Istat sede RomaIl 65 per cento delle istituzioni non-profit nel 2015, circa 220mila organizzazioni, si occupa di attività artistiche e culturali, sportive e di socializzazione. Negli stessi settori, la parte dei 5,5 milioni di volontari che operano in Italia è pari al 57 per cento (oltre 3 milioni di persone). Il dato emerge dal Rapporto annuale realizzato dall’Istituto nazionale di Statistica (Istat) e presentato mercoledì 16 maggio a Montecitorio. Il Rapporto annuale offre tradizionalmente una riflessione documentata sulle trasformazioni del Paese, con lo scopo di delineare prospettive per il futuro e possibilità di crescita. L’edizione 2018 sviluppa questa analisi attraverso il tema delle reti, rispondendo a quesiti di ricerca che riguardano le reti economiche e sociali, reti sul mercato del lavoro, reti di parentela e di amicizia, aiuti dati e ricevuti tra reti sociali, reti in ambito migratorio. I fenomeni vengono descritti da una pluralità di punti di vista adottando modalità di interpretazioni diverse e complementari.

Nel caso del settore culturale, l’analisi prende in esame approfonditamente il rapporto con il mondo del non-profit, l’effetto sociale della cultura, le reti di biblioteche e musei e la distribuzione dei presidi culturali sul territorio nazionale.

IL NON-PROFIT

La rete delle organizzazioni non-profit fornisce sostegno e servizi alla popolazione in maniera complementare, e in parte parallela, a quella dei servizi pubblici. Al 31 dicembre 2015, le istituzioni non-profit attive in Italia sono in tutto oltre 330 mila, l’11,6 per cento in più rispetto al 2011, e impiegano complessivamente 788 mila dipendenti e 5,5 milioni di volontari. Le istituzioni non-profit operano in un ampio e diversificato ventaglio di settori di attività, che si caratterizzano per l’offerta di beni e servizi di pubblica utilità o indirizzati ai propri soci.

IL SETTORE CULTURALE NEL NON-PROFIT

L’area della cultura, sport e ricreazione rappresenta il settore di attività prevalente (quasi 220 mila istituzioni, 65 per cento del totale nazionale); l’offerta di questo tipo di istituzioni riguarda attività artistiche e culturali, sportive e di socializzazione. Il contributo dei volontari risulta quindi cospicuo nel settore della cultura, sport e ricreazione, in cui si concentra il 57,0 per cento del volontariato. Le istituzioni attive nel settore ricreativo attraggono in media 14 volontari.

Più di un terzo (34,4 per cento) delle istituzioni no-profit ha avuto come finalità il sostegno a soggetti deboli o in difficoltà; il 20,4 per cento si è dedicato alla promozione e tutela dei diritti, il 13,8 per cento alla cura dei beni comuni. Quasi la metà delle istituzioni attive (47,8 per cento) si è impegnata su più fronti. Sono più diffuse nel Nord-est le istituzioni dedite alla cura dei beni comuni (14,5 per cento). Di cura dei beni comuni si occupano, in una quota superiore alla media nazionale, anche le istituzioni situate in Basilicata, nella provincia autonoma di Bolzano, in Umbria, Molise e Toscana.

IL SOSTEGNO AI SOGGETTI DEBOLI ATTRAVERSO LA CULTURA

Rispetto ai risultati conseguiti, anche settori non deputati in primis a sostenere i soggetti deboli, ma a soddisfare finalità ricreative e di socializzazione, hanno realizzato finalità sociali, come il contrasto al disagio (ad esempio, le istituzioni attive nel settore cultura, sport e ricreazione hanno realizzato nel 24,9 per cento dei casi anche il sostegno a soggetti deboli o in difficoltà).

LA DISTRIBUZIONE SUL TERRITORIO DELLE RETI CULTURALI

L’esercizio di attività culturali da parte dei cittadini presuppone l’accesso a una pluralità di luoghi e di servizi, pubblici e privati, come biblioteche, archivi, teatri, musei, cinema, sale per concerti, gallerie d’arte, e, ovviamente, scuole e istituti di formazione artistica. La distribuzione territoriale delle dotazioni culturali è fortemente diversificata e costituisce essa stessa una rete. Un numero elevato di musei, biblioteche, edifici storici e monumenti o teatri antichi ha trovato sede nei centri urbani del Centro-nord, fin dall’età dei Comuni.

Il Mezzogiorno si caratterizza invece per la ricchezza dei siti archeologici e dei luoghi di culto – cattedrali, chiese e santuari, a volte rupestri o isolati – e per le architetture del potere. Servizi di origine più recente e più marcatamente commerciale (come cinema, librerie, edicole), si sono invece diffusi e poi, spesso, drasticamente ridotti o riorganizzati per effetto delle trasformazioni demografiche ed economiche e per le nuove modalità di fruizione dei contenuti che hanno caratterizzato il XX secolo e l’inizio del XXI.

BIBLIOTECHE E MUSEI

Biblioteche e musei sono compositi sotto il profilo della proprietà e della gestione (entrambi possono essere infatti pubblici o privati, comunque senza scopo di lucro), variabili nella dimensione (che la si definisca in base alle collezioni, agli addetti o al numero di utenti), aperti al pubblico; differiscono invece per stadio di maturità della rete nella quale sono organizzati. Le biblioteche, infatti, condividono ormai da tempo anagrafe, procedure e standard, anche se non tutte fanno parte del sistema bibliotecario nazionale, mentre il processo di costruzione di un sistema museale nazionale è stato avviato da pochi mesi su iniziativa del MiBACT.

Una recente rilevazione ha identificato quasi 5 mila istituzioni museali aperte al pubblico. In larga maggioranza (64,1 per cento), queste istituzioni sono pubbliche, prevalentemente comunali, mentre quelle che appartengono allo Stato sono meno del 9 per cento, ma comprendono luoghi di grande attrattività che hanno registrato poco meno della metà degli ingressi totali.

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