi interrati, altamente devastanti, già fin d’ora, quando cioè l’opera non è ancora conclusa, è motivo di molte perplessità. Il fortissimo degrado che ha oscurato la tradizionale percezione topografica, allontanando i cittadini dai luoghi del loro patrimonio ha generato la perdita di una significante coscienza geografica”.

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