fonte-fontecchio-convenzione-faro cooperative di comunitàDare una cornice giuridica alle tante attività che esistono già e che sono nate sui territori per fare fronte a esigenze sentite da ampie parti della cittadinanza, anche a seguito dell’indebolimento (soprattutto derivante dagli anni della crisi) di alcuni servizi, ma pure per fare fronte a necessità di crisi occupazionali, o per avviare attività in favore dell’ambiente, dei beni culturali, del turismo. È l’obiettivo della proposta di legge presentata dalla deputata del Partito democratico Antonella Incerti sulle Cooperative di Comunità. Una proposta che si propone di fornire ulteriori strumenti per rispondere alle “sfide impegnative che il nostro Paese ha di fronte e che toccano nel profondo la collettività, i modelli sociali e le forme di organizzazione del lavoro”.

Secondo Incerti “la cooperazione di comunità rappresenta infatti una nuova formulazione, o forse la più moderna riformulazione, dello spirito cooperativo originario. Essa è manifestazione, strumento ed esito di un vasto fenomeno di resilienza delle aggregazioni sociali e umane nelle aree più impoverite e meno accessibili del Paese”.

CHE COSA SONO LE COOPERATIVE DI COMUNITÀ

Importante è prima di tutto capire cosa sia una cooperativa di comunità: la caratteristica che forse la contraddistingue meglio è il dato di oltrepassare la natura mutualistica circoscritta a particolari gruppi professionali, aprendosi alla società nel suo insieme.

Se la cooperazione nasce storicamente dalla necessità di soddisfare in via prioritaria bisogni di specifici gruppi, realizzando una mutualità solidale interna, le cooperative di comunità sono a servizio della collettività “in senso pieno e lato”, configurandosi come “un modello di innovazione sociale in cui i cittadini creano una specifica sinergia attraverso un sistema che mette in comune, appunto, le attività delle persone, ma anche delle istituzioni, delle imprese o delle associazioni, per rispondere a esigenze plurali di mutualità”.

La finalità è ovviamente quella di produrre vantaggi sociali in favore di una collettività alla quale i soci appartengono. Di conseguenza, le cooperative di comunità “non sono definite per tipologia di lavoro o per la loro univoca utenza o per le singole attività svolte, ma per la valorizzazione della società in cui si manifestano, con riferimento alla tenuta sociale, alla garanzia di beni e servizi di importanza pubblica, alla promozione della condivisione, alla creazione di ambiti o spazi per lo sviluppo di tutti, nonché alla messa in luce delle caratteristiche di una peculiare aggregazione”.

LA PROPOSTA DI LEGGE

La proposta di legge a prima firma Incerti si compone di tre articoli: il primo definisce le cooperative di comunità, il secondo il rapporto col territorio e le Regioni, il terzo le misure di sostegno economico.

ARTICOLO 1 – Definisce le cooperative di comunità quali società cooperative vere e proprie, costituite ai sensi degli articoli 2511 e seguenti del codice civile. La proposta di legge definisce tali cooperative o per l’importanza pubblica e sociale dei servizi o per un’attività che insiste in contesti particolarmente disagiati per i quali sono previsti anche l’erogazione dei fondi europei (FESR, FSE, FEASR, FEAMP) nell’ambito della programmazione europea 2014-2020. Vista l’importanza del legame con il territorio per queste cooperative, l’atto costitutivo deve indicare chiaramente (oltre alla qualifica di cooperativa di comunità accompagnata dalla denominazione sociale tipica) l’ambito territoriale delimitato in cui la cooperativa opera e i requisiti di appartenenza o il legame dei soci al territorio.

ARTICOLO 2 – Disciplina il comportamento delle regioni che, entro un anno dall’entrata in vigore della legge, devono emanare le norme attuative. All’interno di un quadro nazionale occorre infatti monitorare e definire al massimo, quindi su più livelli istituzionali, il dettato legislativo per dargli corpo correttamente: essenziale a tale fine è verificare dettagliatamente i requisiti richiesti che sono legati strettamente alle specificità territoriali. Dal punto di vista economico, ugualmente, è previsto che al livello locale siano emanate norme per la promozione e il sostegno delle cooperative di comunità e dei loro consorzi.

ARTICOLO 3 – Dispone le misure di sostegno economico, applicando innanzitutto agli investimenti effettuati (dopo l’entrata in vigore della legge) dalle cooperative di comunità le agevolazioni fiscali, deduzioni e detrazioni, previste per le start-up a vocazione sociale. Sono inoltre previste modifiche al testo unico in materia di intermediazione finanziaria per comprendere anche le cooperative di comunità, equiparandole per molti aspetti alle piccole e medie imprese e alle imprese sociali.

La finalità di queste modifiche è quella di favorire strumenti di accesso al credito per le cooperative di comunità, che sono altresì esenti da ogni forma di imposta, tassa o diritto relativa alla vidimazione e alla bollatura dei libri sociali obbligatori, alla comunicazione di inizio attività, alla bollatura degli atti, dei documenti e delle fatture, nonché, per i primi anni, anche da alcune altre pratiche burocratiche o versamenti. Alle cooperative di comunità operanti nelle aree interne si applicano, infine, le agevolazioni per i piccoli imprenditori che operano nei comuni montani.

Approfondimenti:

La proposta di legge Incerti (Pd)

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