sarcofago sposi villa giuliaUn nuovo importante restauro per il Sarcofago degli Sposi, considerato tra i capolavori indiscussi dell’arte etrusca ed esposto oggi presso il Museo nazionale di Villa Giulia a Roma. Ad annunciarlo il direttore del Museo, Valentino Nizzo, che anticipa ad AgCult le fasi di un intervento che arriva a quasi 20 anni dall’ultimo, quando si rese necessario a causa della rottura della mano della sposa. Un restauro reso possibile anche dall’Art Bonus, il credito d’imposta per le erogazioni in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo introdotto nell’ultima legislatura.

“La data esatta di inizio del restauro dipende da una serie di condizioni – spiega Nizzo – ancora non la possiamo stabilire con esattezza perché è in corso di finanziamento il primo contribuito ottenuto con l’Art Bonus. Da gennaio sono partite due indagini esplorative, in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro – partner del progetto nella persona dell’ex direttrice arch. Gisella Capponi – che ha preso in mano i dossier dei precedenti restauri, e in collaborazione con la restauratrice del museo e il sottoscritto, stabilendo un progetto in tre tappe. Quindi grazie all’Art Bonus abbiamo finanziato il primo step, sulla base del quale si procederà ad un primo restauro parziale della porzione del Sarcofago per capire le problematiche che presenta”.

INTERVENTO PILOTA SU UNA PORZIONE DEL SARCOFAGO

La prima tappa prevede un intervento pilota su una porzione del Sarcofago, in modo di acquisire tutti gli elementi utili per definire la metodologia più adeguata, costi e tempi del lavoro. Nell’ambito di questo intervento pilota, si prevede di procedere ad una scansione delle superfici interne ed esterne di tutte le parti del Sarcofago, alla realizzazione di una controforma esterna per contenere la sezione del Sarcofago durante l’intervento, per procedere infine al restauro completo di parte del coperchio del Sarcofago.

I RESTAURI DALL’800 A OGGI

“Il primo intervento di restauro è del 1881, quando il sarcofago fu trovato in 400 frammenti nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri. Un altro restauro ci fu negli anni ’50, non particolarmente invasivo, e l’ultimo alla fine degli anni ‘90, dopo l’incidente che provocò la rottura della mano della sposa. Guardandolo adesso non si percepisce la situazione critica in cui si trova ma abbiamo il sospetto che possano essere state utilizzate nell’800 anche parti non pertinenti. Adesso partirà una serie di interventi come l’analisi dei residui di policromia, la rimozione di restauri invasivi e il miglioramento generale della situazione del sarcofago”.

Altro obiettivo, spiega, “è trovare tracce residuali della decomposizione di un corpo, perché è controverso se il Sarcofago sia stato usato per incenerazione o inumazione; nel caso di inumazione, il processo putrefattivo potrebbe aver lasciato tracce all’interno, anche se la situazione è stata compromessa nel passato da un uso di colle”.

I COSTI

“Il primo step costerà tra i 10mila e i 12mila euro, mentre quelli successivi varieranno – in base a quello che evidenzieremo – tra i 60mila e i 120mila euro complessivi, che otterremo sempre grazie all’Art Bonus”. Un ringraziamento in particolare, per questo, il direttore lo riserva alla famiglia Formilli Fendi, “che ha sempre dimostrato enorme generosità nei riguardi del patrimonio culturale italiano e vicinanza al museo, e ha voluto sostenere l’importante avvio del restauro”.

Un restauro, ha precisato il direttore del Museo Etrusco, che sarà aperto a tutti: “Il Sarcofago resterà sempre fruibile al pubblico, anzi, si potranno osservare il restauratore e i tecnici all’opera”.

STATO DELLA CONSERVAZIONE

Dall’analisi dello stato di conservazione emerge che il problema conservativo principale è di tipo strutturale, correlato al sistema di ricomposizione dei frammenti. Si riscontrano molteplici danni di tipo fisico, quali fessurazioni e fratture, sia pregresse che di nuova formazione, dovute alla distribuzione dei carichi fra le diverse parti dell’opera, alle vibrazioni prodotte dal passaggio veicolare all’esterno del Museo e dall’invecchiamento dell’adesivo con cui sono incollati i frammenti del sarcofago, ormai applicato più di un secolo fa. La superficie esterna del sarcofago appare offuscata dalla presenza di depositi incoerenti e vecchi protettivi, ormai alterati. Nonostante i precedenti interventi, sono ancora presenti residui di incrostazioni da scavo e macchie scure riconducibili a ossido di manganese. La superficie interna risulta oggi poco leggibile per la diffusa presenza dei materiali aggiunti in occasione degli interventi precedenti.

UN PO’ DI STORIA

Il Sarcofago degli Sposi è stato scoperto nel 1881 dalla famiglia Ruspoli nella necropoli della Banditaccia di Cerveteri: trovato in 400 frammenti, fu portato al museo di Villa Giulia e lì ricomposto. E’ databile intorno al 520 a.C.. Era destinato a contenere le ceneri dei due defunti, le cui figure sono realizzate in uno stile caratterizzato dai profili allungati, dall’accuratezza dei particolari delle vesti e delle pettinature, elementi propri delle influenze artistiche greco-orientali, che in questo periodo a Cerveteri erano predominanti.

Per capire la sua importanza, Nizzo ripercorre le vicende del Mediterraneo di quegli anni, quando la Turchia era attraversata da un’inarrestabile avanzata delle popolazioni persiane e le genti della Grecia che da qualche secolo si erano stabilite sulle coste dell’Asia minore furono cacciate all’improvviso da quelle città che avevano fondato. Tra questi, come racconta Erodoto, i più famosi erano i Focesi, che avevano già fondato città come Marsiglia ed erano esperti navigatori. Erodoto racconta in particolare della più antica battaglia navale, la Battaglia di Alalia, che avrebbe visto scontrarsi 60 navi dei Focesi contro 120 navi, 60 etrusche e 60 cartaginesi: a vincere furono i Focesi ma con perdite enormi, e molti di loro furono portati in Etruria. “In questo contesto – spiega il Direttore – quello che ci interessa è il quadro generale, ovvero lo spostamento di persone che vengono accolte e danno vita all’arte delle tombe affrescate di Tarquinia o del Sarcofago degli Sposi. Danno un’impronta ionica ma dalle parvenze orientali all’arte etrusca, andando a rafforzare quelle leggende sulle origini orientali degli etruschi”.

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