Roberto Rampi cultura Artlab“Non avrei difficoltà a votare a favore di qualsiasi provvedimento che vada in questa direzione. Ci possono essere aspetti su si è fortemente in contrasto, ma asset strategici del paese su cui si deve essere d’accordo. E la cultura dovrebbe essere uno di questo”. Roberto Rampi, neo senatore del Partito Democratico dopo 5 anni passati nella scorsa legislatura in Commissione Cultura alla Camera, è uno dei 24 parlamentari eletti nella XIII legislatura che ha firmato il manifesto di Culture Action Europe Italia (CAE) sui Tre obiettivi per la cultura: accessibilità, crescita e presidi culturali oltre all’aumento delle risorse destinate alla cultura a livello europeo fino all’1% del budget Ue.

Ad Artlab a Milano Cae Italia ha organizzato un incontro con i parlamentari eletti cui hanno partecipato Flavia Piccoli Nardelli e Roberto Rampi (Anna Ascani, Michela Montevecchi e Rossella Muroni hanno inviato un messaggio). Rampi ha parlato di opposizione costruttiva nei confronti del governo che sta per nascere targato Movimento 5 Stelle e Lega. Tuttavia, Rampi nota come “ancora una volta del Mibact si parla molto poco. Due volte solo non è successo così: con governo Prodi (e Veltroni ministro) e con gli ultimi due governi (con Dario Franceschini). I dati di questa legislatura hanno a che vedere con questo aspetto. Questo tema è tornato ad essere un tema centrale. Questo dovrebbe essere uno dei ministeri di cui tutti si occupano e che tutti vorrebbero”.

Il timore di Rampi è che “sembra che stiamo tornando a questa normalità pericolosa. Noi abbiamo bisogno di diventare un traino di un approccio diverso alle politiche culturali europee. C’è un approccio eccessivamente merceologico alla cultura. La cultura non è un bene nè un servizio, è una precondizione della democrazia”.

Rampi ricorda poi che “ci sono dei decreti attuativi in attesa. Quelli per le Imprese culturali e creative e quelli relativi alla legge sullo spettacolo dal vivo. Attraverso entrambe le leggi passano altri concetti: non c’è divisione tra cultura e capacità economica; il ruolo del pubblico e del privato, una definizione che dipende dalla finalità e non dalla ragione sociale”.

Infine, Rampi lancia la proposta di attivare un intergruppo parlamentare che abbia al centro i temi del Manifesto della Cae. “Possiamo uscire da qui dicendo di far diventare questo documento un testo parlamentare, magari creando un gruppo interparlamentare”.

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