Silvia Costa ArtlabL’Anno europeo del patrimonio culturale e la nuova agenda europea della cultura sono stati al centro dell’intervento dell’eurodeputata Silvia Costa ad ArtLab 2018. Un’occasione per fare anche un aggiornamento sui possibili scenari futuri dei programmi europei per la cultura nel ciclo di programmazione 2021-2027.

“Quando ho letto l’Agenda europea della cultura mi si è allargato il cuore, perché per la prima volta non mi sono trovata di fronte ad un’agenda generica e arida, ma di fronte a qualcosa di più serio”, ha spiegato ad AgCult a margine dell’incontro. “L’agenda ha infatti tre dimensioni: quella sociale, quella economica e quella internazionale, ponendosi tra gli obiettivi sia di rafforzare il potere della cultura per creare un’Unione più inclusiva, sia di avere una maggiore consapevolezza civica sull’importanza del patrimonio culturale”. In particolare, spiega, “nell’Agenda si prendono impegni molto precisi: per esempio per quanto riguarda la parte internazionale, si prevede la promozione delle imprese culturali e creative nell’area dei Balcani Occidentali, un’azione preparatoria per istituire le case europee della cultura nei paesi partner, il dialogo con Cina e Giappone e l’implementazione del Fondo per i beni culturali con i paesi Acp (Africa, Caraibi e Pacifico)”.

“Penso – ha aggiunto la Costa – che questo particolare momento sia strategico per impostare delle tematiche che abbiamo effetti sull’immediato presente e sul futuro. Oltre infatti all’agenda europea della cultura, che segnerà una strategia di medio lungo periodo per mettere in sicurezza le politiche culturali, abbiamo anche l’opportunità di vedere quelle che sono le dieci grandi tematiche lanciate dall’Anno europeo culturale e alla fine di maggio ci sarà il lancio di tutti i programmi pluriennali”.

L’eurodeputata dem ha quindi sottolineato il grosso problema politico da affrontare nei prossimi mesi: “Faremo di tutto per approvare i programmi entro questa legislatura, che scade fra un anno. Se non approviamo almeno in prima lettura questi programmi entro marzo, di fatto blindandoli, il prossimo Parlamento potrebbe ignorare i nostri lavori e ricominciare da capo”.

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