Pierluigi Sacco Artlab AudienceSe da audience trasformiamo le persone in membri di comunità di pratica (persone che lavorano insieme per sviluppare una progettualità comune su temi di interesse), stiamo creando le condizioni per una politica culturale efficace. Da ArtLab in corso a Milano Pierluigi Sacco, Special Advisor per il commissario europeo Tibor Navracsics, interviene a margine del panel dedicato alll’audience development e chiarisce: “Oggi occorre lavorare sulla partecipazione culturale. Uno slogan che va molto di moda ma che spesso è privo di significato. E non c’è partecipazione senza empowerment, dare alle persone le competenze che servono per poter partecipare in modo attivo, consapevole, responsabile e creativo”. Da alcuni anni politiche, programmi e progettualità enfatizzano l’importanza di adottare strategie di ampliamento della base sociale e di coinvolgimento attivo dei cittadini nella pratica e nella produzione culturale. A quali condizioni questa tendenza può realmente tradursi in opportunità per nuovi modelli di intrapresa culturale e in innovazione sociale capace di creare e redistribuire valore economico tra i diversi soggetti coinvolti nella sua produzione?

AUDIENCE DEVELOPMENT

L’audience development può quindi essere un asse strategico per lo sviluppo delle imprese e delle organizzazioni culturali? “Se parliamo di audience abbiamo già deciso che abbiamo a che fare con spettatori passivi – chiarisce Sacco -. Noi dobbiamo cercare di capire che le persone sentono un bisogno di partecipare attivamente. Tutti oggi producono contenuti. Nel momento stesso in cui partecipano, si interrogano di fatto implicitamente su determinati modi della comunicazione e sulla creazione di contenuti”.

Pertanto, “più noi riusciamo a permettere alle persone di sperimentare questa possibilità, più stiamo creando le condizioni affinché le persone capiscano quanto è importante espandere il proprio dominio di competenze per poter partecipare in modo efficace e soddisfacente. Se da audience trasformiamo sempre di più le persone in membri di comunità di pratica (persone che lavorano insieme per sviluppare una progettualità comune su temi di interesse) noi stiamo creando le condizioni per un’altro tipo di politica culturale. Confinando le persone in un ruolo passivo, stiamo perdendo delle possibilità”.

LA PARTECIPAZIONE CULTURALE

La chiave, per Sacco, è quella di preoccuparsi “molto di più di quanto le persone sono messe in condizione di partecipare attivamente. Il tipo di indicatore che non guardiamo mai è la percentuale della popolazione italiana che con regolarità accede alle opportunità culturali. Se non c’è un alto livello di partecipazione è molto difficile che il patrimonio riesca effettivamente ad essere riattualizzato”. L’Italia oggi infatti è uno dei Paesi che ha un tasso di partecipazione culturale inferiore alla media dell’Europa a 28. “Vuol dire che abbiamo un enorme problema che le politiche culturali a oggi non affrontano adeguatamente”.

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