Artlab Cae cultura parlamentariAccessibilità, crescita e presidi culturali in tutto il territorio nazionale. Il tutto a partire da un aumento delle risorse messe a disposizione della cultura nel nostro Paese. Le organizzazioni italiane aderenti a Culture Action Europe (CAE) tornano da ArtLab 2018 a Milano a chiedere alla politica un impegno sui ‘Tre obiettivi per la Cultura’, la campagna lanciata in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo e che chiedeva ai candidati al Parlamento di portare avanti, una volta eletti, queste istanze nelle nuove Camere. All’epoca avevano firmato l’appello (oltre a 200 organizzazioni) 74 candidati, di questi ne sono stati eletti 24. Venerdì 25 maggio CAE Italia ha chiamato nuovamente a raccolta in una sessione di ArtLab18 questi parlamentari per iniziare un percorso comune verso la realizzazione dei Tre obiettivi. All’incontro si sono presentati in due: Flavia Piccoli Nardelli e Roberto Rampi, entrambi del Partito democratico; hanno inviato un messaggio Anna Ascani, responsabile Cultura del Pd, Michela Montevecchi, senatrice del Movimento 5 Stelle e Rossella Muroni di Liberi e Uguali.

COME NASCE LA CAMPAGNA

I promotori del Manifesto sono tutti membri di Cae, network europeo di organizzazioni culturali che si occupa di promuovere a livello di politiche europee il ruolo della cultura. Una rete di 20 membri, sette dei quali molto attivi. Alla fine 2018 – ha ricordato Cristina Da Milano, vicepresidente di Culture Action Europe Italia – Cae ha lanciato una campagna (1% per la cultura) a livello europeo per aumentare il budget Ue a favore della cultura, in discussione in queste settimane a Bruxelles. “Prendendo spunto da questa campagna – ha spiegato – abbiamo deciso di lanciare un manifesto per le elezioni politiche del 4 marzo in Italia. Abbiamo stilato il documento ‘Tre obiettivi per la cultura’ che, partendo da una richiesta di aumento di risorse, è stato poi declinato in tre punti: accessibilità culturale, fisica, economica; Crescita: Presidi culturali. A partire dall’Europa ci siamo collegati quindi a quanto succedeva in Italia perché crediamo che i due livelli debbano rimanere il più possibili legati”.

LE TRE DOMANDE DI CAE

Le adesioni al Manifesto CAE sono significative. L’elenco delle organizzazioni include una rappresentanza “ampia e significative del settore culturale che crede, opera, si affatica e combatte affinché questo settore aumenti le proprie potenzialità”, ha spiegato Giovanna Barni, presidente di CoopCulture, membro di CAE Italia. Barni ha sottolineato nel corso del panel come nel Manifesto “siano emersi tre punti che sono tre motori in grado di muovere molte altre azioni e soprattutto possono diventare un metodo di valutazione degli interventi dedicati alla cultura affinché effettivamente possano rispondere ai bisogni della cittadinanza e degli sviluppi del settore. Queste sono le tre domande che ci si dovrebbe porre ogni volta che si fa un intervento in ambito culturale”. Non stiamo lasciando pezzi del nostro paese privi della possibilità di godere del nostro patrimonio? Nei tanti finanziamenti per le start up stiamo effettivamente creando le condizioni per una crescita di una reale imprenditorialità del settore? Le tecnologie con cui stiamo allestendo il patrimonio culturale sono al servizio delle persone o sono solo elementi ludici e di marketing? Si è chiesta la presidente di CoopCulture.

L’ECCEZIONE CULTURA

Per Barni, non si tratta solo di una questione di finanziamenti. “I finanziamenti sono importanti, ma non possono gravare solo su un ministero perché i benefici sono tanti per tutti i settori. E’ una questione di fare politiche condivise: soprattutto sui temi dell’educazione, della cultura e dello sviluppo. E sappiamo che anche a livello europeo si sta invertendo la rotta grazie all’Anno europeo della cultura”. Sono, infatti, le stesse parole chiave che animano l’agenda culturale europa, presentata pochi giorni fa e illustrata ad ArtLab dall’eurodeputata Silvia Costa. “Stiamo facendo qualcosa per l’Europa non solo per la cultura”, ha sottolineato Barni. “Anche un piccolo gruppo al governo può fare tanto perché non è solo: ci siamo noi. E, come detto dal senatore Rampi, l’eccezione cultura può dar luogo a un processo innovativo e allargato di riprogettazione delle politiche”.

I TRE OBIETTIVI DEL MANIFESTO

Gli aderenti al Culture Action Europe, come detto, hanno posto tre priorità ai candidati alle elezioni politiche del 4 marzo: accessibilità, crescita e presidi culturali. Per realizzare gli interventi indicati, è necessario – secondo i firmatari del manifesto – potenziare “gli enti e gli uffici pubblici, a livello centrale e periferico, e favorire forme di partenariato pubblico-privato così come previsto dal Codice dei contratti pubblici, con particolare attenzione alla tutela e alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale diffuso”.

Pertanto i candidati hanno sottoscritto il manifesto impegnandosi ad attuare politiche segnalate al fine di:

  • Favorire l’accessibilità alle risorse culturali materiali, immateriali e digitali.
  • Promuovere interventi e favorire le condizioni per la crescita di competenze, potenzialità professionali e opportunità imprenditoriali.
  • Garantire nei comuni fino ai 10.000 abitanti (l’85% dei comuni italiani in cui risiedono oltre 18 milioni di persone) almeno un “presidio culturale” aperto 5 giorni la settimana per un minimo di 25 ore settimanali e, con specifico riferimento alla strategia nazionale aree interne, la configurazione della rete dei “presidi culturali” in tutti i comuni coinvolti.

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