Un flash mob per chiedere l’immediata riapertura del Casale dei Cedrati di Villa Pamphili, una giornata di impegno e di festa perché Roma recuperi un luogo di cultura e di attività, un parco più vivibile e ben tenuto. Si è tenuto domenica all’interno di Villa Pamphili un incontro con i comitati di quartiere, le associazioni, gli sportivi e tutti gli amanti della villa per chiedere con forza la riapertura di uno dei luoghi più suggestivi della Capitale, aperto alla fine del 2015 attraverso un bando pubblico e chiuso dopo appena due mesi di attività. Una mobilitazione per ribadire il sostegno a un luogo di arte, natura, cultura e socialità chiuso da oltre due anni.

Poggiato sulle strutture dell’antico acquedotto Traiano-Paolo e affacciato sul Giardino dei Cedrati, il Casale ha riaperto i battenti nel 2015 grazie all’incontro tra due cooperative specializzate nella valorizzazione di siti culturali, CoopCulture e Linea d’Arte, e un gruppo di 7 donne imprenditrici che con significativi investimenti hanno deciso di restituire alla cittadinanza uno spazio pubblico di grande pregio. Vincitrice di un bando pubblico emesso nel 2013 dalla Sovrintendenza capitolina, la Società consortile Casale dei Cedrati, ha avviato profondi lavori di ristrutturazione dell’edificio chiuso da anni con un investimento complessivo di 300mila euro, per potervi ospitare un’ampia gamma di attività rivolte a tutte le fasce di età e realizzate attraverso un lavoro in rete con molte associazioni romane. Prima della chiusura nel 2016 in seguito a due ispezioni della Polizia municipale.

E così incuria, abbandono, vandalismo e furti hanno fatto ripiombare il Casale e una parte importante della villa in uno stato di degrado, anche se già da tempo ci sono le condizioni per riaprire.

“ANDARE OLTRE LA RABBIA, RESISTERE E RIAPRIRE IL CASALE”

“E’ una storia particolarmente sfortunata e paradigmatica di come vanno le cose nella città, ma dobbiamo andare oltre la rabbia, resistere e aprire”, ha spiegato Serena Capano, tra le organizzatrici dell’iniziativa. “A 2 anni e tre mesi dalla chiusura, a 1 anno dalla sentenza definitiva del Tar che ci ha restituito la concessione e a 8 mesi dal dissequestro, vogliamo riaprire il Casale dei Cedrati e il Giardino per restituirli al quartiere e alla città. E lo vogliamo fare insieme al Comune seguendo regole certe e condivise. Ma le istituzioni non rispondono alle nostre richieste da 8 mesi. Chiediamo da tempo un incontro senza ottenere risposta. Un silenzio incomprensibile che danneggia tutti, blocca la riapertura e priva i cittadini di spazi e servizi per la cultura. Una incuria che danneggia l’edificio seicentesco, di proprietà comunale, e persino l’acquedotto romano che segna il perimetro del Casale”.

LA STORIA DEL CASALE

Una storia, quella del Casale dei Cedrati, che inizia nel 2001 quando con i fondi del Giubileo 2000 il Casale viene restaurato dalla Sovrintendenza Capitolina ma mai aperto al pubblico e lasciato in abbandono fino al 2013, quando il Comune decide di mettere a reddito e valorizzare alcuni casali a Villa Pamphilj concedendoli in affitto per 6 anni attraverso una gara pubblica rivolta ad associazioni culturali no-profit e cooperative per attività culturali. Un gruppo di donne di Monteverde insieme alla Cooperativa CoopCulture vince il primo bando pubblico.

