Museo Taipei Taiwan Giada Arte“Non si può sottrarre ai cittadini italiani, a causa di contrasti locali o internazionali, il piacere e il diritto di ammirare opere d’arte non appartenenti a questo o a quel paese ma patrimonio dell’umanità”. Questo il principio che ha mosso la deputata della Lega Silvana Andreina Comaroli a essere la prima firmataria della proposta di legge, depositata lo scorso 8 maggio alla Camera, che sancisce “l’insequestrabilità delle opere d’arte prestate da uno Stato, da un ente pubblico o da un’istituzione di rilevante interesse culturale o scientifico stranieri, durante la permanenza in Italia per l’esposizione al pubblico”. Norme che il Parlamento ha tentato più volte in passato di fare entrare nell’ordinamento italiano. Tuttavia, senza successo.

Intervistata da AgCult, Comaroli spiega la genesi del provvedimento: “Sono andata a Taiwan e nel Museo nazionale di Taipei ho scoperto una ricchezza di opere d’arte pazzesca. Hanno un modo di lavorare la giada e la ceramica particolare, opere di intarsio fantastiche come quella in cui in un solo centimetro quadrato è raffigurato un paesaggio abitato. Eppure tutto questo non è visibile in Italia. Taipei, infatti, ha paura di prestarci questi capolavori perché la nostra attuale legislazione non garantisce la certezza della restituzione, a causa di potenziali provvedimenti di sequestro da parte dell’autorità giudiziaria”. Tutto nasce dal contenzioso storico tra Taiwan e la Cina. Il governo taiwanese teme che Pechino, reclamante la proprietà delle opere, possa chiederne il sequestro quando esse sono presenti nel territorio di altri Stati.

LO SCAMBIO DELLE OPERE TRA PAESI

“E’ incredibile che per ammirare questi capolavori – spiega Comaroli -, un cittadino italiano sia costretto a recarsi fino a Taiwan, in caso contrario gli è precluso il diritto di godere tali bellezze. L’Italia non si deve intromettere nelle questioni che ci sono tra due paesi terzi. Non vogliamo entrare in merito ai contrasti internazionali che esistono tra Taiwan e la Cina, le loro questioni se le sbrighino come vogliono. Però chiediamo che a pagare per questi contenziosi non siano la cultura e le mostre artistiche”.

Sottolinea la deputata della Lega: “Lo scambio di opere d’arte fra i musei dei vari paesi del mondo è uno dei mezzi per la diffusione della cultura al quale, soprattutto negli ultimi tempi, si ricorre con frequenza sempre maggiore. Ciò consente di organizzare mostre di grande interesse, non solo per gli studiosi ma anche per il grande pubblico. Riunire in una sola rassegna capolavori sparsi in parti diverse del mondo diventa un’occasione irripetibile che richiama folle di visitatori. Chi non è in grado di viaggiare, inoltre, può allargare con poca spesa i confini delle proprie conoscenze”.

La proposta di legge “vuole assicurare la diffusione della cultura, dando al grande pubblico la possibilità di ammirare opere d’arte di altissimo pregio e di grande valore storico e artistico, spesso sottratte alla circolazione internazionale a causa del pericolo che alcuni paesi ed istituzioni corrono nel non vedersi restituire i beni temporaneamente ceduti per eventi espositivi”.

COME FUNZIONA IN EUROPA E NEL MONDO

Comaroli evidenzia come alcuni paesi, quali Stati Uniti, Francia, Germania e Austria, “abbiano approvato leggi apposite, valevoli non solo nello specifico caso di Taiwan, le quali si propongono di garantire alle istituzioni che le hanno messe a disposizione la restituzione delle opere d’arte, ottenute in prestito, senza minimamente interferire sullo stato e sulla natura delle eventuali controversie in atto sul diritto di proprietà”. Per cui, afferma la deputata leghista, “è giunto il momento che anche l’Italia si allinei alle iniziative legislative di questi Stati e sancisca l’insequestrabilità dei beni prestati e l’impegno alla restituzione, indipendentemente da qualsiasi iniziativa anche giudiziaria promossa da chiunque, paese estero o istituzioni pubbliche e private”.

LA PROPOSTA DI LEGGE COMAROLI

La proposta di legge Comaroli, sul quale hanno apposto la propria firma altri 21 deputati della Lega, due del Pd (Francesca La Marca e Marco Di Maio), due di Forza Italia (Paolo Russo e Antonio Angelucci) e l’esponente del Maie Mario Alejandro Borghese, si compone di un solo articolo. “Fermo restando quanto disposto dalle convenzioni e dagli accordi internazionali anche di carattere bilaterale – si legge nel testo – nonché dalla normativa dell’Unione Europea, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura attraverso l’esposizione di opere d’arte e di altri beni di rilevante interesse culturale, i beni culturali pubblici stranieri e quelli appartenenti a istituzioni di Stati che non siano Parti della Convenzione dell’Unidroit sul ritorno internazionale dei beni culturali rubati o illecitamente esportati, di rilevante interesse culturale o scientifico destinati a manifestazioni e mostre presso musei o altre istituzioni culturali in Italia, non possono essere sottoposti a sequestro giudiziario nell’ambito di procedimenti civili davanti al giudice italiano concernenti la loro proprietà o il loro possesso, a condizione di reciprocità, per il periodo della loro permanenza in Italia”.

Inoltre “il ministero per i Beni e le attività culturali può, su richiesta dell’istituzione che riceve in prestito i beni culturali, rilasciare all’ente o istituzione straniera che concede le opere in prestito temporaneo una garanzia di restituzione valida per la durata della permanenza in Italia”. La proposta di legge, infine, attribuisce al ministero degli Esteri e al Mibact un ruolo preminente, riconoscendo loro il potere di predisporre, con apposito decreto, in occasione di ogni esposizione, la lista delle opere d’arte ottenute in prestito, che sono insequestrabili, la durata del prestito e i responsabili delle esposizioni che si assumono l’impegno alla restituzione del materiale ricevuto.

I PRECEDENTI IN ITALIA

Negli ultimi anni analoghi testi sono stati presentati a Montecitorio e a Palazzo Madama con scarsa fortuna. Nella XIV legislatura una proposta fu approvata dalla commissione Cultura della Camera ma la fine della legislatura non ne consentì la calendarizzazione in Aula. Nella XV legislatura, 142 deputati e 44 senatori, appartenenti a tutti i gruppi, ripresentarono nei due rami del Parlamento il medesimo testo il cui iter non poté concludersi per lo scioglimento anticipato delle Camere.

Nella XVI legislatura fu ripresentata da 30 senatori e da 128 deputati di tutti gli schieramenti e il 16 giugno 2011 il Senato l’approvò pressoché all’unanimità. Passato all’esame della Camera, il testo fu modificato dalla VII commissione e poi calendarizzato in Aula il 26 novembre 2012 quando, nella discussione generale, si espressero a favore Pd, Pdl, Udc, Lega e Idv. A seguito delle dimissioni del governo Monti, il calendario dei lavori dell’Aula fu modificato rendendo impossibile la votazione conclusiva. Infine, ripresentato alla Camera nella scorsa legislatura, non ha però ricevuto ancora una volta il tanto atteso semaforo verde.

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