Musei Capitolini OKI musei italiani, pur distribuiti in tutto il Paese (più o meno in un comune su tre), non presentano ancora caratteristiche di sistema e non possono essere considerati ancora una rete nazionale matura. Tuttavia, la loro presenza capillare, la loro organizzazione, i servizi offerti e le attività che svolgono, oltre a costituire già oggi forme almeno locali di rete culturale, presentano potenzialità per il futuro, anche per il loro contributo, sempre più frequentemente riconosciuto, alle strategie di welfare culturale e di invecchiamento attivo. Quasi la metà dei musei (il 46 per cento circa) fa parte di reti o sistemi museali organizzati che comprendono altri musei, o istituti assimilabili, per la condivisione di risorse umane, tecnologiche o finanziarie. Lo rende noto il Rapporto annuale dell’Istat presentato mercoledì 16 maggio alla Camera.

I MUSEI ITALIANI

La rilevazione condotta da Istat, MiBACT, Regioni e Province autonome ha identificato quasi 5 mila istituzioni museali aperte al pubblico e operanti nel 2015: 4.158 musei e gallerie, 282 aree e siti archeologici, 536 monumenti o complessi monumentali. In larga maggioranza (64,1 per cento) queste istituzioni sono pubbliche, prevalentemente comunali (43 per cento del totale); quelle che appartengono allo Stato sono 439, cioè meno del 9 per cento, ma comprendono luoghi di grande attrattività, come il Colosseo, gli scavi di Pompei, la Galleria degli Uffizi, per cui da sole hanno registrato, nell’anno considerato, più di 47 milioni di ingressi su un totale di oltre 110,6 milioni. Questo totale comprende sia il pubblico dei turisti, italiani e stranieri, sia quello dei residenti, ma le modalità di registrazione degli ingressi non consentono di determinare come si ripartiscano queste componenti.

I dati sulla partecipazione culturale rilevati dall’Istat con l’indagine Aspetti della vita quotidiana segnalano che poco più di 17 milioni di persone residenti in Italia, dai 6 anni di età in su (29,9 per cento), hanno visitato in un anno almeno una volta musei o mostre, e circa 13,5 milioni si sono recati presso monumenti o siti archeologici, anche se non è possibile stabilire se lo hanno fatto nella propria regione, in una regione diversa, o addirittura in un altro paese.

Il 37,7 per cento dei musei ha sede nei territori del cuore verde. Si tratta di una presenza capillare di piccole e piccolissime strutture, tra le quali prevalgono le collezioni di arte antica, espressione, spesso anche di enorme valore, del territorio, e le raccolte di testimonianze della civiltà rurale e contadina. Nelle città del Centro-nord, dove invece si concentrano le istituzioni di grandi dimensioni, se ne trova un quinto, nella città diffusa circa il 18 per cento. Le quote sono inferiori al 10 per cento nell’altro Sud (9,5 per cento) e nel Mezzogiorno interno (8,9 per cento), e ancora più basse nei centri urbani meridionali (3,3 per cento) e nei territori del disagio (2,7 per cento).

Tra il cuore verde e il Mezzogiorno interno si distribuisce equamente la metà delle aree e dei siti archeologici, che sono presenti anche nell’altro Sud (16,7 per cento) e nelle città del Centro-nord (15 per cento circa). Presso alcuni territori, l’offerta museale è specializzata per tipologia delle collezioni. Nel cuore verde hanno sede il 46,5 per cento dei luoghi espositivi di natura etnografica e antropologica, il 44,4 per cento di quelli storici, il 38,5 per cento di arte antica del Paese. Il Mezzogiorno interno, con meno del 9 per cento dei musei, raggiunge però quote consistenti nel settore delle collezioni religiose (16,4 per cento) e di quelle etnografiche e antropologiche (13,2 per cento), mentre l’altro Sud, i cui musei costituiscono il 9,5 per cento della dotazione nazionale, ospita il 16 per cento di quelli archeologici.

I VISITATORI DEI MUSEI

Quanto ai visitatori, nel 2015 le città del Centro-nord superano i 63,4 milioni, con un notevole distacco rispetto ai territori del cuore verde (14,2 milioni) e alla città diffusa (11,3 milioni). Musei, siti e monumenti dei territori del disagio raggiungono 8,1 milioni di ingressi, l’altro Sud sfiora i 6, il Mezzogiorno interno 4,3 e i centri urbani meridionali chiudono il 2015 a 3,3 milioni. Una minoranza di luoghi della cultura, pari al 4,2 per cento sul totale nazionale, pur aperti regolarmente al pubblico, riporta di non avere avuto alcun ingresso nei dodici mesi considerati. Questo piccolo insieme si concentra per il 48,4 per cento (93 unità) nei territori del cuore verde. All’opposto, le 11 strutture che hanno superato il milione di ingressi ognuna sono quasi tutte contenute nelle città del Centro-nord, a eccezione di due, presenti l’una nel cuore verde e l’altra nei territori del disagio.