Nel 2014 il Casale dei Cedrati firma con la Sovrintendenza Capitolina il contratto di concessione a titolo oneroso (2000 euro al mese) per farne uno spazio per attività culturali destinate alla pubblica fruizione con servizi di punto ristoro e bookshop. Nel dicembre 2015, dopo più di un anno di incessanti riunioni, richieste di documentazione, incontri, ritardi, il Casale riesce ad ottenere tutte le autorizzazioni necessarie delle Sovrintendenze per avviare il recupero e a luglio avvia i lavori necessari alla riapertura dopo anni di abbandono. Viene anche adottato l’adiacente Giardino dei Cedrati investendo nel suo recupero 30.000 euro. Il 3 dicembre l’ultimo sopralluogo della Soprintendenza Capitolina dà l’approvazione per l’apertura, il 5 dicembre.

Nel febbraio 2016 – dopo 2 mesi di attività, percorsi didattici, laboratori, eventi e mostre, residenze artistiche, l’apertura di uno spazio per la lettura insieme ad una libreria e di un punto ristoro – due ispezioni della polizia municipale alle 8 del mattino fanno scattare i sigilli all’intera struttura e al Giardino dei Cedrati. L’accusa è abuso edilizio. La Sovrintendenza prende atto e revoca la concessione.

Nel mese di maggio 2017 il Tar del Lazio restituisce la concessione: i presunti abusi risultano inesistenti o quanto meno irrilevanti, l’uso dell’edificio era appropriato, l’amministrazione è stata “incoerente ed illogica”. Il Comune di Roma rinuncia a presentare ricorso. Nell’ottobre del 2017, infine, il tribunale autorizza il dissequestro. La Sovrintendenza non risponde alla richieste di condivisione della procedura per la riapertura del Casale e ad oggi il Casale resta chiuso.

COOPCULTURE: NON ABBIAMO AVUTO NESSUN TIPO DI RISPOSTA

“A questo punto siamo con le carte in regola, la vicenda giudiziaria si è conclusa con una sentenza definitiva del Tar che ha costretto il Comune a recedere la decisione della revoca della concessione. La sentenza, ripeto, è definitiva”, ha spiegato ad Agcult Giovanna Barni, presidente di CoopCulture. “Allo stesso tempo si era aperto un procedimento penale che ha ormai dissequestrato il Casale; il ripristino dei presunti abusi edilizi, che sono stati giudicati assolutamente irrilevanti per la revoca, non può che avvenire non appena la Soprintendenza – sollecitata con varie lettere e anche con una diffida – ci indica come procedere al ripristino, dal momento che il bene è tutelato e noi non possiamo procedere in autonomia. Non abbiamo avuto nessun tipo di risposta, non è stata aperta questa Conferenza dei servizi, che deve includere tutte le autorità. E come se non si riesca a concordare un’azione comune per arrivare all’obiettivo che più volte questa amministrazione e l’Assessorato hanno dichiarato, ovvero di aprire. Ma non si riesce ad attivare una pratica amministrativa che consenta l’apertura del Casale”.

“SITUAZIONE OLTRE QUALSIASI TIPO DI GIUSTIFICAZIONE”

“Questa forma di attenzione da parte della cittadinanza la chiediamo perché è stata vinta e aggiudicata una gara, sono stati fatti investimenti e richieste tutte le autorizzazioni necessarie: la situazione è oltre qualsiasi tipo di giustificazione, è stato pagato l’affitto compreso nella concessione, sono state svolte le attività culturali previste, come la promozione di giovani artisti o i corsi di formazione di giardinaggio e fotografia. Un palinsesto di attività culturali che ci si aspetta in una villa come questa e in una città Capitale come Roma. Ora ci sono solo erbacce e piante morte, e anche il giardino che ci eravamo presi l’onere di tenere pulito è abbandonato”.

Un’operazione come questa, ha concluso la Barni, “è un’operazione che vede insieme un soggetto come Coopculture, le associazioni di quartiere e la cittadinanza, a testimonianza che si può fare impresa in questo settore. C’è bisogno, così come CoopCulture sta facendo, di un soggetto con maggiore esperienza e capacità, che può fare da tutor per tantissimi giovani o, come in questo caso, donne, che avevano scelto di fare questo per provare una nuova esperienza di lavoro e di vita”.

Le immagini della giornata:

Rispondi