L’Italia ha bisogno in Europa di un “avvocato-premier”, che difenda il Made in Italy e fermi il regolamento sulle etichette. Lo ha sottolineato Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro dell’Ambiente e dell’Agricoltura che dal 2013 ha dichiarato pubblicamente il suo voto per il Movimento 5 Stelle, apprezzandone le scelte green e ricordando l’appoggio di Grillo a molte campagne verdi.

“Nel 2013 e nel 2018 ho dichiarato il mio voto a M5s alla Camera e quello per la senatrice De Petris di Sel e poi Leu”, ricorda il presidente della Fondazione Univerde. “Erano le due realtà più green ma volevo anche indicare una preferenza. Quella per un’accordo M5S con un’area progressista. Il M5S ha contenuti ecologisti e movimentisti più affini ad una cultura progressista. Purtroppo Renzi ha bocciato la proposta di Di Maio che secondo me era tanto favorevole da non porre nemmeno la condizione di non confermare ministri uscenti. Ora l’accordo con la Lega ha certo punti di contatto come il #NOCETA – che è stata la campagna su cui mi sono impegnato durante la campagna elettorale – ma anche divergenze forti su Tav ed Energia e perfino richieste credo inaccettabili come quella di scacciare dagli asili nido i bimbi non italiani”.

Quindi Lei pensa che avrebbero dovuto evitare questo governo? “Credo – spiega Pecoraro Scanio – che ritornare al voto con questa legge assurda sarebbe stato considerato irresponsabile. Il Pd o almeno una sua parte ha provocato questo esito e ora siamo di fronte al primo governo in Europa con le famiglie politiche europee Socialdemocratica Democristiana e di Sinistra all’opposizione. Confido che prevalgano le posizioni populiste, ma ecologiste e movimentiste, di M5S su quelle antisolidali o veteroindustrialiste presenti tra molti esponenti leghisti”.

Bene per l’ex ministro l’eventuale nomina del generale Costa all’Ambiente. “Ho già apprezzato quella indicazione. Sergio potrà rilanciare un’efficace ruolo per un ministero emarginato e senza fondi. Ma sarà importante anche il lavoro di sviluppo economico ed Economia per lanciare una vera green economy. E poi il ministero dell’Agricoltura deve accorpare le competenze sull’agroalimentare e imporre il voto di bocciatura del Ceta prima della pausa estiva”.
Su questo, ha aggiunto, “i programmi di M5S e Lega sono netti. E anche Leu e Fdi hanno programmi #noCeta. Perfino molti parlamentari di Pd e Fi hanno firmato impegno a bocciare il Ceta. Ovviamente ho visto l’intervento del commissario europeo che ha già sollecitato un voto pro Ceta, ecco perché occorre non abbassare la guardia, ma possiamo ottenere una prima vittoria storica che bloccherebbe la deriva di altri trattati della Ue con Giappone, Sud America etc che riproducono un sistema di svendita di Agricoltura, Diritti sociali e ambientali. Così anche va bloccato il regolamento su etichettatura che esonera le multinazionali da questo obbligo”.

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