Più dinamismo e unità potenziando le sinergie con istituzioni e società civile. È la ricetta di Luca Jahier, neo presidente del Comitato economico e sociale europeo (Cese), per rafforzare il ruolo della più antica assemblea di consultazione europea. Eletto poco più di un mese fa, Jahier rimarrà alla guida del Cese per i prossimi due anni e mezzo con un obiettivo ben preciso: un nuovo rinascimento per il vecchio continente. Una potente rivoluzione umanistica all’interno della quale Jahier inserisce a pieno titolo la cultura come una delle quattro priorità della sua presidenza, avviata con lo slogan “rEUnaissance”. “Sono convinto che la cultura può diventare una grande forza propulsiva del veliero europeo – afferma Jahier in un’intervista ad AgCult -. Chi parla di Rinascimento parla di cultura. La cultura può dare il senso della narrazione a questo movimento complessivo che è il movimento economico, sociale e ambientale. La cultura può dare il movimento di una riscoperta di senso e di prospettiva. Ma credo che cultura sia anche uno dei grandi bacini e riserva di buone energie per l’Europa di oggi”.

UNA SOCIETA’ CIVILE FORTE CONTRO I NAZIONALISMI

Una vera e propria “forza” di cui abbiamo bisogno soprattutto “in un tempo in cui i rischi di cadere sui valori fondamentali sui quali abbiamo ricostruito l’Europa dopo due guerre mondiali non sono mai stati così alti – prosegue Jahier -. La cultura è incontro con le diversità, è contaminazione, capacità di guardare avanti e di seminare speranza, riconoscibilità e prospettiva”. Il Cese arriva quest’anno a un traguardo importante (il 23 e 24 maggio si svolgerà a Bruxelles la plenaria che ne festeggia i 60 anni): fondato nel 1957, il Comitato economico e sociale europeo fu concepito “per formare delle convergenze nella società civile organizzata e influenzare gli organi decisionali europei – riflette Jahier -. Oggi non sorprenderò nessuno nel dire che una società civile forte può arginare la corsa folle delle spinte nazionaliste”. Ecco perché “l’Europa deve riscoprire il valore dei corpi intermedi come il Cese, che è stato nei suoi 60 anni di vita un ponte e continuerà ad esserlo con i suoi 350 membri. Ma voglio rafforzare questo ruolo, dandogli più dinamismo e unità. Voglio rafforzare le sinergie con le altre istituzioni europee (Parlamento, Commissione, Consiglio e Comitato delle Regioni). Ma anche rafforzare le sinergie con la società civile sui territori nazionali per dar loro la parola e creare insieme un vero e proprio nuovo rinascimento”.

CRESCITA ECONOMICA E SVILUPPO DEI TERRITORI

Ma in che modo la cultura può essere il traino di questa “rivoluzione”? “La cultura è una leva di trasformazione straordinaria dei nostri territori – sottolinea il presidente del Cese -. Si calcola che 30 milioni di persone nel mondo siano impegnate nel settore culturale. I dati rivelano un’occupazione culturale europea in costante aumento: nonostante la crisi, dal 2008 al 2010 i posti di lavoro culturali sono aumentati con una costanza annua dello 0,4%. La cultura nel concreto non solo ha rappresentato un’occasione di crescita economica, un’occasione di nuova occupazione, ma ha rappresentato uno strumento per ‘inventare’ un futuro per i territori”.

PATRIMONIO CULTURALE COME BENE UNIVERSALE

Jahier è stato eletto presidente del Cese nell’Anno europeo del patrimonio culturale: una grande occasione per rafforzare l’identità europea attraverso il patrimonio comune. “Gli attacchi volontari al patrimonio culturale, in Siria per esempio, dimostrano che oggi c’è bisogno di pensare al patrimonio come un bene indivisibile, universale, espressione dei diritti fondamentali – continua il presidente del Cese -. La cultura può essere una leva importante per aiutarci a ridelineare il tema della pace e della risoluzione dei conflitti”. Qui si inserisce il ruolo fondamentale che può svolgere la diplomazia culturale. Secondo Jahier “la cultura non la fanno gli Stati o le istituzioni europee, ma gli artisti, le imprese culturali, i musicisti. Trasformare gli artisti in ambasciatori e creare un ponte culturale con gli Stati terzi diventa un’arma straordinaria per lo sviluppo dei diritti e la promozione della pace, fondata sul rispetto della diversità e sui principi della democrazia”.

CULTURA, UNA PRIORITA’ PER L’UE

Il potenziale della cultura è enorme, basti pensare che “oggi le imprese creative e culturali rappresentano circa il 5% del PIL europeo”. Secondo Jahier “l’Unione europea comincia a rivalutare la cultura, che fino ad ora era lasciata per la maggior parte alla competenza dei governi nazionali. La cultura non c’era nelle dieci priorità programmatiche della Commissione Juncker. Però negli ultimi 3-4 anni un gran lavoro è stato fatto, con il Parlamento, la direzione Educazione e Cultura della Commissione e il Consiglio dei Ministri. Oggi nel nuovo quadro finanziario pluriannuale, la Commissione ha proposto un aumento del budget per sostenere le imprese creative e culturali, e soprattutto dell’audiovisivo, del 30%”. Oggi “la necessità di una dimensione culturale si fa sentire in tutte le politiche e in Commissione ci sono ben 13 Direzioni Generali che stanno lavorando per fare progetti condivisi e trasversali – rileva il presidente del Cese -. Dalla politica per l’immigrazione, che senza il dialogo interculturale non si può fare, alla politica educativa con il programma Erasmus e a quella per la ricerca e per la coesione. Gli stessi sistemi territoriali stanno giocando moltissimo la chiave della cultura, della valorizzazione del patrimonio e del turismo culturale. Ciò significa che questo porterà, spero, a un altro assetto di governance anche delle Istituzioni europee”.

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