Istat sede Roma 3Il Rapporto analizza le caratteristiche e le condizioni del paese attraverso la chiave di lettura delle reti. Nell’accezione più ampia, esse sono strutture fatte di nodi e relazioni tra persone, tra persone e attori sociali (imprese, istituzioni, gruppi formali e informali) e tra attori sociali; l’esistenza stessa della società si basa, quindi, su queste relazioni. Quando sono presenti, le reti producono per lo più effetti positivi, soprattutto per chi ne fa parte; quando vengono a mancare, introducono disparità e diseguaglianze.

Le reti, spiega l’Istituto nazionale di statistica, hanno un effetto trainante anche sulla partecipazione culturale dei cittadini; se aumentano le relazioni, in particolare quelle di tipo associativo, i livelli di attività culturale delle componenti sociali più svantaggiate – anziani, persone poco istruite e residenti in territori disagiati – raggiungono quelli della popolazione più istruita e residente nelle aree più benestanti del Paese.

INATTIVITÀ CULTURALE TOTALE PIÙ FREQUENTE TRA GLI ADULTI

Nel 2016, il 66,3 per cento della popolazione di 6 anni e più ha dedicato il proprio tempo, almeno una volta nei 12 mesi precedenti, a intrattenimenti e spettacoli fuori casa; il 40,5 per cento si è dedicato alla lettura di libri (per motivi non strettamente scolastici o professionali) e il 43,9 per cento ha letto quotidiani almeno una volta alla settimana. La quota di cittadini che, nello stesso periodo, non ha svolto alcuna attività culturale, neppure semplice e occasionale, è del 18,6 per cento. La quota di non partecipazione delle donne è più alta di quella degli uomini (21,5 contro 15,5 per cento). Il fenomeno è molto legato all’età: l’inattività culturale totale, minima tra i giovani, è considerevolmente più frequente tra gli adulti, già a partire dai 25 anni, anche se il crollo della partecipazione avviene dopo i 75 anni, quando tocca il 43,5 per cento, in misura molto più elevata per le donne (49,7 per cento) che per gli uomini (34 per cento).

SOLO IL 28,3% DEGLI ADULTI ESPRIME UNA PARTECIPAZIONE CULTURALE FORTE

Per una quota consistente di cittadini, dunque, arte, patrimonio e, in generale, cultura rappresentano un insieme di attività poco attraenti, che si praticano soprattutto quando si va a scuola o all’università, ma che non attecchiscono e che si abbandonano a mano a mano che avanza l’età. L’esclusione culturale colpisce soprattutto le famiglie a basso reddito con stranieri e quelle degli operai in pensione, tra le quali più della metà delle persone non svolge nessuna forma di attività culturale, per quanto limitata e occasionale. Altri gruppi sociali dove questi comportamenti sono pervasivi sono quelli in cui sono più presenti gli esclusi dal lavoro: anziane sole e giovani disoccupati e le famiglie a basso reddito di soli italiani. Nel 2016, in Italia, solo il 28,3 per cento degli adulti di 25 anni e più ha espresso una partecipazione culturale forte.

ATTIVITA’ CULTURALI LEGATE AL TITOLO DI STUDIO

Pratica e consumo culturale variano considerevolmente a seconda delle caratteristiche socio-demografiche della popolazione adulta, senza grandi differenze di genere; i livelli di attività sono molto più alti tra le persone con titolo di studio elevato rispetto a quelle con titoli più bassi (dal 63,5 per cento di chi possiede un titolo universitario o post universitario, al 35,2 di chi ha un diploma superiore, fino al 10,7 per cento di chi ha conseguito al massimo la licenza media). Anche il territorio in cui si vive influisce in modo evidente sui livelli di partecipazione: utilizzando la classificazione predisposta per il Rapporto annuale 2015, l’attività culturale più alta si raggiunge tra i residenti nelle città del Centro-nord (37,3 per cento), mentre i livelli più bassi si registrano per le persone che vivono nel Mezzogiorno interno (16,4 per cento). Gli adulti con una pratica culturale saltuaria svolta fuori casa sono il 19,7 per cento, questa volta con una quota maggiore tra gli uomini rispetto alle donne (20,9 contro 18,7 per cento).

Nella fascia di età 25-64 anni, la quota dei più attivi culturalmente raggiunge il 31,8 per cento, con una differenza di 3,5 punti percentuali a vantaggio delle donne. Aumentano al 22,4 per cento le persone di questo gruppo di età che, pur partecipando in modo saltuario, hanno scelto attività fuori casa e qui gli uomini sorpassano le donne (il 23,3 contro il 21,5 per cento). Tra gli adulti con titolo di studio più basso, la partecipazione culturale è lievemente più alta rispetto alla media: tra questi esprime infatti una partecipazione forte il 12,0 e saltuaria il 19,5 per cento (contro, rispettivamente, il 10,7 e il 16,1 per cento).