A livello nazionale, un museo, monumento o area archeologica su cinque conta non più di un visitatore al giorno. Nel cuore verde, la quota di questa classe dimensionale raggiunge il 21,3 per cento circa. Il cuore verde e la città diffusa si caratterizzano per l’alto numero di strutture piccole e piccolissime: più del 70,0 per cento e del 63,2 per cento degli istituti, rispettivamente, hanno registrato non più di cinquemila ingressi. Nei territori del disagio, la percentuale di luoghi con più di 10 mila ingressi l’anno è il 41,3 per cento, mentre nelle città del Centro-nord è il 36,4 per cento.

LA PARTECIPAZIONE DEI MUSEI ALLE RETI

Quasi la metà dei musei (il 46 per cento circa) fa parte di reti o sistemi museali organizzati che comprendono altri musei, o istituti assimilabili, per la condivisione di risorse umane, tecnologiche o finanziarie. Il 57,2 per cento degli istituti ha rapporti formali di collaborazione e partenariato con altre istituzioni culturali del territorio, come progetti di ricerca e iniziative comuni con biblioteche, università, centri culturali, eccetera. Un po’ meno della metà, il 45 per cento, è inserito in accordi inter-istituzionali per la valorizzazione del territorio, e il 52 per cento ha aderito, negli ultimi cinque anni, a reti o sistemi museali del proprio territorio. Infine, la maggioranza (63,1 per cento) delle strutture fa parte di itinerari turistici o se ne è fatto promotore. Solo il 12 per cento dei musei è estraneo a qualsiasi forma di interazione e collaborazione, mentre più di un quarto, il 26 per cento, partecipa a tutte.

Rispetto a questo orientamento complessivo, in alcuni territori si sono raggiunti livelli più alti di coinvolgimento: in particolare nella città diffusa il 71,2 è inserito in itinerari turistici e il 61,5 ha aderito a reti di sistemi museali locali; nelle città del Centro-nord il 64,4 per cento delle strutture ha dato vita a collaborazioni e partenariati formali con altre organizzazioni culturali. Altrove, le connessioni e la collaborazione stentano, come nei centri urbani meridionali, dove meno del 27 per cento delle istituzioni fanno parte di reti e meno del 33 per cento dei musei e delle altre istituzioni espositive sono inseriti in sistemi museali locali.

NUMERO DI ADDETTI E DISTRIBUZIONE TERRITORIALE

Secondo le rilevazioni, nel 2015, lavoravano nei musei, nei siti archeologici e nei monumenti poco più di ventimila persone (una per ogni 5.300 ingressi), ai quali vanno aggiunti circa 7.500 operatori di ditte esterne, circa 800 addetti al Servizio civile nazionale e circa 250 tra stagisti e tirocinanti. Una quota non trascurabile di strutture, pari al 22 per cento, non disponeva in modo esclusivo di nessun addetto (si tratta, in gran parte, di collezioni di proprietà di piccoli comuni, che vengono gestite da personale assegnato anche ad altre mansioni). In Italia, la maggior parte degli istituti, cioè il 58,3 per cento, ha non più di cinque addetti, mentre le strutture con oltre 50 operatori sono 47, cioè l’1,2 per cento. Centri urbani meridionali e Mezzogiorno interno, insieme, non raggiungono il 12 per cento del personale operante nel patrimonio culturale esposto al pubblico. Nelle città del Centro-nord, il 17 per cento dei musei supera la quota di dieci operatori, ma nei territori del disagio i musei con più di dieci operatori sono circa il 35 per cento.

LA PARTECIPAZIONE DEI VOLONTARI

Nel 2015, avevano prestato la propria opera a sostegno dei luoghi della cultura quasi 18 mila volontari, oltre 15 mila dei quali mobilitati nelle città del Centro-nord, nella città diffusa e nel cuore verde. In alcuni territori, il numero dei volontari supera di gran lunga quello degli addetti: nel cuore verde, oltre 6.800 volontari integrano l’attività di meno di 3.800 addetti; nella città diffusa, i volontari sfiorano le quattromila unità, mentre gli addetti non raggiungono le tremila.

Una minoranza di musei, il 39 per cento, dichiara di non avere fatto ricorso nel 2015 a personale volontario. L’assenza di questa rete di collaborazione caratterizza i musei dei territori del disagio, quelli del Mezzogiorno interno e quelli del cuore verde. La presenza di volontari fra i collaboratori dei musei permette di acquisire informazioni preziose per valutare il loro ruolo nella generazione di reti di servizi e di interazione sociale. Se si eccettuano circostanze eccezionali, come l’alluvione di Firenze o eventi sismici ripetuti, l’Italia non ha una tradizione consolidata e quotidiana di servizio sociale nelle strutture culturali, che è invece molto diffuso in altri paesi, dove interessa soprattutto gli anziani. Musei capaci di mobilitare volontari sono musei attivi, che comunicano efficacemente il proprio valore e che generano di continuo nuovi contenuti culturali, coinvolgendo e impegnando in forme innovative le comunità di riferimento.

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