Innovazione tecnologica lavoro artLabGli impatti dell’innovazione digitale sul mercato del lavoro e, nello specifico, sulle professioni culturali. Questo il tema dell’incontro “Innovazione tecnologica, mercato del lavoro culturale e creativo e piattaforme cooperative” che si è tenuto a Milano in occasione di ArtLab 2018, la piattaforma indipendente dedicata all’innovazione delle politiche, dei programmi e delle pratiche culturali, mediante il dialogo strutturato tra gli stakeholder dell’ecosistema creativo e culturale e la contaminazione con altri settori. “Dobbiamo temere l’innovazione tecnologica o la possiamo governare?” è la domanda con cui ha aperto il dibattito Lucio Argano, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

DAL 2008 CRESCITA COSTANTE IN ITALIA DEI LAVORATORI DEL SETTORE

“Dobbiamo capire come la tecnologia dà forme diverse al lavoro e come cambia la geografia del lavoro di fronte ad un impatto tecnologico che non ha avuto eguali nella storia dell’uomo”, ha sottolineato Paolo Borghi, dell’Università di Milano-Bicocca. “Dal 2008 i lavoratori del settore dell’arte, dell’intrattenimento e della creazione sono aumentati in Italia più che in Europa, registrando un incremento costante; si tratta soprattutto di uomini (il 70%) e di lavoratori autonomi individuali. Nel 2015 i lavoratori dello spettacolo in Italia sono stati 137mila, il 60 per cento tra i 20 e i 44 anni e più della metà nel Centro Italia”. Per Borghi le sfide da affrontare sono “l’adeguamento delle competenze, l’incremento della concorrenza, la necessità di un adeguamento delle tutele (per esempio nella violazione del diritto d’autore), la necessità di nuove forme di empowerment di artisti e creativi per: adeguare le strategie di comunicazione e promozione e adeguamento delle opere per una fruizione sempre più multi canale da parte di un pubblico potenzialmente sempre più internazionale”.

L’ESPERIENZA DI COOPANAME

Elisabeth Bost ha illustrato quindi l’esperienza di Coopaname, avventura nata negli anni ‘80 quando il premier francese Raymond Barre lanciò la sfida: ‘Se non trovate lavoro, createlo’. “Molte persone – ricorda – hanno iniziato questa avventura ma ben presto si sono registrati molto fallimenti perché non tutti avevano la capacità di essere imprenditori o titolari d’impresa. Così nell’arco di 6 mesi-1 anno queste persone si sono trovate in difficoltà, perché saper vendere e gestire sono due mestieri a tutti gli effetti. Abbiamo così lanciato il progetto dell’Impresa condivisa per mutualizzare tutte le difficoltà, i rischi e i costi per aiutare gli imprenditori, condividendo dal punto di vista giuridico tutte le responsabilità. Nel 1995 nasce così la prima cooperativa di attività d’impiego, un’opportunità per sviluppare l’imprenditoria collettiva e l’impresa collettiva. Gli imprenditori inoltre – ha sottolineato – non sono mai lasciato soli ma sono costantemente accompagnati”.

Coopaname è una cooperativa di lavoratori nata dal movimento delle cooperative di attività e lavoro (CAE) e offre a tutti i lavoratori la possibilità di aderire liberamente alla cooperativa, di mettere a disposizione il proprio know-how e di sviluppare un’attività economica autonoma che consenta loro di guadagnare un reddito diretto e protezione sociale. Né dipendenti né indipendenti, i collaboratori inventano quotidianamente un quadro originale in cui il rapporto di lavoro si basa su un legame sociale e non su un legame di subordinazione (giuridica o economica) o commerciale.

L’ESPERIENZA DI DOC SERVIZI

Doc Servizi, ha ricordato il presidente Demetrio Chiappa, “è una rete di professionisti organizzati su piattaforma cooperativa, ci prendiamo cura degli altri e, insieme, dei nostri clienti. Doc offre alle professioni della cultura, dello spettacolo e della creatività un modello d’impresa cooperativa che ne accresce la competitività redistribuendo più equamente la ricchezza generata. Doc sviluppa reti e piattaforme cooperative che consentono di esaltare l’apporto umano, fondamento dell’arte e della cultura. Siamo 7 società con 8000 soci e 50 milioni di euro di fatturato nel 2017. Per noi il socio è un valore e non un costo, con cui facciamo un patto.

“Ci troviamo di fronte a un modello di cooperazione innovativo”, ha sottolineato Francesca Martinelli, ricercatrice di Doc Servizi mettendo a confronto le due esperienze cooperative: “Entrambe sono un’evoluzione rispetto alle cooperative di produzione e lavoro per diversi motivi: per esempio i dipendenti non sono tutti pagati nello stesso modo e le opportunità di lavoro sono trovate in maniera autonomo. I lavoratori portano infatti il proprio portafoglio clienti in cooperativa e possono decidere con chi e come lavorare, con il sostegno della cooperativa”.

“Credo che sia molto importante l’allargamento di orizzonti che queste piattaforme di cooperative rappresentano”, ha evidenziato Roberto Calari, presidente di Legacoop. “Stiamo infatti lavorando per avere una rappresentanza europea di queste piattaforme”.

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