I territori in cui le quote di partecipazione forte tra gli adulti si collocano sopra la media sono il cuore verde e le città del Centro-nord (rispettivamente +4,3 e +4,1 punti percentuali rispetto alla media delle persone tra i 25 e i 64 anni), mentre per l’attività saltuaria il vantaggio degli adulti di questa fascia di età si mantiene anche nei territori di solito più depressi sul piano della pratica culturale (+4,1 punti nel Mezzogiorno interno +3,2 nell’altro Sud), che raggiungono livelli simili a quelli medi nazionali. Tra le persone immediatamente più anziane (quelle tra 65 e 74 anni), la partecipazione culturale forte si riduce al 23,3 per cento, con gli uomini che superano le donne di 3 punti. In controtendenza, il dato dei laureati si attesta al 68 per cento, plausibilmente in virtù del fatto che la loro abitudine a una maggiore attività culturale beneficia del tempo lasciato libero dal lavoro.

Tra le persone di 65 anni e più, la quota di quanti svolgono attività culturale saltuaria fuori casa scende al 15,5 per cento e le caratteristiche del territorio tornano a differenziare le città del Centro-nord e la città diffusa dai territori del disagio e dall’altro Sud, con un distacco che arriva fino a 10 punti percentuali. Dopo i 75 anni, la partecipazione si riduce ulteriormente: solo il 12,6 per cento degli anziani svolge attività in modo assiduo e meno del 9 per cento saltuariamente, ancora con un vantaggio per gli uomini, specie per la partecipazione forte (+3,3 punti). Nonostante ciò, la quota dei laureati che negli ultimi 12 mesi riferiscono di essersi dedicati ad almeno tre delle attività incluse nell’indicatore si mantiene alta (57,3 per cento). Arti e cultura sono praticate da poco più di un quinto delle persone di 65 anni e più delle città del Centro-nord, mentre nelle aree del cuore verde e della città diffusa si rilevano valori attorno al 12 per cento; tra il 7 e il 6 per cento circa nell’altro Sud, nei territori del disagio e nel Mezzogiorno interno; infine del 2,6 per cento nei centri urbani meridionali.

INATTIVITA’ CULTURALE E TERRITORIO

Le persone totalmente inattive sotto il profilo culturale sono il 38,8 per cento degli adulti. La loro distribuzione territoriale raggiunge un picco nel Mezzogiorno interno (56,6 per cento), quote superiori al 50 per cento nei territori del disagio, nei centri urbani meridionali e nell’altro Sud, percentuali al di sopra del 33 per cento nel cuore verde e nella città diffusa, per toccare il minimo nelle città del Centro-nord (28,9 per cento). L’assenza completa di pratica culturale varia considerevolmente per tipo di attività: musei e mostre e siti archeologici e monumenti, per esempio, sono disertati rispettivamente dal 69,2 e dal 74,0 per cento degli adulti, con quote che salgono all’82,0 e all’82,9 per cento tra gli abitanti del Mezzogiorno interno.

MALE I CONCERTI DI MUSICA CLASSICA

I concerti di musica classica, spettacoli non goduti dal 90,3 per cento degli italiani, nell’altro Sud lasciano indifferenti il 93,2 per cento dei residenti. Per i concerti di altro genere musicale, la quota nazionale dei non partecipanti si attesta sul 78,9 per cento e raggiunge l’84,5 per cento nei territori del disagio. Sempre nel 2016, quando l’80,0 per cento degli italiani non è mai stato a teatro, la percentuale di coloro che non hanno mai assistito a questo tipo di spettacolo nel Mezzogiorno interno è dell’87,9 per cento.

IL 51,6% DEGLI ITALIANI NON E’ MAI STATO AL CINEMA NEL 2016

Sebbene il cinema rappresenti il consumo culturale più popolare, il 51,6 per cento non ci è mai andato, e nel Mezzogiorno interno la quota sale, raggiungendo il 60,5 per cento. Quasi la metà degli italiani, il 48,7 per cento, non ha mai letto un quotidiano nell’arco di una settimana. I non lettori si concentrano ancora una volta fra gli abitanti del Mezzogiorno interno e nei territori del disagio (rispettivamente 64,8 e 62,6 per cento). Quanto ai libri, quasi sei italiani su dieci non ne hanno letto nemmeno uno in 12 mesi (58,7 per cento), con punte del 73,9 per cento nel Mezzogiorno interno.

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