artlabNel mondo della cultura (e oggi è ancora più vero di ieri) non ci si può rinchiudere ognuno nel proprio angoletto. È fondamentale la rottura dell’isolamento e trovare le occasioni per confrontarsi fuori dagli spazi formali. Questo è il ragionamento alla base di ArtLab secondo Ugo Bacchella, presidente della Fondazione Fitzcarraldo che ha dato vita alla piattaforma indipendente dedicata all’innovazione delle politiche, dei programmi e delle pratiche culturali. Ovviamente, ArtLab è anche molto altro. In questo luogo ideale, che da dodici anni viaggia per l’Italia, sono nate leggi, si sono formate imprese, si sono attivate connessioni, si è formata una parte importante del pensiero che circonda oggi le politiche culturali nel nostro Paese.

LA MANCANZA DI DIALOGO

“L’idea – spiega ad AgCult Bacchella – è nata da una constatazione, fatta più volte, di una caratteristica generale che contraddistingue l’Italia, ma che ha una sua declinazione particolare in ambito culturale: la mancanza di dialogo tra settori e persone che operano nello stesso ambito ma in posizioni differenti”. In particolare in campo culturale, aggiunge, “la constatazione fu che non c’era dialogo vero fuori dalle occasioni formali e dalla negoziazione. Il dialogo tra il mondo della politica, gli amministratori pubblici, le fondazioni, i decisori e gli operatori avveniva o al momento della negoziazione (quando si andava a chiedere soldi) oppure nelle occasioni formali”.

GLI AMICI DI ARTLAB

Un limite che andava superato. Ed è da lì che è nata l’idea di mettere insieme a Torino soggetti diversi che “discutono dello stesso tema da punti di vista differenti e in modo non formale, ma strutturato e rigoroso”. Questo approccio serio e diretto “ha stanato” nel tempo molti amici di ArtLab. Bacchella ricorda e snocciola, infatti, una serie di luoghi e di personaggi chiave nella storia e nell’evoluzione della piattaforma dedicata alle politiche culturali. Uno su tutti lo “straordinario” Segretario Generale di Fondazione Cariplo dal 2006 al 2014, Pier Mario Vello, scomparso improvvisamente all’età di 63 anni.

IL CONTESTO INFORMALE

Uno degli ingredienti fondamentali di Artlab, nello stile e nella pratica, è il confronto informale tra i partner e i partecipanti. Uno degli sforzi, infatti, “è realizzare gli incontri in un contesto informale non da congresso, cosa che riesce meglio, a dire il vero, nelle piccole città”, spiega Bacchella. E poi una cura minuziosa dei dettagli puntando ad “avere momenti strutturati di dialogo”. Nei primi anni (anni in cui c’erano più risorse per farlo) “abbiamo stampato volumi e volumi con gli atti dei lavori”, una tradizione che “riprendiamo quest’anno con la presentazione dei lavori di chiusura di Mantova 2017”.

ARTLAB MILANO 2018 IN PILLOLE

È quasi impossibile riassumere in poche righe gli appuntamenti dell’edizione 2018 di ArtLab a Milano che AgCult – in qualità di mediapartner della manifestazione – seguirà con attenzione e di cui darà conto quotidianamente. Vale tuttavia la pena, rimandando comunque al programma ufficiale in continuo aggiornamento, segnalare alcuni passaggi chiave.

Un primo incontro è quello che metterà insieme dirigenti di fondazioni responsabili della cultura con i responsabili dell’area finanza a ragionare in un tavolo chiuso sulla tendenza che si sta via via facendo strada in ambito culturale a sostituire le erogazioni con gli strumenti finanziari. Poi il tema dell’innovazione tecnologica e delle nuove forme di lavoro nella cultura, organizzato in collaborazione col mondo cooperativo. Poi il filone dei musei che attraversa tutta la due giorni di Milano e che culmina nel panel sul ruolo sociale dei musei (da segnalare le note a margine di Antonio Lampis, direttore generale Mibact per i musei).

Uno spazio di rilievo merita il Forum europeo degli investimenti. Un momento di incontro tra imprese e investitori unico in Europa per quanto riguarda le Industrie culturali e creative. Un settore che genera un fatturato di 2.250 miliardi di dollari, dà lavoro a 30 milioni di persone e che rappresenta il 3% del Pil mondiale. All’interno di questo “modulo” anche il workshop in collaborazione con Media Deals per comprendere il punto di vista degli investitori, i loro obiettivi e i criteri di valutazione.

Infine, la linea tematica “Pensare digitale” che legge quattro segmenti del mondo culturale alla luce delle tecnologie digitali: opportunità e sfide, musei e beni culturali, creazione contemporanea, archivi e biblioteche. Ultima ‘chicca’, l’incontro “cattive compagnie cercasi”: una condivisione di pratiche vincenti (e di fallimenti) per tutti i progettisti che stanno pensando a nuove vie per produrre, distribuire e comunicare cultura. A chiudere l’appuntamento milanese, in collaborazione con Culture Action Europe Italia, l’incontro delle organizzazioni e imprese culturali con i parlamentari che hanno firmato il Manifesto Cae per la centralità della cultura nelle politiche pubbliche.

Rispondi